L’urlo dei corpi: la pratica clinica nell’era post pandemica
Spunti di riflessione | Aprile 2022
Autori: Brenda Cervellione - Rachele Isgrò

L’essere umano si è da sempre mostrato geniale in termini di innovazione e di progresso. Nella società attuale, esso si ritrova impotente di fronte ad eventi che mai avrebbe immaginato di vivere passando dall’intensa paura del contagio all’intensa e smisurata impotenza di fronte alla violenza disumana. Questa grave forma di impotenza e dell’emozione della paura vissuta da tutta l’umanità, ha generato un trauma collettivo nel campo relazionale (Taylor, 2021; Lobb & Cavaleri, 2021) comportando una grave e cronica traumatizzazione. Il disagio cronico è stato vissuto anche da coloro che sono stati cresciuti sentendosi sicuri e fiduciosi di esplorare l’ambiente (De Zulueta, 2009) indipendentemente dal genere, dall’età, dall’etnia, dai tratti, dalle caratteristiche fisiche, dalle competenze e dall’esperienza.
In un’era post pandemica, i contatti non sono più dati per scontati ma il sentire individuale si è sempre più intensificato cercando vicinanza e il supporto di un Altro significativo.
I processi relazionali sono stati messi a dura prova, condizionando e influenzando il proprio modo di fare contatto con l’Altro mettendo in atto adattamenti creativi (Spagnuolo Lobb, 2011) per reagire a questo cambiamento mondiale. Per poter comunicare, l’essere umano si è re-inventato: ha sfruttato al meglio quelle innovazioni che inevitabilmente sarebbero arrivate nel corso del tempo. Le diverse generazioni si sono adattate, sia a scopi personali che lavorativi, all’uso di mezzi e di strumenti talvolta lontani dalla propria quotidianità. Pertanto, da clinici, riteniamo importante chiederci: cosa ha comportato questo adattamento creativo (Spagnuolo Lobb, 2011) rapido e doloroso nella memoria dei corpi?
Nella nostra esperienza clinica, il paziente dell’era post emergenziale è un paziente con un corpo freddo, rigido e “desensibilizzato” (Spagnuolo Lobb, 2021; Spagnuolo Lobb & Cavaleri, 2021). È un paziente il cui corpo non ha ricevuto il calore di un altro per molto tempo e che si è trovato a doversi scaldare da solo. Lo sguardo nella relazione terapeutica, e nelle relazioni più ampie, è ciò che ci è rimasto; è diventato potente, penetrante e pungente, strabordante di emozioni perché è tutto a suo carico. Piangiamo e sorridiamo con gli occhi, gli stessi occhi impauriti che esprimono il desiderio di avvicinamento e di calore, talora coniugati dalla rigidità di un corpo inerme. Il contatto con l’altro non è più spontaneo ed intenzionale ma ha necessità di una elaborazione cognitiva ed emotiva a più livelli. Infatti, nella relazione con l’Altro, il corpo invia dei messaggi da elaborare in quanto investito da una inconsapevole emozione troppo forte al punto da disregolare l’organismo e rimanere tacita nei meandri della mente. Clinicamente, sapere ascoltare il corpo permette l’esplorazione di questo forte senso di impotenza latente. Secondo Van der Kolk (2015), «il ricordo dell’impotenza può essere immagazzinato sotto forma di tensione muscolare o di sensazioni di frammentazioni delle zone corporee» (p.304). Secondo la nostra esperienza, è così che si presenta il paziente nell’attuale era post pandemica, desideroso di intraprendere relazioni autentiche ed emotivamente sintonizzate col sentire dell’altro. Il lavoro clinico dovrà, quindi, mirare a promuovere una esperienza consapevole che integri mente-cervello-corpo. Il punto focale sarà restituire al paziente una qualità dell’esperienza cosciente attraverso la lettura dei corpi ed il contatto con i corpi.
L’esplicitazione di un grido di aiuto “posso tornare come prima?” e la direzionalità dello sguardo carico di significato sono elementi che portano il clinico a riflettere sull’importanza del corpo nella relazione dell’era post pandemica. Rispetto alla direzionalità dello sguardo, la teoria polivagale di Porges (2014) ci aiuta ad esemplificare meglio ciò che intendiamo. Infatti, tale teoria afferma come il sistema vagale sia alla base dell’innervazione dei muscoli facciali e dello sguardo; la stessa propone «una visione del corpo connesso al suo contesto e agli altri esseri umani attraverso scambi interattivi regolati dal sistema nervoso autonomo che ci porta verso una visione ecologica della mente e del cervello» (p.X). Per esempio, in un processo relazionale, il clinico può decodificare gli stati neurali riuscendo a discernere il messaggio che la comunicazione facciale rimanda: un volto aperto che si orienta in modo fluido e con un’adeguata prosodia indica l’ingaggio sociale; muscoli del volto contriti e tesi rimandano ad un’attivazione del simpatico; mentre il ritiro riflette un volto inespressivo con un tono di voce piatto (Porges, 2009; 2014).
Dunque, il clinico deve poter rispondere con un’empatia somatica ed esplorare lo sfondo frammentato all’interno della finestra di tolleranza (Schore, 2010; Ogden et al., 2006; Siegel, 2006). Lavorare nella pratica clinica, oggi, ponendo attenzione a tutti questi elementi, ci porta a concludere con delle importanti riflessioni. Anche noi clinici siamo vittime della stessa esperienza vissuta dal paziente; è per tale motivo che riteniamo fondamentale non sottovalutare le nostre sensazioni e le nostre percezioni prima di stare con l’altro. Il punto focale sarà quello di aiutare ad integrare lo sfondo frammentato del paziente non dimenticando mai il nostro porto sicuro.
Lavoriamo con le relazioni, nelle relazioni e per le relazioni per aiutare e aiutarci.

