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Career Adaptability e re-impiegabilità dopo lunghi periodi di inattività (Career Adaptability and re-employability after long periods of inactivity)

di Francesco Pace, Elena Foddai, Alba Civilleri e Valentina Lo Cascio

Da diversi anni il mondo scientifico e professionale si interroga sulle strategie utili a favorire il reimpiego ed a migliorare le cosiddette politiche attive di reinserimento nel mondo del lavoro. Il contributo della psicologia del lavoro, da questo punto di vista, è ovviamente incentrato nelle cosiddette variabili psico-sociali. Nell’ampia tradizione della cosiddetta psicologia delle carriere, che in Italia ai suoi riferimenti nell’ambito dell’orientamento degli adulti, il contributo di Savickas risulta centrale sia per la sua valenza scientifica che per quella pratico-applicativa. La proposta operativa di Savickas è stata quella di identificare alcune variabili psicologiche, legate anche ai contesti sociali nei quali l’individuo è inserito, per consentire una valutazione complessiva del livello di difficoltà degli individui di fronte alle scelte di carriera, con una particolare attenzione ai periodi di crisi individuale. Stiamo parlando del costrutto della cosiddetta Career Adaptability (Savickas & Porfeli, 2012) che fa riferimento a quattro differenti dimensioni: concern (livello di attivazione rispetto al problema della scelta), control (valutazione relativa alla propria capacità di gestire il problema della scelta), curiosity (livello di elasticità intellettuale e pratica rispetto alle possibili opzioni alternative) e confidence (percezione delle proprie capacità professionali). Grazie ad una convenzione tra il Dipartimento di Scienze Psicologiche, Pedagogiche e della Formazione dell’Università degli studi di Palermo ed la società di consulenza che si è occupata di gestire il reinserimento degli operai ex Fiat all’interno di una nuova azienda, è stato possibile approfondire alcuni degli aspetti cruciali che, secondo il modello di Savickas, sarebbero in grado di predire le possibilità di reinserimento individuale da parte degli individui. A tale scopo si è provveduto a somministrare un questionario chiamato Career Adapt-Abilities Scale (CAAS – forma italiana, Soresi, Note & Ferrari, 2012) a margine dei colloqui gestiti dalla società di consulenza. È importante sottolineare come quest’ultima non sarebbe stata in possesso dei risultati provenienti dai questionari; la stessa società avrebbe invece avvertito i ricercatori in merito all’esito delle valutazioni effettuate, comunicando I nominativi di coloro i quali sarebbero stati immediatamente inseriti all’interno della organizzazione lavorativa committente. I risultati raggiunti hanno dimostrato che le variabili psico-sociali considerate sono state in grado di predire, molto più che altre variabili considerate spesso “oggettive” quali il possesso di titoli di studio, di qualifiche professionali o di esperienze pratiche specifiche. Ciò ci consente di sottolineare l’importante ruolo della psicologia nei contesti delle transizioni lavorative, e della crucialità del nostro ambito scientifico nelle fasi di transizione di carriera particolarmente problematiche come quelle che seguono i licenziamenti.

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