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Un’oasi di socialità durante il lockdown: l’esperienza del Parco della Salute a Palermo.

 

di Dario Caminita

 

Dal 9 marzo 2020 l’Italia intera si è trovata a fare i conti con l’emergenza sanitaria causata dal Covid-19. Le strade improvvisamente sono diventate deserte. Nessun luogo in città era più ritenuto sicuro; l’unico che lo è diventato è stato il Parco della Salute.

“Il Parco della Salute presso il Foro Italico di Palermo è una iniziativa di natura sociale, aperta alla collettività tutta, che ha riqualificato una porzione di costa urbana attribuendole la funzione di area verde attrezzata e accessibile” racconta Daniele Giliberti fondatore di Vivi Sano Onlus, associazione che gestisce il parco dal 2016.

Le finalità ultime dell’iniziativa è quella della diffusione presso la collettività della cultura di stili di vita sani in un luogo privo di barriere architettoniche e pensato per ospitare tutti: iniziative realmente inclusive offerte grazie alla collaborazione di volontari ed associazioni, senza alcun finanziamento pubblico.

Così, mentre tutto si fermava a causa del Coronavirus, gli associati e gli esperti di Vivi Sano Onlus hanno cominciato ad attivarsi per dare risposta ai bisogni nascenti della cittadinanza, costretta a fare i conti col disagio legato alla chiusura delle attività e la giusta ma forzata permanenza in casa. Un disagio tanto palese quanto silente era quello sofferto dalle persone con disabilità, rimaste senza i servizi assistenziali e le terapie per loro necessarie, all’interno di una routine giornaliera stravolta, senza più punti di riferimento. Grazie al contatto con le famiglie, il dialogo col Comune di Palermo e l’ASP Palermo, Vivi Sano ha strutturato un progetto che ha previsto la riapertura straordinaria del parco su prenotazione e in maniera contingentata per offrire alle persone con disabilità e alle loro famiglie un momento di respiro in pieno lockdown. Così dal 2 aprile (giornata mondiale per la consapevolezza sull’Autismo) le persone autistiche, con ADHD, con disabilità fisiche e/o intellettive, con disturbi del neurosviluppo e deficit neurosensoriali, residenti nel Comune di Palermo hanno avuto l’opportunità di trascorrere del tempo al parco in compagnia di un adulto di riferimento avendone a disposizione gli spazi in maniera esclusiva, in totale sicurezza e nel pieno rispetto dei Decreti Ministeriali, delle ordinanze e direttive regionali in materia di prevenzione del contagio da Coronavirus. Per realizzare questo è stato necessario elaborare un’organizzazione attenta e su più livelli. Un “livello amministrativo” gestito dall’Amministratore Delegato di Vivi Sano Onlus e strutturato attorno al dialogo con gli uffici competenti per le autorizzazioni; un “livello organizzativo” incentrato sulla valorizzazione degli spazi del parco per offrirli agli utenti in considerazione delle loro specifiche esigenze e la gestione degli operatori (specializzati nel campo della disabilità) da adoperare per fare funzionare il tutto. “E’ stato un lavoro minuzioso e molto gratificante” spiega Irma Calò, psicologa e coordinatrice delle attività da svolgere al parco durante l’emergenza sanitaria. “Gli operatori accoglievano all’ingresso l’utente e il suo accompagnatore coabitante fornendo dispositivi di sicurezza e indicazioni utili affinché potessero godere degli spazi del parco: tra giardino sensoriale, campetti e giochi regolarmente sanificati, il parco è stata una boccata d’ossigeno in riva al mare per le persone con disabilità e le loro famiglie, che non hanno esitato a manifestarci la loro gratitudine per aver messo a disposizione questo tipo di servizio”.

Oltre 400 utenti hanno potuto quindi usufruire del parco, alleggerendosi dal peso dell’aver visto stravolte in maniera radicale le proprie giornate.

L’importanza di questa iniziativa e il notevole peso specifico sul piano del benessere psicologico degli utenti e del loro famiglie è stato sottolineato anche dalla dott.ssa Giovanna Gambino, neuropsichiatra e Garante regionale per le persone con disabilità, che già durante il lockdown metteva in evidenza come l’allungamento del periodo di restrizione ha determinando l’incremento del rischio per le persone che vivono particolari condizioni di grave fragilità e per le loro famiglie, lasciate sole nel fronteggiare tale disagio. “Dal confronto con le esperienze di attività all’open-air controllate al Parco della Salute, in corso anche in altre regioni del territorio nazionale, si evince che vi possono essere condizioni migliorative” sostiene difatti la Gambino. “L’esperienza di convivenza con il virus è destinata a prolungarsi e, soprattutto nella possibile riapertura controllata degli esercizi e delle attività lavorative, questo modello pensato e curato nei dettagli può diventare uno strumento di protezione per il singolo e per la collettività. Le persone con grave disabilità intellettivo relazionale e/o con iperattività, non avendo consapevolezza totale della modulazione delle distanze sociali, non possono essere sempre controllabili nel rispetto delle indicazioni igieniche e di sicurezza. Ma così si può!”. “Questa esperienza”, prosegua la Gambino, “può diventare uno strumento di supporto per l’intero nucleo familiare con “valenza terapeutica” nella programmazione settimanale. Tale modello va inserito nell’ambito delle buone prassi che declinano il rispetto reciproco e la sicurezza della persona più fragile e della sua famiglia e della comunità intera”.

Iniziata nella prima fase del lockdown, l’esperienza di riapertura del Parco della Salute è continuata nelle settimane successive. Durante la cosiddetta “Fase 2” il parco è stato diviso in oltre 10 micro aree per permettere di fruirne in maniera controllata evitando gli assembramenti: la mattina l’accesso continuava ad essere riservato alle persone con disabilità mentre il pomeriggio al resto della cittadinanza.

Un’esperienza che ha attirato l’attenzione degli amministratori di altri Comuni e delle maggiori testate giornalistiche e TG nazionali.

Un progetto reso possibile grazie alla collaborazione di tanti tra associazioni, cittadini, esperti e volontari, mossi dalla filosofia del “Se ognuno fa qualcosa, allora si può fare molto…” tanto cara al Beato Padre Pino Puglisi, eroe palermitano ucciso dalla mafia e antesignano del concetto di condivisione, inclusione e partecipazione sociale.

Un esempio di buona prassi “made in Palermo” da replicare, condividere e, perché no, esportare!

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