Un corpo che vela e rivela: i DCA. Quando la sofferenza diventa tangibile
Spunti di riflessione | Aprile 2022
Autore: Gruppo di Lavoro "I Disturbi dell’Alimentazione in Sicilia"

Corpo & Mente

Il corpo è uno strumento imprescindibile di sopravvivenza, vita ed esperienza ma anche il creatore dei sistemi di senso e di significato attraverso i quali decodifichiamo l’esperienza di noi nel mondo. Da quando siamo al mondo apprendiamo costantemente dall’ambiente circostante, dagli effetti che ha sulla nostra vita e dalle reazioni che suscita in noi.

Questa esperienza è possibile soltanto attraverso una molteplicità di interazioni complesse del SNC e mediate da diverse sostanze chimiche: attraverso l’esperienza corporea impariamo a dare significato al mondo e a creare i nostri percorsi sicuri.

Gli stimoli esterni sono attivatori importanti ma non sono gli unici a potere attivare I processi interni, l’essere umano è fra i pochissimi animali in grado di essere soggetto a stimoli interni avendo reazioni indistinguibili da quelle attivate dagli stimoli esterni.

La mediazione del pensiero nei processi mentali che decodificano l’esperienza è in grado di mutare il significato attribuito all’esperienza stessa (viviamo un’esperienza e al contempo le diamo un significato specifico, soggettivo e personale che a sua volta attiverà determinate emozioni).

La rappresentazione del corpo, come ci insegnano le neuroscienze, è un costrutto complesso dato da una profonda interazione di aspetti percettivo-motori, concettuali ed affettivi.

Specifiche aree corticali sono deputate a questa funzione e i processi si svolgono sia bottom up che up down.

Le neuroscienze sembrano risolvere e superare, finalmente, la profonda dicotomia scientifica che vede mente e corpo come unità distinte e separate nei processi e nelle funzioni: in realtà siamo esseri unici, il risultato di una intricata trama di interconnessioni dove definire il confine del corporeo e quello del mentale è un esercizio retorico fine a se stesso e soprattutto rischioso e deleterio se il nostro intento è la comprensione e la cura dell’altro.

“La maggior parte del cervello è dominata da processi automatici e non dal pensiero deliberato. Molto di quel che succede nel cervello è emozionale, non cognitivo” (G. Loewenstein).

L’essere umano, nel suo complesso è la risultante di un delicato quanto complesso equilibrio di elementi che si combinano fra loro, attivando processi e funzioni che hanno come scopo principale la sopravvivenza, il benessere e la perpetuazione della specie.

L’approfondimento degli studi, ci rimanda inevitabilmente alla straordinaria ed affascinante complessità del sistema “umano” e ci costringe a rielaborare i concetti simbolici, sottesi ai processi psichici, con i loro correlati fisiologici che tracciano strade consolidate di comportamenti nati per ritrovare un equilibrio alterato dal trauma.

L’intricato intreccio fra processi fisiologici e manifestazioni comportamentali ed emotive non ha soluzione di continuità. Il corpo è contemporaneamente terreno del simbolico e creatore del sistema di significato simbolico stesso.

Il corpo è ciò che percepiamo attraverso i nostri sensi, attivi e funzionanti grazie a infinitesimali processi biochimici ma è anche la rappresentazione simbolica che ne diamo, come lo significhiamo e come lo viviamo.

Alla luce di queste conoscenze le riflessioni sul funzionamento umano diventano straordinariamente ampie e complesse. Il corpo è a servizio di vita e di senso, costantemente impegnato nella ricerca di un proprio equilibrio fra eventi e stimoli esterni e risorse e bisogni interni.

Il corpo vive, attiva, progetta, protegge, reagisce, si adatta, resiste.

Le manifestazioni sintomatiche possono essere lette come un tentativo di adattamento alle avversità e al contempo una richiesta di cura.

In alcuni disturbi più che in altri diventa impossibile ignorare l’incontro con tutta la complessità del CORPO. 

I DCA: corpo, natura & cultura

 «I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione sono caratterizzati da un persistente disturbo dell’alimentazione o di comportamenti collegati con l’alimentazione che determinano un alterato consumo o assorbimento di cibo e che danneggiano significativamente la salute fisica o il funzionamento psicosociale.»  (DSM5)

Sono patologie caratterizzate da un’alterazione del rapporto che una persona ha con il cibo e con il proprio corpo hanno una preoccupante incidenza nella popolazione mondiale e imparare a conoscerli e riconoscerli può fare la differenza nella vita delle persone.

Aiutare a prevenirli è già un aiuto importante che passa inevitabilmente dalla nostra professionalità. Prendersene cura è un impegno importante che non può essere improvvisato soprattutto alla luce delle molteplici connessioni e ripercussioni sullo stato di salute generale.

