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La funzione religiosa in tempi di cambiamento: ostilita’ tra religioni e integrazione dell’altro

di Mario Gullì

1) Razionalismo e conflitti religiosi

La nostra era è caratterizzata da guerre civili, rivolte di massa ed una crescente sensazione che la vita non ha significato. L’equilibrio del Sé è perso inseguendo un eccesso di razionalità o dei fondamentalismi. In entrambi i casi non siamo in grado di ascoltare ciò che Jung chiama “Vox Dei”, perdendo il punto di vista etico del Sé e la sua relazione con l’Anima Mundi. È chiaro che stiamo affrontando dei cambiamenti globali ed il nostro futuro dipende da come li gestiremo.
Sappiamo che ogni cosa nel mondo è interconnessa ma durante periodi turbolenti, di crisi e cambiamento, uomini e Anima del mondo sono tra loro disconnessi portando ad unilateralismo e divisione tra mondo interno ed esterno col risultato che, il tumulto esteriore, blocca il processo di crescita interiore, quando un aspetto diventa unilaterale ci avviciniamo ad una enantiodromia; è quindi necessario simbolizzare, attivare la funzione trascendente, poiché negare una parte di noi può essere catastrofico.
Come scrive Jung “La nostra coscienza può solo immaginare di avere perso i suoi Dei; in realtà sono ancora presenti ed hanno semplicemente bisogno di una determinata condizione generale per ricomparire con tutta la loro forza. Quando ciò avviene sono necessari un nuovo orientamento ed adattamento. Se questo problema non è compreso chiaramente e non viene data una risposta adeguata, l’archetipo che rappresenta questa situazione emerge portandosi dietro le caratteristiche che lo hanno caratterizzato in ogni tempo. (M Serrano, Jung & Hesse: A Record of Two Friendships New York: Schocken Books, 1968 p. 84).
Sembra che il divino, respinto sin dall’Illuminismo, riemerga senza controllo ed in modo rigido, legato al Logos, alla Legge immodificabile, alla Sharia senza perdono e senza Eros, al Dio patriarcale Vetero Testamentario.
È possibile, credo, affermare che viviamo in un’epoca di secolarizzazione, di rimozione dell’elemento divino e, quando questi riemerge, purtroppo lo fa spesso in modo distruttivo e sclerotizzato, gli avvenimenti di questi ultimi anni lo dimostrano. Lo “zeitgeist” attuale, figlio delle Torri Gemelle e padre dell’IS e molto simile a quello della rivoluzione francese legata all’Illuminismo e a quello dopo la Repubblica di Weimar, e quindi a quello del Nazismo.
Jung dice profeticamente” il Nazional Socialismo potrebbe non essere l’ultima parola. Gli avvenimenti potrebbero essere celati dietro le quinte in modo da non potere essere immaginati in questo momento, ma possiamo aspettarci che essi appaiono nei prossimi anni o decadi. Il risveglio di Wotan è un ricadere nel passato; la corrente è dannatamente aumentata ed è fuoriuscita irrompendo nei vecchi canali. Ma la diga non durerà per sempre; è come un arretrare per meglio saltare, e l’acqua supererà l’ostacolo” (Jung C. G. Wotan; Essay on contemporary events London: Kegan Paul, 1947, Chapter 1). Il Dio risvegliato potrebbe, però, anche essere Shiva il distruttore o Yahweh, il Dio tribale della vendetta “è sempre terribile cadere nelle mani di un Dio vivente. Yahweh non fa eccezione a questo ruolo [i popoli che] si ritrovava[no] fuori dall’esperienza di Yahweh ne soffrivano certamente come una cosa molto sgradevole”. L’immagine di Yahweh si è modificata nei secoli sotto la spinta del pensiero occidentale ma sembra, ora, riemergere nella sua antica veste di furia tribale e geloso Dio levantino della Guerra o, afferma Jung, può assumere la forma del fenomeno storico del confronto con un Dio straniero. Prosegue Jung “il comportamento di una razza trae i suoi caratteri specifici dalle sue immagini sottostanti” ogni fattore psichico autonomo produce effetti nella vita collettiva di una popolazione e così rivela la sua propria natura. È solo sporadicamente che gli individui cadono sotto l’irresistibile influenza dei loro fattori inconsci, o di un archetipo, che è come un vecchio corso d’acqua lungo il quale l’acqua della vita ha scorso per secoli, scavando un profondo canale per sé […] presto o tardi l’acqua tornerà al suo antico corso, la vita dell’intera nazione diventa un enorme fiume gorgogliante che è completamente sotto il controllo umano. [infatti] se loro sono agenti responsabili, siamo vicini alla realtà se diciamo che sono anche vittime”.
Se intere nazioni e culture reprimono i complessi che non identificano ed integrano, questi continuano ad influenzare non solo l’individuo ma anche il collettivo, e si manifestano in un’altra forma dannosa: vengono relegati nell’Ombra dell’inconscio collettivo di quella popolazione, ma nonostante ciò continuano a vivere.
È fondamentale mantenere, recuperare o creare ex-novo una relazione funzionale tra conscio e inconscio e tra Sé individuale e Anima Mundi, un asse Io-Sé funzionale, particolarmente importante in un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando, dove il dominio di aspetti razionalistici ed edonistici ci allontana dal nostro centro interiore.
“la nostra mania per le spiegazioni razionalistiche ha ovviamente le sue radici nella nostra paura del metafisico, che sono sempre stati due fratelli ostili tra loro” (Jung ibidem).

