Tra vulnerabilità e possibilità: le risorse del femminile al tempo del Sars covid-19
Testimonianze | Dicembre 2020
Autori: Chiara Campagna - Vincenza Cannella - Claudia Cincotta - Anna Maria Costantino - Rosalinda Rizzo

Il termine Pan-demia ha il prefisso pan che sta ad indicare il tutto. Nella mitologia il dio Pan era famoso per le sue fattezze di capro ma anche per il profondo legame con la natura. Pan, da cui deriva anche “panico”, si trovava spesso in compagnia delle ninfe. Se l’urlo di Pan è quello che ormai sta echeggiando da mesi per l’intero pianeta a causa del Sars-Covid 19, forse un primo grido era giunto già l’anno scorso dalla ninfa Greta che da sola, aveva lanciato un chiaro monito sulle sofferenze della Terra. Mitologicamente la Terra è rappresentata da Gea, dea primordiale (Gallerano, Picone, 2016). Essa raccoglie e simbolizza le caratteristiche del femminile come Madre Terra. Il termine “femminile” in letteratura non connota solo la qualità “donna”, ma include i temi della generatività, nella sua accezione pro-creativa e “creativa”, il dono, l’empatia, il nutrimento, la relazione, e anche il mistero. L’universo della donna in questo tempo di pandemia ha svelato tutta la sua profonda complessità incarnando gli aspetti più peculiari e caratteristici del femminile con cui ogni essere umano deve confrontarsi (Jung, 1952). Il lockdown ha generato nel quotidiano di molte donne un sovraccarico lavorativo legato alla gestione della vita domestica, del lavoro, della cura dei figli spesso coinvolti nella didattica a distanza; molte di loro sono rimaste senza lavoro, riducendo la partecipazione e l’inclusione sociale. E’ tristemente noto che le misure di contenimento e l’isolamento sociale hanno avuto evidenti ripercussioni sul fenomeno della violenza di genere, consumata soprattutto in ambito domestico: la permanenza prolungata all’interno delle abitazioni e la condivisione obbligata di piccoli spazi hanno contribuito ad accentuare dinamiche violente all’interno dei nuclei familiari. Le restrizioni legate al Sars Covid-19 sono state associate, infatti, ad un maggiore controllo fisico e psicologico da parte di partner già inclini alla violenza con una conseguente maggiore difficoltà a chiedere aiuto (Romano, 2020). I dati statistici elaborati dal Servizio Analisi Criminale del Ministero dell’Interno (2020b) nel periodo del lockdown, e in quello immediatamente successivo, ci informano che i reati di violenza domestica sono diminuiti durante la quarantena, hanno subito un leggero aumento durante l’allentamento delle misure restrittive, ma sono rimasti sostanzialmente inferiori alla media degli anni precedenti. [1]

