La ricerca del senso di sé in adolescenza tra limiti e possibilità
Esperienze cliniche | Dicembre 2021
Autori: Teresa Maggio - Veruska Schillaci

La visione dell’adolescenza è spesso mediata dallo sguardo preoccupato dell’adulto che si sofferma soprattutto sui repentini e destabilizzanti cambiamenti, senza cogliere il valore di quell’inquieta creatività che apre le porte alla sperimentazione del mondo e di sé.
Ad una visione centrata sui cambiamenti biologici, psicologici e sociali la psicoterapia della Gestalt affianca una lettura fenomenologica ed esistenziale dell’adolescenza che supera la concezione dello sviluppo come il susseguirsi di fasi sempre più complesse, per coglierne la ricerca di senso e l’intenzionalità relazionale insita nel processo di crescita.
Già Perls e al. (1997, p.114) affermavano che “costituisce un linguaggio inadeguato parlare di un atteggiamento infantile come qualcosa da superare e di un atteggiamento maturo come di una meta contrastante da raggiungere”.

L’adolescenza, in un’ottica sincronica di sviluppo, si pone allora come passaggio della soglia (Arioli. 2013) in cui l’attenzione non è tanto rivolta agli aspetti normativi e valutativi quanto piuttosto agli aspetti processuali che ne caratterizzano e alimentano la comparsa.
In tale ottica invece di parlare di adolescenza, potrebbe essere più pertinente parlare di processi adolescenziali, ponendo l’attenzione alla “qualità globale dell’esperienza adolescenziale”.
Porre l’attenzione sulla qualità dell’esperienza che emerge dal campo relazionale consente, prima di tutto, di spostare il focus d’osservazione dall’adolescente al campo nel quale è inserito, quindi dall’individuo al contesto non solo familiare ma anche sociale. Gli adolescenti sono lo specchio della società e come tali ne rappresentano le risorse ma anche i bisogni e le mancanze.
Mai come in questo periodo di pandemia quanto affermato assume un valore e una complessità tale da imporre all’adulto l’obbligo di riflettere sul suo ruolo educativo e di guida. Oggi più che mai, gli adolescenti hanno bisogno di adulti che si accorgano di loro, che facciano percepire e accettare il limite che loro stessi si trovano a dover fronteggiare e che spingano il loro sguardo al futuro, un futuro possibile e desiderabile. Questa pandemia rende necessario quanto è sempre stato fondamentale nel sostegno alla crescita: riconoscere la valenza educativa del limite e al contempo l’importanza di riscoprire la speranza e il valore dei sogni.
Il focolare domestico è tornato ad essere il centro della vita di tutti noi, abituati a vivere sparsi per il mondo e a ritrovarci distrattamente al momento della cena, spesso consumata con gli sguardi persi dietro uno schermo. Questo momento di grande privazione sociale ci impone un ritorno “forzato” agli affetti e, nella mancanza, ci fa ri-sentire l’importanza della presenza.
Oggi “l’obiettivo (terapeutico) nella società contemporanea non può più essere lo svincolo, o l’individuazione, ma al contrario deve essere l’appartenenza, il radicamento, il senso profondo dell’essere-con. Se negli anni 70 il problema della società occidentale era la negazione dell’aggressività oggi è la negazione del bisogno di radicamento” (Spagnuolo Lobb,2011).
Spesso l’incapacità di gestire la reazione dei propri figli di fronte al limite fa si che i genitori rinuncino al proprio ruolo normativo, preferendo un atteggiamento accomodante che li pone al riparo dalla conflittualità. In un campo come questo, gli adulti (genitori o insegnanti) non sono più dei veri punti riferimenti per il giovane e assumono posizioni paritetiche che celano “la difficoltà (…) di assumersi la responsabilità illimitata che il loro ruolo educativo comporta” (Recalcati, 2013).
Genitori e figli si trovano ugualmente impegnati nella ridefinizione dei rispettivi modi di essere attraverso un processo di co-evoluzione che investe l’intero campo familiare e che fa emergere la qualità del ground relazionale fin’ora costruito.
Diventa prioritario sostenere il bisogno dell’adolescente di “sentire se stesso nella relazione con l’altro”, prima di sostenere qualsiasi movimento di differenziazione di sé.
Attraverso la costante dialettica fra se e l’altro, fra ciò che si è e ciò che si vorrebbe essere, fra ciò che si aliena o si trattiene, nel complesso movimento di destrutturazione della realtà insito nella voglia di esplorare, sperimentare e di ad-gredere, l’adolescente determina se stesso e il suo modo di essere nel mondo.
La percezione di sé dell’adolescente, che risente notevolmente dei cambiamenti e delle trasformazioni che avvengono a livello neurobiologico, a sua volta è mediata da una maggiore capacità di essere osservatore di se stesso e del mondo, ovvero da una maggiore capacità autoriflessiva la cui valenza trasformativa si esplicita nelle domande esistenziali che l’adolescente porta: Chi sono io per te? Anch’io devo morire? Che ruolo ho in questa famiglia, in questa scuola in questa comunità?
Sostenere il giovane adolescente nell’individuare il contributo che può dare, in questo momento, all’interno della sua famiglia e del suo gruppo di appartenenza, consente di non interrompere il processo di sviluppo e di ricerca di senso, reso ancora più complesso dalla limitazione della socialità a cui è, suo malgrado, sottoposto.
Secondo Siegel (2014), le fibre della corteccia prefrontale coinvolte nei processi neurobiologici di questo periodo, possono raggiugere una maggiore integrazione sia attraverso l’interazione positiva con gli altri che con degli esercizi e pratiche di autoriflessione (mindsight) che in Psicoterapia della Gestalt possono essere accomunati alla tecnica della concentrazione. Tale tecnica “consiste nel focalizzare l’attenzione su qualche aspetto della propria esperienza: la respirazione, una sensazione, una emozione, una immagine, qualcosa di esterno come un suono, ecc…” (Macaluso, 2013, p. 120).
Ciò evidenzia come l’esperienza abbia un ruolo fondamentale nel processo d’integrazione cerebrale: “la mente, è sia incarnata-nel corpo-sia radicata nel contesto sociale-nelle relazioni. La mente è in noi e fra noi” (Siegel, 2014 p. 105).
L’esperienza, affermano Perls e Goodman in Teoria e pratica della psicoterapia della Gestalt (1997, p.37) “… si verifica ai confini tra l’organismo e il suo ambiente, fondamentalmente nell’epidermide e negli organi di risposta sensoriale e motoria” e viene da noi colta, nella sua globalità attraverso i processi percettivi.
Gli adolescenti ci richiamano alla presenza. Attraverso un approccio estetico, sintonizzandoci con i movimenti dell’adolescente e risuonando insieme, potremo coglierne la bellezza nella loro energia e vitalità, la loro fiducia nonostante tutto e il loro coraggio. Siamo chiamati a sostenerli nel trovare e sperimentare modalità di espressione consone alle attuali richieste ed esigenze sociali, così antitetiche rispetto ai loro bisogni di apertura e sperimentazione e a fornire un esempio di imperfezione che gli consenta di convivere con la propria, affidandoli al futuro con il senso del limite e la forza del possibile. Sarà necessario rispettare il loro bisogno di riservatezza, di intimità e i loro silenzi in un periodo in cui il loro spazio si è drasticamente ridotto e accettare che in loro possano convivere il bisogno di essere coccolati con quello di essere lasciati liberi di sperimentarsi.
Esserci vuol dire anche lasciarli liberi di vivere i loro sogni riconoscendoli come “altro da noi”, insegnandogli che non c’è l’amore è più grande di quello che concede la libertà di essere se stessi.

