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Cosa accadrà adesso? La con-vivenza

 

di Simona Tarantino

 

Scrivere di questo momento di ripresa non è semplice, non solo per la pienezza degli interrogativi che fluiscono ininterrotti nella mente, ma anche per il rischio di apparire banali e scontati, fotografando una immagine già illustrata e narrata. Provo a mettere insieme le mie impressioni, frutto di una riflessione interiore attraversata da una altalena di emozioni, le parole dei pazienti, di cui mi sento scrigno di doni preziosi e ciò che, da antenna ricevente, ho cercato di ascoltare e comprendere dai mezzi di informazione e dalle persone, familiari, amici e colleghi, con cui mi sono confrontata in questi mesi.

La quarantena ha modificato le nostre abitudini e i nostri comportamenti, abbiamo aumentato gli acquisti ai supermercati come se ci stessimo preparando a una carestia, non solo a una pandemia; la farina in particolare ha avuto un incremento di vendita del 185%! Le food blogger sono diventate delle vere influencer e, seconda solo alla fashion blogger Chiara Ferragni, Benedetta Rossi ha collezionato milioni di follower: la “casalinga” della porta accanto che ci ha insegnato a fare i dolci, la pizza e panificare con un tempo pieno e lento che finalmente abbiamo riconquistato.

In tanti hanno sospeso o perso il lavoro, sviluppando un senso di impotenza, fallimento e paura per il futuro, altri hanno portato il lavoro a casa con lo smartworking riproducendo un modello di lavoro, già obsoleto e inadeguato, accomodato alle nuove condizioni “a distanza”. Verosimilmente si è lavorato il doppio, costando la metà alle aziende.

Nel frattempo la famiglia, e la casa con la sua anima, vissuta e abitata, il “luogo sicuro”, è diventata il fulcro della nostra esistenza, costruendo modelli di vita sostenibili, fonte di risorsa e non di problemi; la famiglia dunque, riconquistando la sua centralità, in modo creativo, si è trasformata in scuola, sede di lavoro, ristorante, palestra, centro estetico, ridefinendo gli spazi e ricollocando i suoi membri, non solo a livello fisico, ma anche emotivo; sono aumentate le interazioni, i confronti, a volte gli scontri costruttivi, altre volte innescando o sancendo crisi di coppia sommerse, sconvolgendo un apparente equilibrio precedente, dopo anni di silenzi. Purtroppo, talvolta, si è verificata anche la recrudescenza di episodi di violenza; è stato istituito il 1522, numero nazionale dei centri antiviolenza, per aiutare le donne che si sono ritrovate con il loro persecutore e aguzzino sempre a fianco, senza la possibilità di fuggire. Le donne inoltre, dopo anni di lotta per affermare la loro indipendenza, emanciparsi, costruirsi uno spazio fuori dalle mura domestiche, hanno dovuto, in modo resiliente, riorganizzare una immagine di donna casalinga, mamma, insegnante e lavoratrice identificata nello stesso spazio di vita, mantenendo faticosamente una visione differenziata dei ruoli ma non una loro percezione fisica. Alcune sono riuscite a far convivere e gestire la pluralità di funzioni, altre sono andate in confusione, non riuscendo a separare spazi e tempi, sviluppando un senso di inadeguatezza rispetto alle richieste sopraggiunte dai diversi “territori” e ambiti di vita, a volte l’umore ha assunto un tono depressivo, le lacrime hanno rigato le loro guance, hanno avuto bisogno di confrontarsi, di chiedere aiuto.

La scuola, tra le prime istituzioni ad essere chiusa, ha adottato la didattica a distanza coinvolgendo insegnati e alunni attraverso una nuova modalità interattiva digitale di istruzione.

Papa Francesco ogni mattina con la messa delle 7:00 alla chiesa di Santa Marta ha donato parole di saggezza alle persone disorientate e bisognose di conforto.

Il sistema sanitario ha dovuto riconoscere le falle generate dalla gestione degli ultimi decenni ed è stato obbligato a riorganizzare celermente spazi e modalità di intervento, nonostante la rigidità e la scarsa flessibilità del sistema. Abbiamo trovato nuovi eroi, i medici, gli infermieri e il personale sanitario in prima linea, che hanno affrontato per primi il virus con impegno, coraggio ma anche con timore e ansia, rischiando una condizione di burnout per la paura di contagiare i propri cari e per la vicinanza a una sofferenza indicibile e solitaria, stando a contatto con le persone contagiate o con i colleghi in sofferenza.

