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Quando le criticità incontrano la creatività: il senso del lavoro psicologico in tempi di COVID-19

 

di L’Equipe del Servizio di Supporto Psicologico

Rosaria Gambino, Antonio Carollo, Gabriella Serena Cinà, Mariangela Marceca,  Francesca Romana Nuccio

 

Nel marzo 2020, in risposta al dichiarato stato di emergenza legato alla pandemia Covid-19 ed in linea con i più ampi progetti di umanizzazione delle cure presenti sul territorio nazionale, l’Assessorato Regionale della Salute- Regione Siciliana, ha messo in campo tutte le risorse necessarie per la lotta al propagarsi del virus, individuando nell’A.O.O.R. “Villa Sofia- V.Cervello”  un punto di riferimento per l’isolamento e la cura dei pazienti affetti da Covid-19 per la Sicilia Occidentale. In tal senso, l’Azienda si è attivata sia riorganizzando gli spazi logistici, sia attivando, con il coordinamento dei referenti aziendali dott. G. Borruso e dott.ssa C. Lo Presti, un Servizio di Supporto Psicologico, attraverso linee telefoniche dedicate.

In presenza di scenari imprevisti e di forte entità ed impatto emotivo, la situazione critica, fortemente stressante, mette a repentaglio le routine e le ordinarie capacità di adattamento dell’individuo con maggior rischio di esposizione da parte delle persone coinvolte di presentare una configurazione  sintomatologica . 

Mentre, dunque, il Covid-19, in modo invisibile ma poderoso, tracciava la sua strada ferma e decisa, modificando drasticamente la nostra impalcatura affettiva, cognitiva e professionale, parallelamente, ha preso forma un’altra strada altrettanto determinata e risoluta con l’individuazione e creazione di un gruppo di lavoro psicologico dedicato, con professionisti già presenti in azienda e impegnati precedentemente in alcuni reparti, mossi dal principio legato all’umanizzazione delle cure.

L’emergenza sanitaria ha innescato in tutta la popolazione una condizione psicologica ed esistenziale ad elevata complessità; in particolare i familiari dei pazienti, trovandosi all’interno di una dimensione di separatezza e isolamento rispetto alla loro abituale modalità di “prendersi cura”, sono stati costretti ad affrontare faticosi cambiamenti e a modificare radicalmente le proprie routine, convivendo con l’angoscia personale e dei propri cari.

Ugualmente, per gli operatori sanitari, psicologi compresi, si è assistito ad una svolta nell’ambito delle proprie competenze professionali con percorsi trasversali ai ruoli precedentemente ricoperti, implementando le prestazioni sulla base del contesto che è andato di volta in volta cambiando. 

Nel panorama di uno scenario parimenti incalzante e confuso, con “criticità” da affrontare su più fronti, è nata con “creatività” l’idea di rispondere prontamente a quella sovrastruttura psicologica che sottostava l’evento critico che si stava fronteggiando. Così si è sviluppato un protocollo aziendale capace di offrire uno spazio psicologico di contenimento rispetto alle implicazioni emotive sottese all’evento critico, partendo dal presupposto che un atteggiamento psicologico positivo possa contribuire ad aumentare quel “quoziente di resilienza” dei singoli, della famiglia, della comunità necessario per un adeguato processo di coping e di fronteggiamento dello stress correlato.

In tal senso, il Servizio si è posto i seguenti obiettivi:

  • Fornire supporto e sostegno psicologico;
  • Fornire indicazioni sulla gestione psicologica della condizione di stress e supporto all’elaborazione del lutto;
  • Costruire una rete di intervento condivisa tra i reparti coinvolti;
  • Facilitare la comunicazione tra nucleo familiare ed operatori;
  • Costruire un modello di lavoro psicologico integrato che prevede nessi tra gli operatori coinvolti;
  • Promuovere la compliance e l’adherence alla terapia.

Il supporto psicologico è stato attivato nelle diverse fasi del ricovero e in fase di post dimissione, secondo una logica di accompagnamento. Il lavoro ha previsto una prima fase di progettazione interventi e coordinamento, partendo dalla Direzione Medica di Presidio del P.O. “V.Cervello” e in raccordo con le U.U.O.O. COVID. Il supporto, telefonico e/o in videochiamata, è stato attivato quotidianamente previa acquisizione del consenso del paziente o del familiare, ed in raccordo con l’equipe sanitaria. Contestualmente è stato attuato, tramite grafica dedicata, informativa sul supporto psicologico, rivolto agli operatori (attività di gruppo e colloqui telefonici) .

