Il desiderio come scelta, da Boccaccio a Fromm: un viaggio verso un’affettività integrata
Riflessioni | Febbraio 2026
Autore: Valentina Pantano

“Le forze della natura sono troppo grandi, e non che io, ma i giganti non
le potrebbero sostenere, non che contrastare; e però lasciatemi vivere secondo la mia natura.”
Giovanni Boccaccio, Decameron, Introduzione alla Quarta Giornata

Con questa introduzione alla Quarta Giornata del Decameron, Giovanni Boccaccio compie una vera rivoluzione culturale: riconoscendo all’amore e alla sessualità le stesse forze riconosciute alla natura, sottraendole quindi all’allora imperante giudizio religioso, le riconduce alla sfera naturale biologica e psicologica. Se nemmeno i giganti possono opporsi all’istinto allora l’amore diventa una legge fisica alla quale è inutile resistere. In questo modo, il Decameron anticipa di secoli l’idea moderna di ‘impulso vitale’, sostituendo la morale repressiva medievale con un’accettazione più realistica e psicologica dell’essere umano. Il superamento del concetto secondo cui affetto e sessualità sono frammenti separati o, peggio, in conflitto tra loro rappresenta un punto di svolta fondamentale nella letteratura occidentale per quanto riguarda la concezione della figura femminile. Se nel Medioevo la donna era spesso vista o come una figura angelica e spirituale (la “donna angelo” di Dante e Petrarca) o, all’opposto, come una tentatrice pericolosa, Boccaccio la riporta in una dimensione terrena, complessa e profondamente umana attribuendole la prontezza di spirito e l’intelligenza verbale. In un mondo dominato dagli uomini, le donne di Boccaccio usano la parola come strumento di emancipazione per uscire da situazioni difficili, beffare mariti sciocchi o conquistare ciò che desiderano. A titolo esemplificativo ricordiamo Ghismunda che difende con orgoglio il suo amore per Guiscardo davanti al padre, rivendicando la nobiltà del cuore sopra quella del sangue e Madonna Filippa, con la sua arguzia, che riesce a cambiare una legge ingiusta che condannava le donne adultere, sostenendo che la passione amorosa è una forza naturale cui è impossibile resistere.

Il pensiero di Boccaccio si intreccia con quello dello psicologo e psicoterapeuta tedesco Erich Fromm per il quale l’affettività non è un impulso da subire che appartiene alla dimensione dell’Avere, ovvero il desiderio come possesso che ci domina, ma è un’affermazione della propria capacità di amare, la dimensione dell’Essere. L’affettività sana, in questa prospettiva, non è la semplice soddisfazione di un istinto, ma la trasformazione di quella forza naturale in un atto di cura, responsabilità e rispetto verso l’Altro. Le figure femminili protagoniste delle novelle del Decameron incarnano e manifestano, quella che Erich Fromm in L’arte di amare, definisce “amorevolezza operante” o “amore produttivo” postulando che l’amore non sia un affetto passivo da cui si viene travolti, ma un’attività della psiche, un esercizio di volontà e di cura.

Nel Medioevo, soprattutto nelle classi nobiliari, il matrimonio era un contratto economico e politico deciso dalle famiglie per unire patrimoni o siglare alleanze, la donna, il cui ruolo rimaneva confinato a oggetto di questo scambio, non aveva alcuna voce in capitolo sulla scelta del compagno. Di conseguenza affetto e sessualità erano scissi: se l’unione matrimoniale era funzionale alla procreazione e al patrimonio, l’amore, quello vero, passionale, era spesso cercato fuori dal vincolo coniugale, ma restava un tabù, un peccato che se scoperto veniva duramente represso. Boccaccio interviene sostenendo che l’amore è una forza naturale che non può essere regolato da contratti notarili e se la letteratura precedente separava l’amore spirituale (nobile) da quello fisico (volgare), Boccaccio li riunisce affermando fortemente che la felicità della donna passa attraverso la soddisfazione di entrambi. Nei contesti economicamente poveri, soprattutto della società contadina, dove non c’erano patrimoni da tutelare e interessi così forti da giustificare matrimoni combinati, sessualità e affetto potevano coincidere più facilmente. La vera rivoluzione di Boccaccio sta nel voler estendere questa libertà naturale tipica dei contesti meno legati al potere e alla società nobiliare anche alle donne appartenenti proprio a tali ambienti.

Attraverso le sue novelle, egli suggerisce che la natura è uguale per tutti, una contadina e una regina provano gli stessi desideri e se la società borghese, nobile e aristocratica ha separato l’affetto dalla sessualità per ragioni di denaro e di potere, Boccaccio usa l’ingegno dei suoi personaggi per tentare di riunire tali desideri.