2) La lezione di Nathan il Saggio

“Chi è l’altro? E cosa ci divide da ogni individuo o popolo percepito come diverso da noi?
Oggi come ieri, oggi forse più di ieri, i conflitti che straziano i popoli della terra, mostrano la loro assurdità riascoltando le parole dell’ebreo Nathan, che tutti, tutti, cattolici e musulmani, ebrei e cristiani, dovrebbero ricordare in una profonda riflessione sulla tolleranza e sull’assurdità di ogni pretesa universalità di una religione” (Lamberto Puggelli 2010, in Ex Oriente Lux studi su Nathan il Saggio di G.E. Lessing).
Lasciamo quindi la parola a Nathan il Saggio:
“Nel Regno hai una grande reputazione” disse il Sultano. “devi avere studiato le grandi religioni. Dimmi, qual è la migliore, Ebraismo, Islam o Cristiana?”
“Sultano, io sono Ebreo,” rispose Nathan.
“ed io Musulmano” lo interruppe Saladino, “e in mezzo a noi stanno i Cristiani. Ma le tre fedi si contraddicono a vicenda. Non possono essere tutte vere. Dimmi il risultato delle tue sagge riflessioni. Quale religione è la migliore?”
Nathan riconobbe il trabocchetto. Ogni risposta tranne Islam avrebbe offeso il Musulmano Saladino, mentre ogni risposta eccetto Ebraismo avrebbe messo in dubbio la sua integrità. Quindi, invece che dare una risposta diretta, Nathan rispose narrando una parabola a Saladino:
Anticamente viveva in Oriente un uomo che possedeva un anello di inestimabile valore. La sua gemma era un’opale che emetteva cento colori, ma il suo vero valore consisteva nella sua capacità di rendere chi lo indossava amato da Dio e dagli uomini. L’anello si tramandò dal padre al figlio prediletto per molte generazioni, finché il suo proprietario era un padre con tre figli, ugualmente amati. Incapace di decidere quale dei tre figli fosse il più meritevole, il padre commissionò ad un maestro orafo di fare due copie esatte dell’anello, quindi ogni figlio avrebbe avuto un anello, ed ognuno sarebbe stato convinto di essere l’unico possessore del vero e originale anello.
Ma invece che armonia, il piano del padre provocò solo discordia tra i figli. Rapidamente dopo la morte del padre, ogni figlio reclamò il diritto di essere l’unico proprietario del regno, basando ognuno il proprio diritto sull’anello ricevuto dal padre. La discordia crebbe e divenne sempre più forte e raggiunse l’odio quando un attento esame degli anelli non riuscì a trovare differenze.
“ma aspetta” lo interruppe Saladino “sicuramente non intendi dirmi che non vi sono differenze tra Islam, Ebraismo e Cristianesimo!”
“hai ragione Sultano” rispose Nathan. “I loro insegnamenti e pratiche differiscono in un modo visibile a tutti. Comunque, in ogni caso, insegnamenti e pratiche sono basati su credenze e fede, credenze e fede le cui radici sono uguali. Chi di noi può dimostrare che le nostre credenze e la nostra fede è più corretta di quella degli altri?”
“ho capito” disse Saladino. “ora continua la tua storia”.
“La storia si è quasi conclusa” rispose Nathan.
La disputa tra i fratelli crebbe finché il loro caso finì davanti ad un giudice. Dopo avere ascoltato la storia dell’anello originale e dei suoi miracolosi poteri, il giudice pronunciò le sue conclusioni: “l’anello originale” disse “aveva il potere di rendere il suo proprietario amato da Dio e dagli uomini, ma tutti i vostri anelli hanno provocato odio e conflitti. Nessuno di voi è amato dagli altri, ognuno ama sé stesso. Quindi devo concludere che nessuno di voi possiede l’anello originale. Vostro padre deve averlo perso, quindi cercò di nascondere questa perdita facendo fare tre anelli contraffatti, che sono gli anelli causa del conflitto.”
Continuò il giudice: “o è possibile che vostro padre, preoccupato del potere di un unico anello, fece dei duplicati, che vi diede. Lasciando ad ognuno di voi di dimostrare la sua fiducia nel potere dell’anello conducendo la sua vita in modo da meritare pienamente, come anticamente promesso, l’amore di Dio e degli uomini.

