Comunicazione della Presidente
Comunicazione Presidente | 11 Giugno 2021

Cari colleghi, care colleghe

ritengo necessario aggiornarvi su una vicenda giudiziaria che mi riguarda perché, pur nascendo nel contesto della mia attività professionale ed essendo del tutto estranea dalla mia attività istituzionale di Presidente dell’Ordine, potrebbe comunque suscitare illazioni improprie.

È dunque utile fornire i giusti aggiornamenti.

Nella mia attività professionale di componente delle commissioni INPS per le valutazioni di invalidità ed handicap, svolgo insieme ad altri 27 colleghi (psicologi, assistenti sociali e medici) un’attività configurata come lavoro autonomo, ma che è del tutto incardinata nelle procedure organizzative dell’INPS territoriale.

In tale contesto, è stata contestata a tutti noi la redazione di verbali che ci registrano come presenti in più commissioni di valutazione parallele. Parte di accusa sostiene che tale notazione costituisca un falso e per tale motivo siamo stati tutti rinviati a giudizio al termine dell’udienza preliminare avanti al Tribunale di Trapani, in data 07.06.2021.

È evidente, per me come per tutti gli altri 27 colleghi rinviati a giudizio, che nessuna delle nostre condotte presenta profili illeciti, per diversi motivi.

Il primo è che l’organizzazione delle nostre attività non dipende da noi, ma dalla sede INPS, che, non solo non si è costituita parte civile, ma in persona del suo Direttore provinciale ha depositato presso il Tribunale di Trapani una nota che spiega come la presenza degli operatori in più commissioni parallele e contemporanee sia un’esigenza di servizio legata a scarsità di risorse.

Il secondo è che noi operatori non redigiamo verbali e non abbiamo credenziali di accesso di alcun tipo alla piattaforma di verbalizzazione. È sempre la commissione nel suo insieme che – al termine di un’attività di valutazione che comporta più fasi in cui non sono necessariamente sempre presenti tutti i componenti – definisce il verbale finale.

Il terzo è che appare inverosimile immaginare che un gruppo di 28 persone, professionisti incensurati che stanno semplicemente svolgendo il proprio lavoro all’interno di procedure definite dall’Ente, si accordi per un reato come il falso senza averne alcun motivo o vantaggio.

È infatti sul vantaggio che l’intera impalcatura giudiziaria vacilla, perché non è stato individuato alcun personale vantaggio per noi dalle supposte condotte illecite. Nè, è bene precisarlo, vi è alcuna ipotesi di distorsione o contraffazione dei risultati delle valutazioni.

Non siamo dunque nel campo che i giornalisti definiscono per comodità ‘falsi invalidi’.

Dunque, certi che in giudizio si potrà chiarire la nostra estraneità a qualunque illecito, non abbiamo nemmeno valutato riti alternativi.

È appena il caso, in questa sede, di sollevare a livello più generale la questione delle condizioni di lavoro in cui i professionisti e le professioniste psicologhe si trovano spesso ad operare. Ciò che sta accadendo a me e ai miei 27 colleghi potrebbe accadere ad altre decine o centinaia di psicologhe e psicologi in ogni sede INPS d’Italia, e più in generale in qualunque contesto lavorativo in cui la presenza di un contraente forte (ente o azienda, pubblico o privato) comporti per il professionista di sopportare il rischio e l’instabilità di un rapporto di lavoro autonomo, ma la condizione subordinata del contraente debole.

In tali condizioni di lavoro si realizza un ibrido fra lavoro autonomo – qual è di diritto – e di lavoro subordinato – qual è di fatto.

Avendo del lavoro autonomo i rischi, l’instabilità e la scarsa protezione legale, e del lavoro subordinato la mancanza di autonomia e la necessità di accettare condizioni di lavoro definite altrove. Il tutto in una cronica condizione di “ricattabilità” fondata sulla possibilità, per il contraente forte, di recedere in qualunque momento dal contratto.

Certa che la mia vicenda sarà occasione di una riflessione generale sulle politiche per il lavoro, e confidando che la parte sindacale si attivi a tutela dell’importante componente di professionisti della nostra categoria che scontano condizioni di lavoro come quelle descritte, resto a disposizione per ogni chiarimento.

 

La Presidente
Gaetana D’Agostino