Seguici su
Cerca

A tu per tu con il disagio adolescenziale: oltre gli stereotipi e i pregiudizi sul digitale

Pubblicato il: 19 Luglio 2023

Di:Lucia Musmeci

Tante e diverse sono le motivazioni che spingono molti degli adolescenti contemporanei a sperimentare una condizione di estrema e lancinante sofferenza, rabbia e confusione; condizione che li porta poi ad agire tanti e diversi comportamenti lesivi del proprio ed altrui benessere psicofisico, fuori e dentro gli schermi.

Eppure, nonostante ciò, quella attuale è una società estremamente competitiva ed individualistica, in cui il fallimento e la morte rappresentano spesso elementi non contemplabili come possibilità della vita, pena l’emergere di un dolore percepito come intollerabile ed ingestibile con le risorse emotive e cognitive a disposizione.

Ed è proprio per questo che la suddetta varietà di motivazioni non viene solitamente riconosciuta dal mondo adulto, tanto da essere generalmente ridotta ad un unico principale fattore: la pervasività dei dispositivi digitali, con tutto ciò che di problematico e disfunzionale essa può comportare.

Prima di procedere con la presente riflessione, è doveroso però sottolineare che con essa non si intende affermare l’inesistenza o l’irrilevanza delle criticità legate ad un utilizzo disfunzionale e problematico dei dispositivi digitali.

Ciò che si vuole piuttosto evidenziare è che social network, chat e videogiochi sono “semplicemente” ulteriori nuovi ambienti in cui il disagio adolescenziale tende a manifestarsi ed esprimersi, ma che – diversamente da ciò che viene solitamente affermato – tale disagio spesso ha le sue origini più profonde non in tali ambienti, quanto piuttosto nel cosiddetto “mondo fuori dagli schermi”.
Difficoltà e sofferenze dovute a fattori individuali – come disabilità e malattie -, familiari – come eccessive aspettative di successo e divorzi -, relazionali – come difficoltà nell’instaurare e mantenere rapporti di amicizia e d’amore -, scolastici – come disturbi specifici dell’apprendimento e disabilità intellettive specialmente se in assenza di adeguato riconoscimento e supporto -, e/o sociali – come crisi economiche e ambientali -, sono solo alcuni esempi, molto comuni, di situazioni non primariamente legate al digitale che possono far sperimentare agli adolescenti quella condizione di estrema e lancinante sofferenza, rabbia e confusione di cui si accennava sopra.

Limitarsi ad individuare nel digitale – sempre e comunque, a prescindere da qualsiasi riflessione consapevole e contestualizzata – l’unico fattore alla base del disagio adolescenziale porta però con sè il rischio, spesso ignorato o sottovalutato, di trascurare l’intricato intreccio esistente tra le suddette categorie di fattori: rinunciando, in parte o del tutto, alla sua “esplorazione” ed elaborazione persino, a volte, in sede di consulenza/sostegno/psicoterapia, si tende così a mettere in atto interventi che poco o nulla hanno a che fare con le reali motivazioni del dolore portato dall’adolescente.

La tendenza ad attribuire esclusivamente al digitale tutte le responsabilità del disagio adolescenziale contemporaneo ha dunque l’effetto opposto rispetto a quello auspicato in quanto finisce per accrescere negli adolescenti contemporanei il senso di solitudine e di impotenza, il dolore, la frustrazione e l’assenza di fiducia e di speranza riguardo al futuro.

Tra l’altro, tutto ciò tende ad avvenire sempre più di frequente perché le giovani generazioni hanno difficoltà a trovare adulti davvero disposti ad ascoltare, e a vedere, loro ed il loro dolore, spesso anche tra i professionisti della salute mentale che più di tutti invece dovrebbero essere formati ad andare, ed ad accompagnare, oltre la patina offuscante dei pregiudizi e degli stereotipi più comuni.
È opportuno sottolineare comunque che anche a monte di tale assenza di riconoscimento delle reali e profonde origini del disagio adolescenziale sembra esservi un intricato intreccio di fattori diversi da considerare attentamente: il principale tra essi pare coincidere, in particolare, con il forte disagio sperimentato da tanti adulti – qualsiasi sia il loro ruolo rispetto al singolo adolescente in questione – nel trovarsi “faccia a faccia” con un dolore così intenso, perché proprio tale dolore rischia di attivare e/o riattivare le proprie angosce – legate al mondo adolescenziale – sopite, latenti, potenziali, in quanto non ancora sufficientemente elaborate.
Compito, se non proprio dovere, imprescindibile di ciascuno di noi adulti – ed in particolar modo di noi professionisti della salute mentale – risulta dunque essere oggi quello di svestire i panni del Don Chisciotte travolto dall’illusione di poter/dover lottare e vincere contro i mulini a vento – in questo caso digitali: da una simile lotta potremmo solo uscire frustrati e sconfitti, totalmente fuori strada rispetto a quelli che dovrebbero essere i nostri reali obiettivi.

Gli abiti che dovremmo indossare sono piuttosto quelli dell’adulto autorevole, realmente disposto a mettersi in ascolto e in osservazione degli adolescenti contemporanei, e delle loro angosce, proprio perché disposto innanzitutto ad ascoltare e osservare le proprie angosce profonde: solo così facendo sarà possibile per noi adulti – anche per noi professionisti della salute mentale – trasformarle in un potente e prezioso strumento per affiancare gli adolescenti contemporanei nell’elaborare le loro sofferenze e nell’individuare il loro personale percorso di vita, oggi, e in futuro, una volta divenuti adulti.