L’esempio di Madonna Filippa che rivendica il diritto di disporre del proprio desiderio esulando il dovere coniugale e scardinando la logica del possesso, opera il passaggio dalla modalità dell’Avere, in cui il partner è considerato puro oggetto di proprietà, alla modalità dell’Essere, in cui la relazione è intesa come spazio di espressione dell’identità. L’intersezione tra la letteratura boccacciana e la psicoanalisi umanistica di Fromm ci conduce a una sintesi necessaria per la psicologia contemporanea: l’integrazione tra affettività e sessualità. Boccaccio e Fromm, seppur in tempi storici e culturali diversi, convergono nell’idea che una sessualità senza rispetto, reciprocità e riconoscimento dell’Altro diventi un atto meccanico, una forma di alienazione del Sè. Al contrario, quando l’affettività è integrata dal desiderio e dalla passionalità e il piacere è reciproco e condiviso, la sessualità non è più una colpa o un peccato da espiare, ma una celebrazione della vitalità. Nella società iper-edonistica attuale, assistiamo spesso a una scissione paradossale: da un lato una sessualità “tecnica” e slegata dall’affetto (il consumo del corpo come oggetto), dall’altro un’affettività idealizzata ma priva di corporeità. Nei nostri giorni, la psicologia clinica osserva come la libertà sessuale non si sia sempre tradotta in benessere affettivo al contrario, spesso, anche per la disponibilità di strumenti digitali, il partner rischia di diventare un bene di consumo intercambiabile. In un’epoca di relazioni “liquide”, Boccaccio e Fromm ci offrono una bussola fondamentale: l’affettività non può essere ridotta a un contratto, né la sessualità a una funzione biologica isolata. La sfida della psicologia contemporanea rimane quella di insegnare l’arte di essere integri, individui capaci di ardere della propria “natura”, di gestire i propri desideri senza smarrire il senso profondo del rispetto e della responsabilità verso l’Altro. In questo scenario il ruolo dello psicologo è di orientare l’individuo oltre il pieno ed esclusivo godimento del qui e ora diventando facilitatore di progettualità affettiva aiutandolo a trasformare il “desiderio-oggetto” in “desiderio-progetto” e accompagnandolo in un percorso di autoconsapevolezza e di riconoscimento di un’affettività integrata capace di includere, oltre alla visione del presente, la memoria del legame passato e la costruzione di un progetto comune futuro. In una società che spesso spinge verso relazioni passeggere alimentate da algoritmi senza anima, lo psicologo dovrebbe promuovere una visione dell’affettività come forza generativa guidando l’individuo a riscoprire che il piacere più alto non risiede nell’immediatezza del possesso, ma nella durata di un incontro che sa farsi progetto, storia e, infine, destino condiviso. L’intersezione tra la letteratura trecentesca e la psicoanalisi umanistica ci restituisce una verità fondamentale: la salute psicologica risiede nella capacità di essere “artefici” del proprio amore, amore desiderato e desiderante come fenomeno intrinseco alla natura umana, la cui purezza rende la persona più nobile, migliore, elevando il suo spirito e il suo carattere:

“L’amore, quando è onesto e senza vizi, non è altro che una naturale inclinazione dell’animo, la quale nobilita chiunque l’accoglie”.

Bibliografia

Boccaccio, G., Decameron, a cura di A. Quondam, M. Fiorilla e G. Alfano, BUR Rizzoli, Milano, 2013. (Edizione di riferimento per le novelle di Ghismunda, IV, 1 e Madonna Filippa, VI, 7).
Battaglia, S., Giovanni Boccaccio e la riforma della narrativa, Liguori, Napoli, 1969. (Fondamentale per l’analisi del passaggio dal “tipo” letterario alla “persona” psicologica).
Getto, G., Vita di forme e forme di vita nel Decameron, Petrini, Torino, 1986. (Analizza il binomio Natura-Ingegno come motore dell’azione umana).
Fromm, E., L’arte di amare, trad. it. di G. Visentini, Mondadori, Milano, 1986. (Per i concetti di amore come attività e l’integrazione tra sessualità e responsabilità).
Fromm, E., Avere o essere?, trad. it. di F. Postiglione, Mondadori, Milano, 2017. (Per la distinzione tra desiderio come possesso e desiderio come espressione dell’Io).
Fromm, E., Il cuore dell’uomo: la sua disposizione al bene e al male, Carocci, Roma, 2011. (Approfondimento sul concetto di Biofilia contrapposto alla necrofilia sociale).
Recalcati, M., Mantieni il bacio. Lezioni brevi sull’amore, Feltrinelli, Milano, 2019. (Per il collegamento contemporaneo sulla tenuta del legame affettivo oltre l’edonismo).
Occhipinti Confalonieri, C., Boccaccio e la rivoluzione delle donne, in Storica National Geographic, n. 203, gennaio 2026. (Focus sulla modernità dei diritti femminili e la rottura dei tabù medievali).
Barbero, A., Donne, madonne, mercanti e cavalieri: Sei storie medievali, Laterza, Roma-Bari, 2013. (Per il contesto sociologico sulle dinamiche di potere e genere nel Trecento).

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