Le relazioni cliniche del corpo sintomatico ai tempi del Covid-19
Testimonianze | Aprile 2022
Autore: Flavia La Gona

L’attuale pandemia di Covid-19 ha provocato un cambiamento profondo per quanto riguarda lo stato di salute psicologica della popolazione, con risultati su di essa notevoli. I disturbi maggiormente riscontrati sono legati a sintomatologie ansiose, depressive, peggiora teda un vissuto riconducibile al disturbo post traumatico da stress. Tutte le criticità appena descritte, sono quasi sempre riscontrabili in alcuni segnali che esprime il nostro corpo.

Secondo alcune ricerche, il danno psicologico più diffuso durante la pandemia è dovuto prevalentemente al perpetuarsi della situazione di emergenza, come dimostra l’aumento esponenziale dei casi di contagio in alcuni periodi ed alla sua diffusione.

I soggetti maggiormente esposti a problemi di natura psicologica in tale periodo, risultano essere gli adolescenti, i bambini, chi ha già avuto dei pregressi sintomi psichiatrici e chi è stato direttamente colpito dalla malattia o ha avuto persone care coinvolte dal virus. Chi ha affrontato le quarantene in spazi molto ristretti o inadeguati, chi ha subìto lutti e chi ha perso il lavoro, ha mostrato sintomatologie riconducibili alla rabbia, alla frustrazione, al distress. Allo stesso modo, le relazioni con l’Altro sono state fortemente limitate e ciò ha provocato una generale condizione d’ isolamento con ripercussioni riguardanti la somatizzazione nel corpo di emozioni negative.

È fondamentale considerare che nella nostra società, prima del Covid-19 , i punti cardine dell’attenzione sociale sono stati focalizzati sulla continua ricerca dell’oggetto mancante al di fuori di sé e sulla base di un discorso capitalista.

La società post moderna, già atta a conformarsi in una “patologia della normalità“, è complice del soffocamento delle più intime aspirazioni e della perdita di integrità, le quali portano ad una mancata realizzazione soggettiva, con conseguente perdita della propria identità originaria. Da un punto di vista umano, il presentarsi di una malattia psicosomatica, di una nevrosi o di un’isteria ai tempi del Covid-19, può significare che, nonostante tutto, è in atto un processo di vitale protesta.

In conformità con i vari saperi della scienza, l’economia, la religione e la psicoanalisi, il corpo si colloca in un percorso ambivalente tra natura e cultura; esso viene inteso come un organismo da impiegare come forza-lavoro, come un inconscio da liberare dalle proprie catene e questa mentalità ha trascurato il principio d’ identità che ognuno ha diritto a seguire con fedeltà ed autenticità.

In questo scenario, le varie restrizioni dovute ai molteplici contagi, hanno aumentato in maniera esponenziale le paure nella popolazione, le probabilità d’incorrere in un attacco di panico, proprio per il sovvertimento delle routine in cui ci si era abituati. La resilienza, termine che nel campo umano esprime “la capacità di fronteggiare in maniera brillante gli eventi critici o inattesi”, diventa un concetto chiave che si esprime attraverso la nostra unicità, le nostre passioni e la nostra creatività.

Gli eventi imprevisti rimandano ciascuno di noi ad un’esperienza primordiale di separazione con la figura di attaccamento di riferimento; a tal proposito, è di fondamentale importanza per il bambino, poter fare esperienza dell’assenza della propria madre, per poter lasciare spazio alla fantasia ed alla creatività del bambino, grazie al lutto della madre simbolizzato nell’assenza; ciò, permette di sublimare la sensazione di vuoto sperimentata dal bambino, per simbolizzare la perdita dell’oggetto, dal quale diventa possibile il gesto creativo, cioè lo sconforto della separazione può dar luogo ad un’invenzione.

Freud, concepisce l’arte e le sue svariate sfaccettature, come espressione del corpo e del mondo interno, come sistema alternativo di comunicazione. È stata presa in considerazione, a proposito di creatività, anche la teoria dell’oggetto interno di Melanie Klein, intesa a descrivere uno spazio della mente in cui si muovono i personaggi interiorizzati. Per esempio, quelli ritenuti cattivi attaccano gli oggetti buoni, facendo emergere il senso di colpa : l’arte diventa un mezzo di riparazione e di aggiustamento delle proprie rappresentazioni.  L’enigma dell’opera d’arte, coincide col mistero che è l’oggetto materno per il bambino; una clinica del corpo che si costruisce in congruità con l’arte, può risultare una maniera di cogliere le metafore importanti del paziente, utile nel suo percorso di sostegno nella cura.

Il disagio e la malattia che si esprimono attraverso il soma, possono offrire l’ opportunità per affrontare una lettura appropriata sul sintomo, dal quale emerge la “disobbedienza” alle leggi esterne da parte del soggetto, che non è riuscito a trovare un’ altra strada per affermare la sua libertà d’essere.

