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Giornata di studio
La formazione dello psicologo e le lauree triennali e specialistiche
Palermo - Palazzo Steri, 23 Maggio 2000
Cari colleghi, illustri ospiti,
porto il saluto del Consiglio dell'Ordine degli Psicologi siciliani.
Non potevamo certamente mancare a questo momento di riflessione sulla riforma universitaria, sul percorso formativo dello psicologo, sulle prospettive future di questa professione.
In Sicilia gli iscritti all'Ordine sono quasi 1900, e crescono al ritmo costante del 10% l'anno; e di questi, i pubblici dipendenti sono circa 600 (550 presso il Servizio Sanitario Nazionale, 50 in altre Amministrazioni).
I restanti 1300 potrebbero essere definiti "liberi professionisti", ma sappiamo bene che molti fra questi appartengono ad un'area confusa, spesso sottopagata o disoccupata, alla ricerca continua di una dignitosa identità.
In altre parole, manca, o quanto meno non è percepibile, un modello professionale chiaro, con un forte consenso sociale, con ruoli e funzioni facilmente definibili.
In passato - come ben sapete - si è tentato di consolidare, quale modello professionale, quello psicoterapeutico.
La stessa legge istituiva dell'Ordine, la L. 56/89, al suo interno ed in maniera organica, delinea una professione più specificatamente sanitaria, orientando i giovani iscritti verso una formazione clinica, piuttosto che verso ambiti professionali da un lato tradizionali (vedi, ad esempio, il mondo della scuola), dall'altro del tutto innovativi, almeno per la nostra Regione (vedi ad esempio, la psicologia dello sport, la psicologia del lavoro, ecc.).
Di fatto oggi non siamo presenti nella scuola come dovremmo, e siamo assenti in molti altri ambiti professionali.
Basti considerare che in Lombardia vi sono almeno 500 psicologi impegnati professionalmente nell'ambito della psicologia del lavoro.
Se è vero che ogni professionalità deve fondarsi principalmente sulle competenze, sul "saper fare", è pur vero che fino ad oggi è prevalsa la cosiddetta "formazione sul campo".
Ed allora, così come avviene abitualmente nei contesti formativi esperenziali, colui che è forte, nel tempo lo diviene ancora di più, e chi è debole, si indebolisce sempre più.
Mi sembra opportuno segnalare che la nostra professione in Sicilia sta vivendo una fase non certo felice.
Non possiamo ignorare che vi sono laureati in altre discipline alla ricerca di un posto al sole, che in parte è sotto il nostro ombrellone:
- I medici (il numero dei medici italiani è, in proporzione, 5 volte maggiore dei medici svizzeri),
- Gli assistenti sociali (organizzati in Ordine professionale, sono in numero impressionante),
- I laureati in pedagogia, impropriamente definiti pedagogisti, anche loro alla ricerca di un proprio ordine professionale.
I segnali purtroppo non sono ben auguranti per la nostra professione.
La prossima settimana verrà presentato ufficialmente il primo Piano Sanitario Regionale, che di fatto sarà la prima legge-quadro siciliana per la gestione del Servizio Sanitario Nazionale.
La nostra professione è stata mortificata, quasi cancellata, in un settore pregnante, quanto mai ricco di tradizione psicologica e di successi professionali, che è il dipartimento per le tossicodipendenze ed i SERT.
Senza affatto tener contro del decreto "Bindi" sulla riforma sanitaria ter, il nostro Assessore Regionale alla Sanità, recependo in maniera del tutto illegittima le richieste di alcune lobby mediche, ha decretato nel Piano che soltanto i dirigenti medici potranno avere la responsabilità dei Sert e dei Dipartimenti per le Tossicodipendenze.
Si comprende bene che, con tale affermazione, viene depredata la credibilità professionale che gradualmente la nostra categoria aveva conquistato.
Così come, in un contesto più ampio, assistiamo continuamente a proposte ed interventi del "saper fare psicologico" da parte di altri professionisti non psicologi.
E' opportuno che in futuro il percorso formativo dello psicologo sia orientato verso un reale mondo del lavoro, con l'acquisizione di quelle competenze che - in tempi brevi e con grande incisività - ne possano facilitare l'avvio dell'attività professionale.
La riforma universitaria, che in ogni caso deve mantenere il percorso formativo quinquennale per lo psicologo, non dovrà essere intesa come una facilitazione d'accesso alla vita professionale, ma come un adeguamento del percorso formativo ai bisogni reali della nostra società.
Grazie e buon lavoro.
IL PRESIDENTE
dott. Fulvio Giardina
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