I DCA: crocevia fra  esperienza corporea, simbolica, relazionale e sociale

La prima relazione umana è basata sull’alimentazione (allattamento): è un contatto fondamentale che ha profonde influenze nello sviluppo emotivo, psichico e corporeo dell’essere umano e non dipende affatto dalle quantità del nutrimento ma dalle modalità con cui viene dato e donato. La crescita e lo sviluppo neonatale sono indissolubilmente correlate alla qualità e alla connotazione emotiva del contatto, ad un corpo che è l’unico tramite comunicativo per le prime e fondamentali relazioni umane.

Le relazioni sociali all’interno del gruppo vengono regolate dall’accesso al cibo, dalla sua disponibilità e dalla modalità attraverso la quale viene distribuito e consumato (es. distribuzione dei posti a tavola.

Il cibo e la sua disponibilità diventano sinonimo di potere e merce di scambio (es. «salario»)

Il valore del cibo assume connotazioni simboliche forti ed è spesso protagonista di ritualità (es. cibo rituale, cibo consolatorio)

Lo sfruttamento e l’adattamento del territorio di appartenenza ai bisogni alimentari hanno creato tradizioni culturali e appartenenze (es. piatti tipici)

Nutrirsi è un atto concreto, corporeo e contemporaneamente simbolico, profondamente radicato nel contesto in cui si origina, pregno della cultura del gruppo di appartenenza.

Levis Strauss concettualizza la nascita della cultura nel momento in cui i gruppi umani trattano gli alimenti passando da crudo al cotto: la necessità di una trasmissione di una esperienza che diventa sapere comune e condiviso.

I DCA, più di ogni altra patologia ci insegnano come funzioniamo e cosa succede quando un intoppo altera i nostri processi di crescita, adattamento e maturazione nel contesto di vita in cui ci sviluppiamo. Non a caso l’etiopatogenesi dei DCA è multifattoriale e necessita di un intervento, sia nella prevenzione che nella cura che sia altrettanto complessa e multidisciplinare. 

 Nei DCA il Corpo è protagonista assoluto in tutte le sue sfaccettature.

Il corpo Svela e al contempo Vela processi psichici, funzioni fisiologiche e influenze sociali.

I DCA si svelano attraverso un corpo che diventa teatro della sofferenza e della problematicità dei processi emotivi. Oggetto e soggetto di un malessere che attraverso modificazioni forti e sostanziali esprime l’indicibile, il corpo rivela il dolore, il trauma, la difficoltà attraverso le esplicite modificazioni che subisce: un corpo che rischia di svanire oppure di espandersi senza mai riuscire a ritrovare la giusta misura per stare nel mondo.

È un corpo che ancora una volta è a servizio della persona, che si fa carico dell’arduo compito di comunicare fuori ciò che avviene dentro e che non riesce ad essere né compreso né espresso in altre modalità. Dove mancano le parole il corpo esplicita. È un corpo assoluto, carico di materialità e intrinsecamente legato a processi infinitamente microscopici, eppure è anche un corpo mentale, pregno di simboli e significati.

Al contempo Vela, nasconde e mistifica i profondi intrecci di senso e di funzione che nel frattempo hanno creato il disturbo.

I legami fra le diverse componenti delle nostre funzionalità, non sono visibili agli occhi se non per i macro cambiamenti cui il corpo è sottoposto. Tutto il resto rimane nascosto, insondabile e inespresso nei meandri della complessità.

Parlare di DCA è un percorso arduo che non può prescindere dall’affrontare la complessità del tema corporeo.

Dialogare con i DCA significa dialogare con tutto il corpo, con la sua natura intrinseca e con la storia e il contesto personale nel quale il disturbo si esprime.

È un viaggio importante che ci accompagna in una esplorazione unica che va dall’individuo al gruppo, dal soggettivo all’universale. È una storia unica e singolare ogni singola volta, non può essere disconnessa dalla storia personale e specifica eppure è accomunata alle altre da un funzionamento corporeo che è e rimane universale e condiviso.

Accogliere, ascoltare e leggere un DCA è un incontro a battuta unica: prezioso, importante, rivelatore e significativo. Ogni incontro ha una sua sintassi, un linguaggio proprio, una punteggiatura che deve essere scoperta insieme, momento per momento; le nostre competenze sono solo le prime lettere dell’alfabeto: indispensabili per costruire parole ma non esaustive intrinsecamente. Incontriamo Corpi segnati e disegnati dalle storie che hanno vissuto, vividi di emozioni e creatori di senso.

Ed è sempre una grande emozione, o come si dice comunemente, un “colpo al cuore”, appunto.