Il nuovo inconscio del XXI secolo, si fonda sul “corpo parlante”, inteso nel suo statuto di evento di corpo fuori senso; l’autore Miller, comprende l’effetto dell’incontro della parola con il corpo, che lascia un segno di godimento indelebile nel Parlessere (1). Tali affermazioni, sono significative, poiché la concezione del corpo è intesa come un custode di vissuti ed emozioni che spesso sono inesprimibili a parole e quindi, per tale ragione, si trasformano in sintomi.
Le persone che hanno contratto il Coronavirus hanno mostrato dei sintomi corporei e psicologici non indifferenti, in particolare, peggiorati dal cambiamento repentino delle abitudini.
Il quadro clinico di riferimento, fa spesso riferimento ad una serie di molteplici “disturbi”: ansia, espressioni somatomorfe, dissociativi, di origine sessuale, del sonno, del controllo degli impulsi, della personalità o identitari. Inoltre, la diagnosi, non sempre è diretta e si tiene conto di altri disturbi fisici che non hanno causa organica: dolori alla cervicale, stanchezze croniche, disturbi della digestione, dermatiti, nevralgie, vertigini, o attacchi di panico. Le sintomatologie inizialmente, sono indecifrabili e fanno pensare a diverse malattie, per tali ragioni, non è possibile proporre una diagnosi certa. I sintomi, sono spesso contradditori fra di loro e questi pazienti, possono rappresentare dei casi difficili da inquadrare.

Una descrizione dei sintomi ben precisa è stata data da Jacques Lacan, parlando del corpo simbolico nei tre registri: reale, simbolico ed immaginario.

Il corpo simbolico è tale in quanto la manifestazione di sintomi, i quali sono letti come metafore all’interno di un transfert tra lo psicoterapeuta ed il paziente, facendo emergere un’eco di significanti, da articolare in un discorso; il corpo reale è inteso come realtà muta del soggetto sofferente, in balìa ad una sofferenza soggiacente che ha la necessità di essere esplicitata. Il corpo immaginario è inteso nella sua dimensione narcisistica, costruita allo specchio, tramite la mediazione dello sguardo dell’Altro.

La penalità della società contemporanea, la quale pone come modalità di risoluzione al sintomo, l’immediata soddisfazione della pulsione, esaltandola con l’espressione imperativa: “Godi!”. Ogni sintomo è ridotto ad un disturbo da eliminare, senza che il soggetto s’interroghi su esso e su come conviverci; l’angoscia legata al corpo è rivelatrice di una manifestazione simbolica della soggettività, di un inconscio che ancora non è stato interrogato.

La Pandemia da Covid-19 ha da una parte rallentato tale dinamica consumistica e frenetica, spostando l’attenzione sul proprio sé, ma dall’altra parte ha peggiorato le sintomatologie pregresse anche a causa delle restrizioni sociali. La società odierna funge per il singolo, come regolatrice del proprio limite, aumentando nella popolazione le probabilità di sviluppare disturbi legati all’angoscia ed all’affettività. La paura del futuro purtroppo in molti contesti, ha preso il posto di determinate attività che facevano parte del desiderio del singolo; la discontinuità provocata da tale realtà ha interrotto in molte persone gli equilibri tra pulsioni, significanti e socialità, con conseguenze nefaste.

Tale processo di adattamento, con l’arrivo della Pandemia è stato messo a dura prova, poiché per diversi mesi ci si è dovuti abituare a nuovi ritmi, all’assenza di relazione in presenza, soprattutto non verbale e spesso, alla sostituzione di essa attraverso i dispositivi elettronici.
Al contrario, la relazione sociale in presenza lascia spazio all’empatia ed alla comunicazione interattiva, agendo positivamente sul qui e ora di ciascuno.
Il corpo risulta uno dei più importanti supporti di scrittura del mondo umano e per tale ragione, curandolo e lavorandolo con l’attività fisica, il trucco e l’abbigliamento, si opera una scrittura che rivela un’identità costruita su una posizione inconsapevole, quanto istintuale, di riconoscimento da parte di un Altro.

La Pandemia ha insegnato a leggere in maniera più specifica i segnali del corpo in un’ottica bio-psico-sociale e multidisciplinare; poiché lo psicologo possa far da catalizzatore delle dinamiche legate al sinthomo, occorre che egli lasci spazio il più possibile all’incarnazione simbolica nel corpo. A partire da un buon uso delle istanze pulsionali, delle abilità di ciascuno, conciliate nel campo sociale, si potrà reinvestire in termini di godimento sul sintomo; uno degli obbiettivi principali è quello di trovare un valido appoggio in un corpo, prima percepito come estraneo, così da reinventare il proprio posto nella società, in maniera armonica con il nostro sentire e la nostra psiche.

Note

(1) Miller J.A. L’inconscio e il corpo parlante. Sull’inconscio nel XXI secolo. Roma, Alpes Edizioni, 2016, p. 31.