Effetti post pandemici. I rischi della dissoluzione delle relazioni nei nuovi confini della prossemica
Testimonianze | Aprile 2022
Autore: Sebastiano Catania

Cos’è un uomo se non un diario su cui viene scritta la storia? Questo quesito trova la sua risposta nel concetto che non esiste un’evoluzione se non passando da trasformazioni di vario ordine e genere; ma questo era già stato ampiamente descritto da Charles Darwin.
Trasformazioni che però non avverrebbero intenzionalmente ma nel principio di inerzia naturale, o meglio, nella risposta naturale degli esseri viventi. Gli organismi di fatto tendono all’adattamento all’ambiente in cui vivono, acquisendo dei caratteri nuovi che poi trasmettono geneticamente alle generazioni successive.
Questo preambolo, che in estrema sintesi ci riporta teorie risalenti a più di un secolo fa, aiuta a far luce su un processo che inevitabilmente ha investito l’umanità negli ultimi due anni a causa di una pandemia virale: il nostro corpo è cambiato. Questo perché anche la nostra mente è cambiata, le restrizioni da contagio ci hanno imposto un nuovo e diverso stile di vita, il nostro corpo è stato come tenuto in uno stato di sospensione e le funzioni vitali hanno subito una sorta di rallentamento, la nostra mente ha dovuto dunque riorganizzarsi per rendere accettabile ciò che prima non era neanche ponderabile.
In uno studio di Bernat, si è evidenziato come alcune ripercussioni siano rilevabili a livello corporeo per via delle limitazioni alle attività fisiche e l’abbondanza del tempo libero, che ha ampiamente comportato l’aumento dell’utilizzo del cibo. Una modificazione delle conformazioni corporee da ricondurre al tempo della pandemia è riscontrato dall’OMS, nella raccolta di studi a riguardo, come risultato dalla correlazione tra le due variabili sopracitate e la sedentarietà che ha caratterizzato le fasi di lockdown, sottolineandone oltretutto la responsabilità nell’aumento del rischio di peggioramento di malattie cardiovascolari, diabete, equilibri ormonali, abbassamento della capacità polmonari, stress, disturbi del sonno etc.
Sono tutte ripercussioni che potrebbero definirsi “dirette” ma esistono dei fenomeni anch’essi collegati all’isolamento da lockdown che spesso non vengono colti se non da un’attenta osservazione. Da operatore sanitario impegnato in servizi legati all’emergenza Covid 19, ho potuto notare come, nei follow up dei pazienti posti in isolamento o quarantena, il linguaggio utilizzano nelle comunicazioni esprimeva una mutata condizione umana, trasmetteva una sorta di annichilimento, una mai così manifesta vulnerabilità per il sentirsi immersi così a lungo in uno stato di incertezza. Le condizioni più descritte erano irrequietezza, incapacità di rilassarsi, sentirsi tesi, nervosi, ed ancora l’aver timore di cadere sotto i colpi di un nemico invisibile, la paura di poter perdere i propri cari e, soprattutto, non sapere quando e se mai tutto questo finirà.
Per coloro che come noi psicologi lavorano nell’ambito della salute mentale, è chiaro che questi criteri tendono a configurare un quadro diagnostico tra i disturbi d’ansia. Rispetto ai nostri riferimenti scientifici, quanto appena descritto risulta comunque aderente alla logica eziologica del causa/effetto di una psicopatologia ma, oltre a ciò che è già noto, è emerso, secondo le mie personali osservazioni, un nuovo elemento, ovvero è cambiata in maniera diffusa la prossemica dei corpi nelle relazioni, un divario tra come i soggetti prima intessevano interazioni molto ravvicinate e corporee, non lesinando strette di mano, pacche sulle spalle, abbracci et simili, e come adesso in contesti di estrema sicurezza e privi di rischi si mantengano comunque le distanze.
Da questa emergenza sanitaria di carattere mondiale, invero, sembra delinearsi un sintomo plausibilmente correlabile col vissuto pandemico di ognuno di noi, ovvero la perdita della fiducia nell’altro, componente importante della prossemica. Relazioni tra amici, conoscenti, colleghi di lavoro o semplici passanti, che un tempo potenzialmente potevano anche distinguersi per “qualità”, adesso assumono una distanza psico/fisica che ne complica l’interesse comune e la qualità stessa.
L’altro, percepito come possibile untore, diventa una sostanziale fonte di pericolo da cui proteggersi e diffidare; questa probabilmente è la ferita più grande che ci lascia una fase della storia segnata da una malattia virale.
Se è vero che l’uomo non può non comunicare e tutto è comunicazione, allora ciò che rischiamo di comunicare nell’immediato futuro è che bisogna temere il contatto umano, l’interazione di vicinanza con qualunque abitante del pianeta e qualunque messaggio esso porta con sé.
La pandemia ha alterato le nostre individuali relazioni con lo spazio e il tempo; separandoci e confinandoci, ha messo in crisi il nostro stesso senso di identità. In una dimensione così torbida e pericolosa, allora il corpo viene percepito come l’unico oggetto tangibile su cui sembra possibile operare materialmente, l’unica direzione finalmente chiara ed evidente verso cui agire nel principio di autoconservazione che ci spinge a salvaguardarlo tenendolo distante dai rischi.
I legami di contro diventano flebili, vittime di un lentissimo ed impercettibile processo di dissoluzione che potrebbe generare come deriva un orizzonte di isolamento sociale, questa volta non determinato da un provvedimento sanitario ma di natura strettamente culturale.
Gli effetti strascico da Covid 19 hanno come diffuso nella nostra psiche ancor più che un senso di inadeguatezza quella che potrebbe diventare una matrice sociale di distacco e totale disinteresse verso l’altro; una matrice che l’evoluzione potrebbe ascrivere nella nostra genetica.

Riferimenti bibliografici
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K. C. Bernat, V. Swami, A. e J. Modrzejewska (2021). Covid-19-related stress and anxiety, body mass index, eating disorder symptomathology and body image in women from Poland: a cluster analysis approach.

Charles Darwin (1859). L’origine delle specie per selezione naturale
Sigmund Freud (1920). Al di là del principio di piacere
Galea S, Merchant RM, Lurie N. (2020)The mental health consequences of CoViD-19 and physical distancing: the need for prevention and early intervention. JAMA Intern Med 2020 Apr 10.
Watzlawick, P., Beavin, J.H., Jackson, D.D. (1967). Pragmatica della comunicazione umana
Xiao H, Zhang Y, Kong D, et al. (2019). Social capital and sleep quality in individuals who self-isolated for 14 days during the Coronavirus Disease (CoViD-19)