3) Funzione religiosa e religioni

La funzione religiosa, a differenza delle religioni strutturate, che divengono inflessibili sfociando in estremismi, può favorire la nostra crescita spirituale e, in termini junghiani, il processo di individuazione; può permettere di superare le dicotomie con gli Altri e le loro convinzioni e fedi. La religione è parte dell’uomo, è la sua perversione, la pseudo religione, mettersi al posto di Dio, sentirsi diversi dagli altri popoli e fedi, che causa guerre e catastrofi; il divino, rimosso, emerge senza controllo. È un dato di fatto che alcune critiche illuministiche e materialistiche dei fenomeni religiosi sono esatte come il considerare molte idee imposte e morte, il problema è la mancanza di evoluzione di queste idee. Il processo di cambiamento è presente nei nostri Libri Sacri, ma spesso non è colto, per esempio quando Mosè chiede a Yahweh chi deve dire lui fosse, la risposta in ebraico è “Eheyeh Asher Eheyeh” che è un futuro “io sarò colui che sarò”, San Girolamo tradusse “Ego sum qui sum” un presente “sono colui che sono”. La differenza è abissale, la prima traduzione è simile “troppo simile” al nietzschiano “diventa ciò che sei”, spesso collegato all’analisi junghiana e al processo di individuazione, di cui, come sappiamo, uno dei punti principali è il fenomeno religioso.
Ognuno dovrebbe cercare una religione a cui allinearsi o crearsene una propria, e ciò deve essere la meta di un cammino, non un’adesione acritica a dogmi validi per altri, o in altri periodi storici, ma non per noi. Il rischio è giungere all’adorazione dell’immagine e del simbolo, o come nell’IS alla sua demonizzazione, non al suo concepimento interiore, ciò provoca un irrigidimento e il rituale religioso diventa un sistema di difesa di una coscienza fissata e sclerotizzata che esclude il mondo del numinoso con la sua forza dirompente, con la sua capacità di costellarsi continuamente in modo sempre diverso e creativo, è a questo aspetto che si dovrebbe rivolgere la critica illuministica e materialistica, a questo aspetto “reazionario” si può rivolgere la definizione di “oppio dei popoli” non alla religione.
Arriva un momento quando la morale e la visione del mondo di una religione non è più attuale, diventa quindi necessario ascoltare la Vox Dei, creare un nuovo legame col divino adatto ai nuovi tempi. Ciò avviene anche nell’Antico Testamento con l’alleanza tra Noè e Yahweh dopo il diluvio universale, con Abramo, con Mosè e le tavole della Legge, o con Gesù nell’Ultima Cena. Nell’Islam questo manca e la reazione alla necessità di modificarsi della Imago Dei degenerata è, in alcune derive, il proteggerla con violenza ipostatizzandola e facendola assurgere a pensiero unico non criticabile, bloccando la crescita personale; la seconda possibilità e permettere il cambiamento dell’Imago Dei, diviene quindi possibile una trasformazione, una “Apokatastasis”.
Il bisogno delle immagini religiose di modificarsi è tipico di molte religioni, per esempio gli Yuga e la creazione-distruzione di Brahma nell’induismo, espressa anche nel famoso “Sorgi Aryuna” nel Bhagvad-Gita, o nel Dharma buddista.
Verosimilmente l’attesa del Messia ebraica permette loro di essere aperti a nuove idee religiose e al rinnovamento, come nella Kaballah e nella mistica ebraica, dove il fine dell’uomo santo, lo Tzadik, è restaurare il mondo decaduto, come le sephiroth nell’albero della vita, l’Etz Chaim. L’assenza di vere correnti mistiche ed esoteriche nel Cristianesimo rischia di renderlo sempre più rigido anche per la poca importanza data all’elemento femminile, a differenza di altre religioni, come l’Ebraismo con la Shekinah o l’Induismo con Shiva e Shakti.
