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Commento sull’esperienza di supervisione

Pubblicato il: 23 Marzo 2023

Di:Salvatore Fatiga

Illustrare l’esperienza che ho vissuto nella giornata di supervisione organizzata dall’Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana, alla presenza di quattro diversi orientamenti, non è cosa semplice.

Sono state molteplici le emozioni suscitate dall’incontro umano e professionale con i colleghi e i terapeuti supervisori che, grazie alla loro presenza ed esperienza, hanno rappresentato una importante fonte di sapere.

Fin dalla stesura del caso clinico da sottoporre alla validazione dei membri dell’Ordine, l’idea di presentare un caso alla presenza di decine di colleghi e di professionisti, alcuni dei quali sicuramente più esperti di me, ha sollecitato degli interrogativi con annessi dubbi e preoccupazioni.

Emozioni e pensieri contrastanti hanno abitato dentro di me: da un lato, vi è stato il timore di mostrare le proprie difficoltà in una situazione terapeutica, rivelando i miei limiti, le mie mancanze e anche le mie debolezze. Dall’altro, però, cresceva vorticosamente il portato del valore intrinseco a questa occasione, probabilmente unica e irripetibile: l’incontro di supervisione nascondeva il germe della crescita e della forza, risorse che superavano di gran lunga i punti deboli.

Quello che ho sentito è stato un coinvolgimento pieno, attivato dal confronto con un contesto caratterizzato da reciprocità, che ha dato vita ad un’opportunità di crescita per me ed il mio futuro professionale ed umano e, soprattutto, per il mio paziente e per la mia terapia nella quale sentivo di trovarmi in una fase di impasse.

Il potere di questo incontro non può che essere individuato nel confronto con i supervisori e la loro esperienza sebbene a colpirmi molto sia stata la loro estrema capacità di creare una connessione con la mia persona. In questo clima non ho minimamente avvertito le differenze dei singoli orientamenti e dei diversi linguaggi di cui ognuno è dotato; al contrario, ho toccato con mano la bellezza delle relazioni che hanno a cuore la cura delle persone, elemento fondamentale con cui da terapeuti dobbiamo fare i conti. La supervisione ha placato la piena del fiume in cui sentivo di trovarmi e mi ha aiutato a costruire argini in grado di segnare il solco entro cui il corso d’acqua era chiamato a scorrere. È grazie agli interventi dei supervisori che ho potuto riavviare la terapia, superando i blocchi che sentivo crearsi nella relazione con il paziente.

In definitiva, l’incontro di supervisione ha assunto per me un valore estremamente costruttivo: ho potuto raccontare e narrare della mia posizione da terapeuta, da essere umano e della relazione con il mio paziente, senza avvertire qualsivoglia forma di giudizio, in un clima di accettazione caratterizzato da profonda umanità. E ancora, questo incontro mi ha permesso di rafforzare gli aspetti fondamentali che, da terapeuta e da uomo, sento di dover portare sempre nella mia cassetta degli attrezzi: il sapere (diversi orientamenti mi hanno trasmesso molteplici contenuti e spunti teorici); il saper fare (le diverse competenze, le tecniche, le strategie, i metodi); il saper essere (gli aspetti emotivi che il caso clinico ha attivato nei supervisori, le emozioni che entrano in gioco nella relazione con i pazienti e che inevitabilmente risuonano dentro il terapeuta).

L’augurio è che questi incontri possano proliferare, aiutando la professione ad uscire da schemi e costruzioni troppo rigide, che danno sicurezza ma che non sempre favoriscono una crescita piena. Credo che le differenze siano il motore che anima nuove consapevolezze, che scuote le nostre coscienze e che riporta il focus su ciò che conta davvero: crescere insieme grazie e a partire dalle reciproche diversità.