Riferimenti bibliografici

de Zulueta, F. (2009). Dal dolore alla violenza. Le origini traumatiche dell’aggressività. Raffaello Cortina Editore.
Ogden, P., Minton, K. & Pain, C. (2006). Trauma and the body: a sensorimotor approach to psychotherapy. Norton.
Porges, S. W. (2009). The polyvagal theory: New insight into adaptive reactions of the autonomic nervous system. Cleveland Clinic Journal of Medicine, 76(Suppl 2),S86 https://10.3949/ccjm.76.s2.17
Porges, S. W. (2014). La teoria polivagale. Fondamenti neurofisiologici delle emozioni, dell’attaccamento, della comunicazione e dell’autoregolazione. Giovanni Fioriti Editore.
Schore, A. N. (2010). Relational Trauma and the developing right brine, the neurobiology of broken attachment bonds. In Baradon (Ed.). Relational trauma in Infancy, 19-47. Routledge.
Siegel, D. (2006). An interpersonal neurobiology approach to psychotherapy. Psychiatric Annals 36(4)
Spagnuolo Lobb, M. (2011). Il Now-for-next in psicoterapia. La psicoterapia della Gestalt raccontata nella società post-moderna. Franco Angeli
Spagnuolo Lobb, M. (2021). Dialoghi sulla psicoterapia al tempo del Coronavirus: un’introduzione. In Quaderni di Gestalt XXXIV (Ed.) Psicoterapeuti in dialogo nel tempo della pandemia. Franco Angeli.
Spagnuolo Lobb, M. & Cavaleri, P. A. (2021). Psicopatologia della situazione. La psicoterapia della Gestalt nei campi clinici delle relazioni umane. Franco Angeli
Taylor, M. (2021). Il trauma collettivo e il campo relazionale. In Quaderni di Gestalt XXXIV (Ed.) Psicoterapeuti in dialogo nel tempo della pandemia. Franco Angeli.
Van der Kolk, B. A. (2015). Il corpo accusa il colpo. Cortina Raffaello Editore.