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La scuola che brucia

Burnout, Intelligenza Emotiva e Stile Comportamentale nei docenti italiani di Scuola dell’Infanzia e del Primo Ciclo di Istruzione. I risultati di uno studio

di Arianna Ditta

Il burnout è stato descritto a metà degli anni settanta come una sindrome tipica delle professioni di cura (Freudenberg, 1974). Nella letteratura sull’argomento, la concettualizzazione più diffusa sul fenomeno del burnout definisce tale sindrome come correlata a tre sintomi principali (Maslach e Jackson, 1986): 1) esaurimento emotivo; 2) depersonalizzazione; 3) mancanza di realizzazione personale. Rispetto alla professione docente, tale sindrome ha nel corso degli anni attratto l’interesse dei ricercatori, non solo per il disagio al quale è esposto il singolo lavoratore, ma per le ricadute sull’intero sistema educativo (Soares Dos Santos, 2017). Le ipotesi che hanno guidato il presente studio sono state relative all’individuazione delle ricadute di alcune variabili, quali ad esempio l’età o gli anni di servizio, sui livelli di burnout. Inoltre, si è proceduto ad analizzare se lo stile comportamentale presentato dai docenti oggetto del campione ed il loro grado di competenza emotiva fossero in grado di condizionare il modo di concepire la propria attività professionale, e la modalità di gestione di situazioni stressogene.

L’indagine è stata svolta sul territorio italiano, su 303 docenti, di cui 281 donne (92,7%) e 22 uomini (7,3%), appartenenti alla scuola dell’infanzia ed al primo ciclo di istruzione. La scelta di utilizzare tale campione nasce dall’esiguità degli studi sul tema riguardanti tale settore dell’istruzione. Al fine di analizzare l’incidenza della sindrome di Burnout tra i docenti presi in esame e di esaminare i costrutti prima citati, si è scelto di somministrare quattro questionari standardizzati (Maslach Burnout Inventory – MBI (Maslach e Jackson, 1981a); Profilo di Assertività di Gillen (1992); Trait Meta-Mood Scale (TMMS- 24) di Salovey e Mayer (1995).; Cuestionario de Afrontamiento del Estrés (CAE), di Sandín e Chorot (2003).

La ricerca ha permesso di delineare un profilo del docente appartenente al primo ciclo d’istruzione caratterizzato da un livello medio di esaurimento emotivo e depersonalizzazione e basso di realizzazione personale, in particolare quando lo stesso si trova all’inizio della carriera ed è più giovane, probabilmente per via della mancanza di un adeguato sostegno nei momenti di difficoltà e dello scostamento tra aspettative e realtà. In particolare, sembrano necessitare di particolare attenzione i docenti di scuola secondaria di primo grado, per la problematicità del tipo di utenza con la quale si trovano ad operare, in quanto gli stessi presentano un livello di realizzazione personale inferiore sia ai colleghi di scuola dell’infanzia, che di primaria. Al contempo, il docente investigato utilizza prevalentemente una modalità assertiva nel confronto con allievi e colleghi, in particolare quando ha molti anni di servizio alle spalle.

La figura del docente che si scorge dall’analisi effettuata è, inoltre, quella di un soggetto che presenta un buona padronanza della propria componente emotiva, man mano che avanzano gli anni di età e di servizio. È, infine, un docente che utilizza strategie di affrontamento dei problemi prevalentemente basate su modalità funzionali di gestione dello stress. Ma al contempo, è un docente che non può e non deve essere lasciato solo a gestire la complessità di una professione che appare, allo stesso tempo, prioritaria rispetto alla promozione del cambiamento e della crescita delle future generazioni, ma allo stesso tempo, complicata dalla molteplicità dei livelli ad essa connessi. È necessario, dunque, supportare gli insegnanti dall’inizio della carriera fino alla fine, attraverso la formazione iniziale ed in servizio su tematiche inerenti la professione nei suoi diversi aspetti (didattici, relazionali, emotivi), oltre che specificamente sui rischi di esaurimento professionale e sulle conseguenze sul piano emotivo, relazionale e dell’apprendimento dei propri allievi. Al contempo, i risultati dello studio depongono per la promozione di gruppi di ascolto per docenti e per la strutturazione di una rete (di esperti, di colleghi, etc.), che possa contribuire a fornire un supporto fruibile nei momenti di inevitabile difficoltà vissuti a scuola, con l’obiettivo di gestire lo stress lavorativo nelle situazioni più problematiche.

BIBLIOGRAFIA
Bakker, A.B. e Demerouti, E. (2016). Richieste-Risorse Job Teoria: Taking Stock e guardare avanti. Consultato su www.psycnet.apa.org il 19.06.2017.
Bianchi, M. (2017). Opinioni e proposte degli insegnanti per incentivare la motivazione professionale. Formazione e Insegnamento. Rivista Internazionale di Scienze dell’Educazione e della Formazione, 14(2), 317-326.
Genovesi, I., e Liperini, G. (2016). Interventi sistemici in contesti non terapeutici: Un’indagine a livello scolastico. Armando Editore.
Marôco, J., Marôco, A.L., Leite, E., Bastos, C., Vazão, M.J., e Campos, J. (2016). Burnout in Portuguese healthcare professionals: an analysis at the national level. Acta Médica Portuguesa, 29(1), 24-30.
Soares Dos Santos, J.M. (2017). Il malessere docente nella scuola contemporanea: uno studio tra Brasile e Italia. Università ‘Ca Foscari Venezia. Consultato il 29.05.2017 su www.dspace.unive.it

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