Padri separati
Testimonianze | Dicembre 2021
Autore: Gabriella Papadia

“Mi sento con le gambe spezzate,
e con queste dovrò correre e gareggiare, in una corsa che è la vita per i figli.
Con tutti gli sforzi da compiere, temo che i miei figli mi vedranno sempre “di serie b”.
Così non mi sento e non mi sentirò mai realizzato nel ruolo di padre,
iniziato con coscienza ed entusiasmo e, in seguito, svilito da freddi accordi legali”
Paolo

Paolo è un padre separato che come tanti altri padri separati si è ritrovato a vivere la paternità risucchiato da un vortice penoso di controversie che mette in discussione il ruolo di padre stesso.
Oggi un padre separato non è solo un padre che non può permettersi di svolgere a pieno la funzione paterna: nella maggior parte dei casi di separazione, i padri sono costretti a rivisitare del tutto la propria identità genitoriale.
Le nuove configurazioni familiari e le nuove modalità di relazione tra le generazioni auspicano il raggiungimento di una parità di diritti e doveri tra uomini e donne che spesso assumono le sembianze di specchietti per le allodole.
I padri separati, infatti, vengono spesso definiti “i nuovi poveri” che vanno alle mense gratuite e nei dormitori date le numerose difficoltà economiche, causate, spesso e volentieri dall’obbligo dell’assegno di mantenimento all’ex coniuge e ai figli.
Nonostante la legge preveda una ripartizione equa degli oneri in forma proporzionale al reddito, l’assegno di mantenimento aspetta i padri separati al varco ed è sempre puntuale: padri come bancomat.
I dati statistici evidenziano una povertà crescente di molti padri separati che non riescono a pagare l’affitto. La legge 54/2006 disciplina il principio “per cui entrambi i genitori hanno il diritto e il dovere a provvedere all’educazione, l’istruzione e il mantenimento dei figli, anche al di fuori del matrimonio”, ma è davvero così? Anche i padri, una volta lontani dal focolare domestico, riescono a provvedere al fabbisogno giornaliero dei figli in questi termini?
La lotta tra coniugi sembra riportare in vita quella figura di padre “breadwinner” predisposto solo ed esclusivamente al sostentamento economico della famiglia, una lotta che distrugge il caregiving paterno e la relazione con i figli. Si parla, infatti del rischio di “atrofizzazione o dissoluzione del ruolo paterno, evocato da termini come assenza, dimissioni, diserzione o defezione del padre”.
Siamo di fronte a uno scenario in cui l’esercizio congiunto della potestà genitoriale viene decisamente messo in discussione.
La lotta dei padri separati ha inizio con un iter giudiziario al termine del quale verrà stabilito un genitore collocatario; soltanto in pochissimi casi questo è il padre.
La dimensione psicologica così viene messa a repentaglio. La letteratura scientifica, riporta, infatti, casi di distress psicologico, episodi depressivi e sentimenti di frustrazione come prodromi di burnout.
La necessità di non scollarsi dai figli ha portato tantissimi padri a ritrovarsi nell’associazionismo. Le associazioni, infatti, si ritrovano ad essere luoghi privilegiati in cui sembra possibile preservarsi come padri, luoghi in cui la perdita viene allontanata a favore della ricerca di una paternità solida.
L’associazione più numerosa sul territorio italiano è l’Associazione Padri Separati, la cui finalità è proprio quella di tutelare e preservare la paternità ferita e destabilizzata dalla separazione e dal divorzio. Lo scopo dell’Associazione Padri Separati non consiste solamente nel supportare i padri in un momento in cui potrebbero emergere delle triangolazioni familiari disfunzionali ma nell’istituire un sistema di supporto che accompagni i padri a rimodulare una nuova funzione paterna in vista di un cambiamento che si orienti verso nuovi scenari in cui essere un padre separato non costituisca uno stigma ma un nuovo modo di essere padre.
L’Associazione Padri Separati è stata fondata nel 1991, ha sede a Bologna e opera in tutto il territorio nazionale.
Nel 2018 l’Associazione Padri Separati è stata convocata dalla Commissione “Affari generali e istituzionali”, riunitasi in seduta congiunta con la commissione “Sanità, Politiche sociali, Sport, Politiche abitative” per un’udienza conoscitiva sui servizi per genitori separati e divorziati in difficoltà economiche.
Partendo dal presupposto che la paternità è prima di tutto una realtà sociale, la mission dell’Associazione è quella di garantire ai padri che decidono di associarsi un aiuto concreto e una tutela completa rispetto alla complessità delle problematiche esposte in un ottica multifattoriale, ovvero una difesa civile e penale unite al supporto psicologico.
Come sostiene l’avvocato Marina Bonfiglio, “quando si ha la sensazione che la propria vita vada in frantumi è fondamentale trovare l’appoggio di un legale che sappia comprendere e consigliare le migliori soluzioni”.
Uno degli obiettivi dell’Associazione, si configura, quindi, nel contrasto a quella vulnerabilità sociale vissuta come un nuovo assetto di vita, dove la crisi, economica e psicologica, diventa parte della routine quotidiana. Da qui, l’obiettivo principale di aiutare i padri a riconquistare una genitorialità ferita, quasi persa, che spesso contempla un disinvestimento emotivo nei confronti della prole.
Considerata la frequenza con cui le dinamiche penali si accostano alle dinamiche connesse alla frantumazione del rapporto con i figli, diventa per l’associazione interesse principale quello di interconnettere difesa, mediazione familiare e tutela psicologica.
Durante le diverse fasi dell’iter processuale e le tristi dispute per la custodia dei figli, la figura dello psicologo si colloca all’interno di una presa in carico globale che si prefigge l’obiettivo di sostenere e supportare una genitorialità messa in crisi, al fine anche di sviluppare nuove modalità di essere genitore, contestualizzate alla richiesta di nuova identità genitoriale.
I padri, pertanto, hanno la possibilità di ripensarsi come genitori che rispondono a bisogni familiari diversi e in tal senso sviluppano una progettualità futura insieme ai figli.
Il supporto psicologico alla paternità lesionata mira inoltre a fronteggiare la possibile insorgenza di sindromi ansioso-depressive che ostacolerebbero il raggiungimento degli obiettivi in sede giudiziaria.
Non prendersi cura della paternità equivarrebbe ad annientare la funzione simbolica del padre, necessaria figura di congiunzione all’interno della diade madre-figlio.
Una società che dà per scontato che un padre non possa essere sufficientemente buono quanto una madre porterebbe all’estremo quel concetto di “padre evaporato” di cui ci parla Lacan, rischiando di sostituirlo con quello di padre scomparso.

Riferimenti bibliografici
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Recalcati, M. (2017). Cosa resta del padre?: la paternità nell’epoca ipermoderna. Raffaello Cortina Editore.

Contatti a Palermo per l’Associazione Padri Separati
Avv. Marina Bonfiglio avv.marinabonfiglio@gmail.com
Dott.ssa Gabriella Papadia gabriellapapadia@gmail.com