Pubblicato il: 19 Luglio 2023
In quest’epoca contraddistinta da crisi globali, che spaziano dalle pandemie, alle guerre e ai cambiamenti climatici, il tema “Adolescenti senza mondo” sprona a un’attenta riflessione…
I giovani, bombardati continuamente da stimoli non sempre “positivi”, si trovano a vivere già di per sé un periodo evolutivamente molto delicato e turbolento: tanto piacevolmente emozionante, cangiante, eccitante e intrigante, quanto disorientante, disarmante, confusivo e destabilizzante.
Negli ultimi anni, lavorando all’interno di alcuni Istituti Scolastici dell’interland catanese [1], in seguito a bandi per “esperto psicologo nella conduzione di sportello d’ascolto”, sono entrata in contatto con un elevato numero di adolescenti.
Attanagliati da quesiti irrisolti e impregnati di disagio, spesso in modo silente (ma assordante), cercano aiuto. Il grido muto, disperato, si manifesta in modo tendenzialmente disfunzionale ma ogni sintomo, per noi clinici, è prezioso.
Sovente ho potuto scorgere nei ragazzi paura, confusione, insoddisfazione e sofferenza per un mondo adulto che non riesce a fornire loro le risposte adeguate; si percepisce, infatti, la necessità di un confronto e anche di uno scontro costruttivo.
Quale futuro possiamo indicare a questi adolescenti che si sentono così persi, soli, sconfortati e incompresi? Un futuro che sia maggiormente popolato, magari sovraffollato, da figure di riferimento capaci di contenerli, supportarli, che possa risultare per loro un rassicurante posto sicuro.
Spesso, confidandosi/sfogandosi/lasciandosi andare e fidandosi, mi hanno raccontato di adulti di riferimento che talvolta (spesse volte) faticano a comprendere e rispondere in modo adeguato ai bisogni e alle paure degli adolescenti; le cosiddette “figure di riferimento” necessitano, a loro volta, di essere sostenute e supportate [2]. Non è un caso che allo sportello d’ascolto si rivolgano anche i genitori degli alunni. “Non so cosa fare”, “Non so come fare”, “Io le ho provate tutte”, “Non ci capiamo”, “Non mi ascolta”, “Mi dica lei”, “A lei la ascolta, a me no” sono alcune delle frasi ricorrenti…
È come se genitori e figli parlassero due lingue differenti e un “traduttore”, un mediatore linguistico, un tramite, potrebbe servire a migliorare, o in alcuni casi addirittura attivare, la comunicazione.
L’incomprensione, la frustrazione e la solitudine che molti adolescenti provano sono sintomi di un sistema che ha bisogno di cambiare, di evolvere il proprio modo di mettersi in ascolto, in contatto e in discussione.
All’interno degli Sportelli d’Ascolto solitamente si attuano altri interventi; i principali sono gli incontri di classe su tematiche specifiche (quali ad esempio bullismo e cyberbullismo, violenza di genere, gestione degli insuccessi e dei fallimenti scolastici),
Per preparare un futuro migliore agli adolescenti di oggi ci sono un paio di strategie chiave che potrebbero essere adottate.
Entrare nel mondo dei ragazzi, “alleandosi” con loro, preparandoli per le sfide della vita e aiutandoli a sviluppare resilienza, creatività e capacità critica. Dobbiamo offrire loro gli strumenti per comprendere il mondo e per essere in grado di contribuire attivamente al suo cambiamento. A scuola ci si potrebbe indirizzare verso metodi di insegnamento che coinvolgano gli studenti in un modo più significativo e attivo (ad esempio peer education); coinvolgere attivamente gli adolescenti nelle decisioni che influenzano il loro futuro potrebbe essere un obiettivo a lungo termine. Questo non solo aumenterà il loro senso di appartenenza e di responsabilità, ma li aiuterà anche a sviluppare competenze di leadership e a diventare cittadini attivi.
È fondamentale che si creino spazi in cui gli adolescenti possano esprimere liberamente emozioni, passioni, sentimenti, e pensieri; un luogo all’interno del quale possano sentirsi visti, ascoltati e compresi (ad esempio gli Sportelli d’Ascolto a scuola). Bisogna, altresì, sviluppare politiche di inclusione e integrazione, promuovere la diversità e l’accettazione.
Come psicologi e psicoterapeuti potremmo accogliere il disagio, supportare gli adolescenti e rappresentare per loro una figura di riferimento altra rispetto a genitori e insegnanti, indirizzarli nell’effettuare decisioni (ad esempio orientandoli nella scelta della scuola secondaria di secondo grado o del percorso universitario più idoneo) non scegliendo, però, per loro. Aiutare i ragazzi a “consolidarsi” e arricchirsi della cassettina degli attrezzi sarebbe un grande auspicio. I giovani talvolta necessitano di qualcuno che li aiuti a districarsi, a prefigurarsi i vari percorsi, i ragazzi hanno bisogno di essere capiti, incoraggiati e sostenuti nella loro crescita.
Riguardo la mia esperienza con gli Sportelli d’ascolto [3] credo che essa possa essere considerata un’ottima occasione per entrare in contatto con i ragazzi ascoltando e prevenendo stati ansiogeni, per accogliere, contrastare e risolvere problematiche riguardanti la crescita e le tematiche ad essa connesse. Uno spazio, quindi, in cui poter prevenire, o affrontare, situazioni di sofferenza quali ad esempio problemi emotivi e relazionali, problemi legati all’età evolutiva dei ragazzi, disturbi del comportamento alimentare, condotte autolesive, problemi di identità di genere, disturbi psicosomatici, fobie scolastiche, dipendenze da sostanze stupefacenti e le cosiddette “new addictions” (tra cui dipendenza da telefonino, da video-games, da internet, da relazioni virtuali e da sexting).
A scuola il mio intento è quello di essere un aiuto, una stampella, un salvagente e una presenza capace di far percepire agli alunni che c’è qualcuno, con un ruolo diverso sia dai genitori sia dagli insegnanti, disponibile ad ascoltarli e fornire loro accoglienza e comprensione non solo per difficoltà riguardanti il mondo della scuola ma anche quello della famiglia, del gruppo dei pari e, non meno importante, quello proprio, interiore, intimo e personale.
Un mondo altro, forse, così potrebbe essere possibile…
NOTE
[1] Prevalentemente Istituti Scolastici di scuole secondarie di secondo grado.
[2] Se all’interno degli Istituti Scolastici, e non solo, potessero effettuarsi cicli di incontri mirati al sostegno alla genitorialità, ciò rappresenterebbe un valore aggiunto.
[3] Dal 2015 a ora ne ho gestiti quasi venti.