Tali dati vengono confermati dai risultati di una ricerca coordinata dal Cnr-Irpps, da cui si evince che nella fase 1 dell’emergenza sanitaria del Sars Covid-19 i centri antiviolenza (CAV) hanno registrato una diminuzione nel numero di nuovi contatti (in media da 5,4 a 2,8 a settimana per centro). L’Istat ha inoltre indicato un calo delle denunce per maltrattamenti in famiglia (-43,6%) (Romano, 2020). L’isolamento casalingo ha quindi reso difficoltoso alle donne procedere alle denunce. Queste ricerche hanno messo in evidenza la vulnerabilità [2] delle donne che si sono trovate sole a dover affrontare sfide diverse. Tuttavia si è visto come, accanto alla maggiore difficoltà di accedere alla rete di protezione sociale, la pandemia abbia fatto emergere le numerose risorse del femminile. Molte di loro hanno riorganizzato le proprie vite, hanno dovuto modificare i propri ritmi e spesso fare i conti con la difficoltà di conciliare e gestire il loro essere donne, lavoratrici, compagne, mogli e madri. Ispirate dalla dea Estia, dea del focolare, la cui coscienza è focalizzata sul mondo interno e sulla capacità di bastare a se stessa (Bolen, 1991), le donne hanno sfruttato la loro attitudine a restare forti e centrate, nonostante il caos del mondo esteriore; hanno trasformato i propri ambienti domestici in luoghi di pace e di creatività. Creatività e forse pro-creazione sono responsabili della partecipazione di Afrodite. Quasi come fossero sotto l’egida delle dee Atena e Artemide, si sono rivelate utili per le donne doti quali determinazione, pragmatismo ed efficienza, necessarie per risolvere i problemi, per adattarsi alla riorganizzazione del nuovo assetto familiare e allo smart working. Durante la prima fase della pandemia, c’era Demetra, dea delle messi e del raccolto: il nutrimento è stato il bisogno primario a cui attingere per dare voce alla paura della morte, producendo pane, pizza, biscotti e quanto di più fantasioso potesse albergare nelle tavole italiane. Allo stesso tempo Demetra, si è attivata in tutti quei medici, infermieri ed infermiere che si sono presi cura del corpo. Non sono mancati atti di violenza di genere e femminicidi, il polo negativo della dea Era, la moglie di Zeus, tradita dal fratello/marito più e più volte, ma anche in quell’aspetto depressivo tanto caro alla dea Persefone. Che tipo di aggressività si scaglia contro il femminile rappresentato dalle donne? Se rivolgiamo la nostra analisi ad un livello più ampio, non possiamo trascurare il fatto che tutti i cambiamenti derivati dalle misure restrittive contro la pandemia (rallentamenti, immobilità e isolamento), costituiscono le ombre della società patriarcale. La vita contemporanea mostra aspetti di quella che Neumann (1953, p. 46-77) ha definito “coscienza patriarcale”, che tende verso la pianificazione, il controllo, e l’efficienza a tutti i costi, tipici dell’estremizzazione di un pensiero razionale. L’attualità sembra aver comportato l’esclusione di un altro tipo di coscienza – quella “matriarcale” che nel linguaggio della psicologia del profondo recupera invece le dimensioni di stasi e raccoglimento, imposte oggi come distanza di sicurezza e lockdown. Al di là dell’aggressività che scatena, l’idea è che la pandemia possa insegnarci a pensare in un altro modo adottando il pensiero ricettivo “femminile” basato sul tenere insieme (Valcarenghi, 2003). Per quanto – a volte – traditi dalle stesse donne, i valori della coscienza femminile comprendono la cooperazione, la collaborazione e la risonanza. Tutte opportunità che, solo se viste attraverso la lente del pensiero patriarcale, analitico e razionale, sono interpretabili come perdita, lentezza, spreco e distruzione -con l’aggressività che ne consegue- mentre laddove osservate sotto il profilo della dimensione più ciclica e ricettiva, si sintonizzano con l’esperienza della realtà come ascolto e risonanza. Le risorse delle donne in questo tempo di pandemia hanno messo in evidenza le loro capacità materne di donare, generare, proteggere e nutrire. Il femminile mostra al maschile e alla collettività tutta “che la persona è se stessa se si dona, se ama qualcuno sapendo soffrire, se sa tirarsi indietro per fargli spazio, se sta nel rapporto con l’altro in quell’atteggiamento generativo materno che è fecondo di nuove realtà intersoggettive” (Di Nicola Giulia P., 1993, p.79). Il coronavirus ha posto l’arduo compito di reintegrare la morte nella vita, mettendo in atto una profonda trasformazione dentro e fuori di sé. Molte donne hanno affrontato sfide importanti traendo forza dalla propria natura femminile; anche gli uomini hanno ritrovato nella femminilità dentro di sé quegli aspetti interiori necessari per adattarsi ai cambiamenti e affrontare la sofferenza. Il femminile incarnato nella donna, dunque, porta dentro la sua stessa ciclicità la capacità di reintegrare la vita e la morte.

 

Note

[1] In particolare l’indagine del Ministero dell’Interno (2020a) evidenzia che nel mese di maggio 2020 è stato registrato “un andamento altalenante dei reati, che aumentano rispetto ai mesi del lockdown, soprattutto in corrispondenza delle prime due riaperture del 4 e del 18 maggio, arrivando a superare i numeri dell’analogo periodo 2019. L’incidenza delle vittime donne, rispetto all’analogo periodo dello scorso anno risulta in media più alta per la violenza sessuale e per gli omicidi, e si mantiene, invece, più bassa per i maltrattamenti e per gli atti persecutori”.

[2] La parola “Vulnerabile” deriva dal lat. vulnerabĭlis, der. di vulnerare che vuol dire «ferire», quindi colei o colui che può essere ferito.

 

Bibliografia

Bolen S.J. “Le dee dentro le donne. Una nuova psicologia al femminile”, Astrolabio, 1991, Roma

Di Nicola Giulia P., 1993, MASCHILE E FEMMINILE. Verso un nuovo scambio simbolico, Relazione tenuta al Centro Italiano Femminile, Roma, I’ll Maggio 1993, presso l’Istituto Sturzo, Centro Ricerche Personaliste Via N. Sauro, 50 64100 Terano

Galletto B., Picone G. (2016) L’universo di Gaia. Edizione Magi, Roma

Neumann, E. (1953). La psicologia del Femminile (1985 ed.). Roma: Astrolabio

Jung Carl Gustav, 1952, Opere vol. 16. Torino, Boringhieri

Valcarenghi, M. (2003). L’aggressività femminile. Milano: Bruno Mondadori

 

Sitografia

Istat (2020), Indagine sui decessi e cause di morte. Sito internet: https://www.istat.it/it/archivio/4216

Romano E. (2020), Lavoro, tempo e potere: come la crisi da Covid-19 può peggiorare il benessere delle donne, In Menabò, n. 127/2020. Sito internet: https://www.eticaeconomia.it/lavoro-tempo-e-potere-come-la-crisi-da-covid-19-puo-peggiorare-il-benessere-delle-donne/

Servizio Analisi Criminale del Ministero dell’Interno (2020a), Emergenza epidemiologica da covid-19. Report sulla violenza di genere e domestica. Gennaio–Maggio 2020. https://www.istat.it/it/files/2020/05/Polizia_covid_violenza_genere_dati_gennaio_maggio.pdf

Servizio Analisi Criminale del Ministero dell’Interno (2020b), Violenza di genere e omicidi volontari con vittime donne. Gennaio – Giugno 2020 https://www.interno.gov.it/sites/default/files/2020-07/violenza_genere_omicidi_gennaio_giugno_17072020.pdf