Bibliografia
Airoli A. (2013) Questa adolescenza ti sarà utile: La ricerca di senso come risorsa per la vita.. Franco Angeli, Milano
Macaluso A.M. (2013) Concentrazione gestaltica, mindfulness e processi integrativi del cervello in. Cavaleri P.A., a cura di, Psicoterapia della Gestalt e neuroscienze. Franco Angeli, Milano, 2013 pag.119-135
Perls F. (1942), L’io, la fame, l’aggressività, Franco Angeli, Milano, 1995.
Perls F., Hefferline R., Goodman P. (ed.1997), La terapia della Gestalt: eccitazione e accrescimento nella personalità umana, Astrolabio, Roma, (trad.or.1951).
Recalcati M. (2013) Il complesso di Telemaco. Genitori e figli dopo il tramonto del padre, Feltrinelli, Milano.
D. Siegel (2014), La mente adolescente, Cortina Raffaello,
Spagnuolo Lobb M. (2000), Papà mi riconosci? Accogliere la diversità dei figli oggi, in Quaderni di Gestalt, n. 30/31, pag. 94-99.
Spagnuolo Lobb M. (2004), Diventare genitori nella società post-moderna, in Romano RG., a cura di, Ciclo di vita e dinamiche educative nella società post-moderna, Franco Angeli, Milano, pag. 211-228.
Spagnuolo Lobb M. (2010), Fenomenologia e psicoterapia della Gestalt. Dall’evidenza naturale all’estetica del contatto, in Quaderni di Gestalt, n. XXIII/1, pag. 5-13
Spagnuolo Lobb M. (2011), Il now-for-next in psicoterapia. La psicoterapia della Gestalt raccontata nella società post-moderna, Franco Angeli, Milano.