L’impatto del Covid-19 sugli utenti del Centro di Salute Mentale di Agrigento
Testimonianze | Novembre 2022
Autori: Florinda Picone - Monica Mantisi - Gerlanda Contino

Dal marzo 2020 i servizi di salute mentale si sono trovati improvvisamente ad affrontare la più grande sfida dell’ultimo secolo: la Pandemia causata dal virus Covid-19. Come sappiamo, questa può essere considerata a tutti gli effetti un disastro sanitario, sociale ed economico su larga scala che ha intaccato pienamente la vita di tutti gli individui e per questo motivo è stato necessario intervenire precocemente con l’obiettivo di limitarne le enormi conseguenze. Nell’ambito sanitario si sono registrati inevitabili ripercussioni psicologiche attraverso un incremento dei disagi personali, fino ad arrivare allo sviluppo di disturbi mentali in soggetti già fragili con psicosi o disturbi di personalità che si sono confrontati con una situazione di totale incertezza.

Obiettivo

La ricerca presentata di seguito ha l’obiettivo di indagare la relazione tra l’emergenza Covid-19 e lo stato psicologico degli utenti dei servizi sanitari, l’incidenza che l’evento pandemia ha avuto sugli utenti, rilevando in che misura sono aumentati i disagi legati alle aree di malessere prevalente, quali l’ansia e la depressione o si sono slatentizzate delle patologie psichiatriche preesistenti. In particolare, viene indagato l’incremento o la comparsa di: sintomi ansiosi, disturbi ossessivo compulsivi, attacchi di panico, stati depressivi, atteggiamenti fallimentari, discontrollo degli impulsi, sintomi psicosomatici, la compromissione delle relazioni affettivi significative o il presentarsi di condizioni di disperazione che inducono a compiere scelte o agiti reattivi, fino ad arrivare ai pensieri suicidari.

Gruppo target

Il gruppo dei partecipanti è costituito da 100 soggetti, utenti del Centro di Salute Mentale di Agrigento, di cui 52 femmine e 48 maschi. L’età dei partecipanti era compresa tra i 18 e i 65 anni, con una prevalenza di soggetti di età superiore ai 51 anni (56%) e gli anni di istruzione variavano tra gli 8 e i 21 anni.
La maggior parte dei partecipanti sono impiegati/dipendenti (35%), la restante parte dei soggetti erano casalinghe (27%), pensionati (13%), disoccupati (13%), studenti (10%), commercianti (2%). Inoltre, una buona parte dei soggetti risultano essere sposati (47%) e celibi/nubili (38%), in percentuale minore erano divorziati (11%), conviventi (2%) e vedove (2%). Il numero di conviventi a casa durante il periodo pandemico era per lo più compreso da quattro componenti (29%), la restante parte ha convissuto con tre componenti (29%), due componenti (20%), un componente (11%), cinque componenti (11%).

Metodologia di ricerca e strumenti

Tutti i partecipanti sono stati reclutati attraverso la somministrazione di un questionario presso il Centro di Salute Mentale di Agrigento.
È stato costruito un questionario “su misura”, composto da 41 item che richiedono risposte quantitative su scala Likert da 1 a 5 (dove il numero 1 indica “per nulla” e il numero 5 indica “del tutto”). In particolare nel questionario gli stessi item vengono proposti in maniera speculare sia all’utente che al curante, al fine di valutare la corrispondenza della loro reciproca percezione sugli effetti della pandemia. Il questionario è composto da quattro parti:

  1. 1. una parte descrittiva che individua le caratteristiche dell’utente (età, genere, stato civile, città di provenienza, diagnosi psicopatologica;
    2. una parte finalizzata ad indagare quali elementi della situazione pandemica hanno inciso maggiormente sull’utente (la paura di ammalarsi, l’obbligo di stare a casa, l’interruzione del progetto di autonomia, la limitazione del lavoro, l’impoverimento delle relazioni sociali, la convivenza con i familiari, la mancanza di luoghi di svago);
    3. una terza parte che valuta in che misura nell’ultimo anno sono aumentati i sintomi legati a: l’ansia, la depressione, il discontrollo emotivo, comportamenti ossessivi ecc.;
    4. una parte finale che considera le risorse interne ed esterne attivate dall’utente per adattarsi alla nuova e inaspettata situazione.
    Il questionario è stato somministrato nel periodo tra aprile e maggio 2022 chiedendo ai soggetti della ricerca di rispondere sinceramente, tenendo conto della percezione del proprio stato psicologico dall’ultimo anno, a partire dal marzo del 2020.

Risultati
È stata calcolata la media statistica di tutti i punteggi assegnati, ottenendo il seguente grafico che sintetizza i punteggi medi ottenuti per ciascun item, nelle quattro aree indagate:

Figura 1. Risultati emersi dal questionario

Globalmente analizzando i risultati generali della ricerca emerge che i nostri utenti riferiscono di avere percepito la presenza di problemi psicologici correlabili alla pandemia con un punteggio medio pari a 2,20 (abbastanza) che ha favorito maggiormente l’emergere di problemi nuovi mai avuti prima (2,04) e, in minor misura, ha incrementato un disagio psicologico già preesistente (1,96).
In ordine di priorità le caratteristiche della pandemia che hanno inciso maggiormente sono state: La riduzione della vita sociale, l’assenza di attività di svago, quali sport, hobby personali, attività culturali; la limitazione delle proprie attività quotidiane, la progettazione e realizzazione degli obiettivi personali, soprattutto per i più giovani in fase di svincolo dalla famiglia; la paura di contrarre il virus, la stretta convivenza con gli altri familiari (in special modo per i nuclei familiari composti da 4/5 elementi).
Per quanto riguarda le specifiche aree di disagio psicologico i punteggi più alti riguardano i sintomi legati all’ansia: Panico e attacchi di ansia e difficoltà a rilassarsi, insonnia, paura di perdere i propri cari. Seguono le problematiche legate al discontrollo degli impulsi con eccessi di rabbia. Con minore rilievo, si riscontra un aumento dei sintomi depressivi, quali umore depresso, pensieri negativi e tristezza costante, stanchezza e demotivazione. Sono emersi anche sintomi legati all’area fobico-ossessiva, come la tendenza a rituali di controllo, pensieri ossessivi e la paura di avvicinarsi agli altri (ovviamente connessi al distanziamento sociale). Infine, tra i disturbi alimentari è aumentata lievemente la tendenza a rifugiarsi nel cibo.
La quarta parte del questionario ha fornito i punteggi più significativi, in quanto gli utenti hanno dimostrato una buona capacità di attivare risorse di adattamento personali: Sono stati mantenuti i contatti con i propri familiari e con gli amici tramite modalità online; è stato percepito un buon adattamento alla nuova situazione ed ai cambiamenti dello stile di vita approfittandone per dedicarsi a se stessi e scoprire risorse personali e nuove passioni.
Lo studio effettuato nel servizio ha avuto un rilevante impatto indiretto sul lavoro di cura, infatti, i soggetti coinvolti nella compilazione del questionario hanno acquisito una maggiore consapevolezza dei propri sintomi legati alla situazione contestuale, dovendo riflettere con attenzione e quantificare i cambiamenti specifici che hanno sperimentato. È stato molto importante verificare la corrispondenza tra la percezione dell’utente e quella del curante (medico o psicologo), in quanto potersi confrontare insieme ha favorito una più profonda comprensione del vissuto soggettivo del paziente, una maggiore alleanza sulla direzione del trattamento e conseguentemente, un incremento dell’efficacia della strategia terapeutica di intervento sia su un piano farmacologico che psicoterapeutico.