Il contatto complesso mediato dagli strumenti della chiamata telefonica o della videochiamata, ha permesso una riflessione in itinere, rispetto ai pazienti per cui sono emersi vissuti spazio-temporali di sospensione tra la dimensione del reale e dell’immaginario, tendenza alla ruminazione del pensiero, angoscia di morte legata all’isolamento e alla solitudine, deflessione timica, ansia e manifestazioni post-traumatiche. La costruzione di una relazione di fiducia con l’equipe sanitaria si è presentata come fattore spesso protettivo. Per i familiari, prevalente è stata l’angoscia dettata dal distanziamento obbligatorio dal congiunto e dall’impossibilità di prendersene cura. Presenti inoltre vissuti di paura di contagio collegabili allo stigma di untore, con ricaduta sulla qualità delle relazioni interpersonali. Un lavoro importante è stato svolto nell’ottica del supporto all’elaborazione del lutto, resa ancor più complessa dalla scomparsa dei rituali di accompagnamento alla morte, imposta dal distanziamento sociale, con la presenza di sensi di colpa di fronte alla sopravvivenza.

Lo stato di emergenza e la necessaria e repentina riorganizzazione dell’assetto aziendale, hanno comportato una ridefinizione di spazi e modalità operative per gli operatori mantenendo, però, le forti spinte volitivo-progettuali rispetto alla cura del paziente e ai suoi bisogni. L’esposizione al rischio e la gestione di pazienti complessi, sono da considerarsi fattori di stress specifici, a cui si aggiungono disagio, sentimenti di vulnerabilità o perdita di controllo, preoccupazione per la propria salute e per quella dei propri familiari, distanza dalle proprie famiglie e ancor più difficoltà a condividere le emozioni connesse al lavoro, l’elevata responsabilità, il carico delle aspettative, l’alterazione della distanza relazionale operatore-paziente. Essenziale per il futuro appare il lavoro sulla compassion fatigue e sul burnout.

Un aspetto importante è dato dagli incontri di supervisione, che si sono rivelati significativi particolarmente per il supporto agli psicologi in riferimento alla costruzione di nuove forme di vicinanza relazionale e “contatto”,  in un contesto di obbligato distanziamento sociale. Gli incontri sono stati condotti dal dott. C. Lo Piccolo.

La ridefinizione creativa del modus operandi e l’expertise acquisita durante quest’esperienza, consegnano alla fase post-covid-19 alcuni spunti di riflessione teorici, metodologici e operativi: la necessità di mettere a sistema modalità di lavoro integrato “cure-care” a supporto dei pazienti e famiglie; l’importanza di un accompagnamento post dimissioni in ottica di continuità assistenziale; il mantenimento dell’integrazione delle nuove tecnologie nella presa in carico della persona; la creazione di azioni e spazi dedicati alla salute organizzativa. Aspetto rilevante è poi quello riguardante l’analisi dei bisogni degli operatori in post emergenza COVID-19.

Volendo riprendere una lettura orientale che ci guidi in un percorso futuro, possiamo utilizzare il concetto di “fare hendoku-iyaku”, che nella tradizione buddista  giapponese  significa trasformare il veleno in medicina, come metafora dell’importanza della resilienza, dell’empowerment e dello sviluppo di strategie di coping adattive.

Tale esperienza ha consentito, altresì, di rafforzare la riflessione sull’importanza di mantenere una visione olistica del paziente secondo un modello organizzativo che veda la centralità della multidisciplinarietà all’interno della quale il ruolo dello psicologo svolge un ruolo determinante e il nostro racconto ne è testimonianza .

 

Riferimenti bibliografici

 

“linee di indirizzo per l’intervento psicologico a distanza a favore della popolazione nell’emergenza covid-19” https://www.psy.it/newsletter-n-7-linee-di-indirizzo-cnop-per-lintervento-psicologico-a-distanza-a-favore-della-popolazione-nellemergenza-covid-19.html 

 

IASC Inter Agency Standing Commettee. (2020). Briefing note on addressing mental health and psychosocial aspects of COVID-19Outbreak.

 

NCTSN  National Child Traumatic Stress Network (2020). Parent/Caregiver Guide to Helping Families Cope With the Coronavirus Disease 2019.

http://www.psicoterapeutiinformazione.it/emergenza-covid-19-aspetti-psicosociali-buone-prassi-promuovere-benessere-psicologico/ 

 

De Nardin M. “COVID-19: l’impatto psicologico sulle famiglie del personale sanitario” https://www.med4.care/covid-19-impatto-psicologico-famiglie-personale-sanitario/

 

 “Schimmenti A., et al. 2020: “On the distinction between fear and anxiety in a (post) pandemic world: a commentary on” Clinical Neuropsychiatry Volume, 17, issue 3- June 2020

 

F., Hasson-Ohayon, I., MacBeth, A. & Dimaggio, G. (2020). Telepsychotherapy in the Age of COVID-19: A commentary. Journal of Psychotherapy Integration, 30, 394-405. DOI: 10.1037/int0000222

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