Abitare il corpo
Spunti di riflessione | Aprile 2022
Autore: Silvia Torrisi

Sguardi sfuggenti, spalle curve, assenza di contatto… parole silenziose che non tacciono nulla. Sono ormai passati due anni da quando questo nuovo ospite incoronato è entrato a far parte delle nostre vite, entrando prepotentemente dalla porta d’ingresso o trovando subdole entrate secondarie. Ognuno di noi lo ha vissuto in maniera differente: temendolo, ignorandolo, ingigantendolo o minimizzandolo. Ma lo abbiamo conosciuto tutti, cercando di spodestarlo togliendogli la corona per riprenderci il nostro trono, la nostra vita. Le mascherine ci hanno dato protezione e adesso in molti fanno fatica a toglierle, a scoprirsi di nuovo, a mostrarsi nella loro reale presenza; e così anche il nostro corpo ne ha approfittato per nascondersi, a volte comodo nel non essere visto, altre volte oppresso da questa gravità invisibile ma palpabile. Gli psicologi si sono attivati per cercare di dare un aiuto anche a distanza: sportelli d’ascolto telefonici, video-sedute, Podcast, dirette Youtube, pagine social che fornivano consigli su come attraversare le settimane di isolamento e a seguire su come ritornare alla normalità. In molti si sono affacciati per la prima volta alla Mindfulness, una tecnica di rilassamento che agisce sulla respirazione il cui obiettivo è quello di concentrarsi sull’«hic et nunc», sul «qui ed ora», ponendo attenzione al momento presente in modo intenzionale e non giudicante. Grazie al respiro, infatti, siamo in grado di calmare il nostro SNA (Sistema Nervoso Autonomo), affidandoci al silenzio per ritrovare la nostra logica interna. Ed ecco che entra in scena il corpo, contenitore della nostra essenza reso invisibile da questa pandemia, venerato e scolpito da alcuni e dimenticato da altri. Ma il dilatarsi del tempo, la staticità, ci hanno permesso di abitare di nuovo il nostro corpo, di abbandonarci alla sensorialità, di disconnetterci dal determinismo psichico per ricentrarci su noi stessi, sulle piccole cose. In quarantena abbiamo scoperto (o meglio, ricordato) l’importanza di ascoltare il nostro corpo, di percepire le intangibili vibrazioni di ciò che ci procura piacere e di ciò che invece facciamo in «pilota automatico». Prenderci cura del nostro corpo, abitarlo in maniera presente e non giudicante, ci aiuta a nutrire anche la nostra mente, a rigenerarla con la sensorialità ormai dismessa e relegata dentro al cassetto delle cose perdute. La Mindfulness proposta in sinergia alla Danza Movimento Terapia (o Espressione corporea) è capace di insegnarci di nuovo a prenderci cura delle cose importanti, a concederci dei momenti di “pausa” dalla routine quotidiana grazie ai quali ricordarci chi siamo e cosa desideriamo per noi stessi. Riuscire ad ascoltarsi non è facile, i pensieri intrusivi sono in agguato, pronti a entrare in scena e a impossessarsi della nostra mente, ma questo non deve fermarci. Con la Mindfulness si impara ad accettare le proprie esperienze interne e a reagire non con giudizio ma con compassione, ad osservare i nostri pensieri e le nostre emozioni non come specchio di ciò che siamo ma come manifestazione transitoria e naturale della nostra mente. Una volta preparato il terreno con la pratica della Mindfulness si è pronti a concentrarsi sul corpo, allontanando l’intangibile per concentrarsi sul contatto concreto, sulla pelle, sui muscoli, sul calore. Abitare il corpo significa sentirsi parte di esso, entrare in volo dentro ogni distretto per sentire che effetto ha vestire i propri panni, lasciarsi condurre dal respiro verso zone del corpo che quotidianamente dimentichiamo di osservare, di ringraziare. Abitare il corpo significa abbandonarsi ad esso, lasciare che sia lui a condurre per aiutarci a entrare in contatto col nostro cervello rettiliano e ricordarci cosa significa abbandonarci ai sensi, alle pulsioni, alle emozioni, sempre più relegate in quel cassetto in compagnia del Fanciullino e dello stupore. In questo periodo i bambini ci hanno aiutato tanto, ci hanno ricordato che il gioco può essere salvifico, che le emozioni ci rendono vivi e che il corpo è il canale primario delle relazioni. Nonostante la tecnologia sia arrivata a livelli così alti da permetterci di stare insieme anche a distanza non è ancora riuscita a soppiantare la magneticità di due corpi che si incontrano, che si cercano e che finalmente si trovano. Il nostro corpo è il nostro tempio, a volte sotto la luce del sole a volte sotto le intemperie e il nostro compito è quello di curarlo e venerarlo come custode della nostra essenza e come motore della nostra vita, soprattutto in questo tempo post pandemico in cui le parole sono tante ma i corpi fanno fatica a farsi sentire.

Riferimenti biliografici

Zinn, J. K. (1994). Wherever you go, there you are: Mindfulness meditation in everyday life. Hyperion, 78-80.