Sembra che molte persone non siano preoccupate da guerra e morte poiché pensano che loro (i puri e giusti) hanno ragione e saranno tra gli eletti salvati (in questo o nell’altro mondo). Se, invece, ci fosse una sufficiente quantità di uomini capaci di contenere la tensione degli opposti coscientemente ed essere connessi col Sé, probabilmente sarebbe possibile sradicare gli estremismi, ma è fondamentale dissipare “l’immagine dell’altro come nemico” ( cfr. Dieckmann Hans “ The Enemy image” in Quadrant vol.17 Fall 1984, Number 2, N.Y.); il problema è che appena “l’immagine del nemico” si dissocia da un oggetto è prontamente riapplicata ad un altro oggetto con la stessa intensità; “l’immagine del nemico” designa piuttosto qualcosa che si inserisce tra un soggetto e il suo avversario, un’immagine composta, come tutte le immagini, di tante parti che spesso hanno poco o nulla a che fare con l’oggetto reale. Esse sono strettamente connesse con l’Ombra, con quelle caratteristiche che il soggetto rifiuta e reprime essendo scure, malvagie e indesiderate, possono quindi diventare l’incarnazione del Male identificata con gli altri quando questi diventano soggetti di tali proiezioni. Quando le differenze sono religiose sono, tra l’altro, in gioco forti reazioni affettive che sono connesse con proiezioni legate all’Ombra.
Nell’analisi dei gruppi gli aspetti individuali non andrebbero mai esclusi, poiché ogni collettivo è formato da individui. Così ogni immagine collettiva si sviluppa dalle immagini che ognuno all’interno del gruppo crea, quindi per disperdere “l’immagine del nemico” tutti devono esplorare la propria individuazione divenendo familiari con le proprie oscurità, e immagini retrostanti; dobbiamo lottare per maturare e ritirare le proiezioni. Ovviamente un processo individuale può portare effetti in un gruppo molto lentamente.
In linea con gli studi di Sherif sull’esperimento di Robbers Cave (Sherif M; Harvey O.J.; White B.J.; Hood W.&Sherif C. W. (1961) Intergroup conflict and cooperation: the robbers cave experiment. Norman. Ok: The University box exchange. Pp.155-184) una immagine del nemico si può sviluppare solo se il gruppo ha sviluppato un sentimento del “Noi”. Chiaramente vi è uno stretto collegamento tra il sentimento del “Noi” e quello del “Loro”. In accordo con Dieckmann (op. cit.) noi possiamo evitare queste polarizzazioni separando i gruppi tra di loro con barriere naturali o artificiali. Questo tipo di segregazione può dare la possibilità ai gruppi di identificarsi e trovare una identità stabile, disperdendo le paure vivendo quindi senza immagini di nemici, ciò è possibile senza confrontarsi con altri. Il problema insorge quando altri vogliono invadere il loro isolamento, come nello Stato Islamico (Afghanistan, Siria, Iraq, Libia)
Una seconda possibilità è fare incontrare gli avversari il più spesso possibile, farli confrontare, senza l’attesa di immediati e concreti risultati. Questo processo promuove la formazione in ogni gruppo di immagini profonde e inconsce dell’altro, ma reali, concrete, permettendo un processo di simbolizzazione ed integrazione. Questo può prevenire la creazione di un gruppo “loro” come contenitore vuoto, ricettacolo di proiezioni negative, poiché l’altro si conosce realmente. Ma non è sempre possibile.
Come hanno dimostrato i citati studi di Sherif, esiste una terza possibilità: lo sviluppo di un comune senso del “Noi” tra più gruppi per raggiungere obiettivi comuni e lavorare con interessi comuni, infatti comportamenti e atteggiamenti aggressivi tra gruppi diversi emergono quando si compete per risorse che può avere solo un gruppo o per dimostrare che esiste un solo Dio. Dovremmo invece avere chiaro che abbiamo un Dio comune con nomi manifestazioni e comandamenti diversi. Dobbiamo promuovere la formazione di una immagine interna degli altri positiva, avendo chiara la nostra situazione abbastanza rapidamente da predisporre dei piani di azione. Senza scindere la nostra cultura dalle altre, o considerare chi la pensa diversamente da noi come un pericolo.
In conclusione, probabilmente dobbiamo riscoprire il vero significato di rispetto e accettazione, che è differente dal masochismo o dalla passività. Dobbiamo trovare le vere radici della funzione religiosa. Tutte le religioni hanno un’anima esoterica, nella quale possiamo trovare l’amore per gli altri e per il mondo, per l’Anima Mundi, per esempio nell’Islamismo l’anima esoterica dove Eros e amore per gli altri sono insite è espressa dai Sufi, ma l’influenza di questo movimento è stata purtroppo piccola, secondo me chi legge il Corano dovrebbe leggere anche Rumi.

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