Si è attivato un sistema di volontariato e di solidarietà, uno tra tanti, l’aiuto dei palermitani ai bergamaschi positivi al Covid 19 accolti e coccolati dai siciliani, ricambiato dal sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, grazie alla solidarietà e la gratitudine dei cittadini di Bergamo, della protezione civile che hanno fornito PC, tablet e smartphone per i ragazzi di un quartiere disagiato di Palermo, lo Zen, che non disponevano dei mezzi per seguire le lezioni a distanza, l’Italia unita per il bene comune.

Il pericolo pandemico ci ha fatto credere di essere in guerra a combattere contro un nemico invisibile, rischiando così di amplificare quello che Zimbardo ha chiamato “effetto Lucifero” dove il contesto rischia di trasformare ognuno di noi, alla ricerca di un colpevole, in un soggetto potenzialmente aggressivo che identifica l’altro come un nemico, amplificando in tal modo le ansie e le paure. Ma questa non è una guerra e sicuramente non è questo l’atteggiamento migliore per affrontarlo. Certamente non ha aiutato la confusione generata dalla diffusione di informazioni spesso contraddittorie, in un momento di grande fragilità, precarietà e caos, in cui sarebbe stato indispensabile marcare una direzione chiara.

Oggi siamo in apnea, in uno stato di sospensione. Il virus lascerà un segno su ciascuno di noi con un percezione di maggiore vulnerabilità che potrebbe generare stati d’ansia e preoccupazioni ossessive di contaminazione con un effetto negativo sul nostro benessere e sulla nostra qualità di vita; attualmente stiamo affrontando l’emergenza, adattandoci emotivamente e cognitivamente in modo resiliente ma, appena la fase critica si ridimensionerà, ci permetteremo di accedere alle nostre sensazioni che solo alcuni sono riusciti a riconoscere. L’isolamento potrebbe preparare il terreno allo sviluppo di una traumatizzazione psicologica. Non ci sono esperti in questo campo, le reazioni non sono prevedibili poiché il verificarsi della pandemia è un fenomeno nuovo, al di là delle conoscenze che possediamo del trauma e della sua gestione; la pandemia dunque rischia di diventare pandemia sociale, economica ma anche psicologica.

La con-vivenza, il vivere insieme al virus, implica riconoscimento e accettazione della situazione in modo responsabile, piuttosto che la sua negazione, che rischia di farci sentire immuni e invulnerabili, oppure esacerbazione della preoccupazione, con una tendenza alla chiusura, evitando il problema; ma non si può pensare di ripristinare l’omeostasi precedente, come se nulla fosse accaduto. La fase 2, dopo 57 giorni di lock down, sembra una ripartenza, e ognuno di noi può provare a rintracciare nella memoria i propri momenti di ripresa, dopo un lutto, un fallimento, una lite con un’amica, una storia d’amore che si chiude senza un reale motivo e ti costringe ad andare avanti oppure, dopo la scoperta di una patologia autoimmune che non permette di controllare le reazioni del corpo, un corpo che prende direzioni non volute, duole di un dolore invisibile e ti blocca ma si fa ascoltare e ti fa sentire, amplificando emozioni e sensazioni.

Si riparte consapevoli di quello che è stato, coscienti che questi accadimenti ci hanno cambiato, che non sarà come prima ma, assimilando l’evento tra le nostre esperienze, troveremo un senso nuovo e magari una visione più ricca di noi stessi, dell’altro e della vita.

Gianni Rodari nella favola “La strada che non andava in nessun posto” racconta di Martino, soprannominato “Testadura”, un ragazzo curioso, coraggioso e cocciuto che, tra tre strade possibili, una a destra che porta al mare, una a sinistra che conduce in città, sceglie di percorrere la terza, inesplorata, la strada che non andava in nessun posto, che nessuno osava percorrere, trovando un castello con un tesoro mai scoperto. Come Martino, anche noi oggi dobbiamo trovare il coraggio e la determinazione per intraprendere qualcosa che mai nessuno ha fatto prima di noi, “perché certi tesori esistono soltanto per chi batte per primo una strada nuova”. Partiamo da noi, in continuità con una comunità di cui facciamo parte all’insegna della responsabilità, del rispetto, della reciprocità, della speranza e della fiducia.

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