Pubblicato il: 19 Luglio 2023
Quella dell’adolescenza è da sempre una delle fasi più complesse e delicate della crescita, ancor di più lo è ai tempi d’oggi caratterizzati da una rapida e continua evoluzione dovuta, tra l’altro, al continuo diffondersi dell’uso dei social network che dilatano il disagio emotivo e relazionale e portano ad una scarsa chiarezza nella comunicazione e alla mancanza di rapporti reali e autentici.
L’adolescenza è il periodo più critico nella gestione educativa di un figlio, in quanto caratterizzato da forti contrasti, determinati dall’esigenza di autonomia dell’adolescente. La difficile fase dell’adolescenza, infatti, non interessa solo il giovane, ma anche il genitore e, spesso, l’intero nucleo familiare, il quale risente delle tensioni che si creano tra i due “schieramenti”.
Ci sono due momenti in cui il rapporto e la comunicazione tra genitori e figli inizia a modificarsi, facendo avvertire i primi conflitti. Il primo si ha quando il genitore sente di non rappresentare più un punto di riferimento per il figlio, poiché tale ruolo viene delegato al gruppo dei coetanei (che diviene nuovo punto di riferimento in adolescenza). Il secondo si ha quando l’adolescente, percependo una forte spinta ad andare contro le regole, mette in discussione l’autorità del genitore e assume comportamenti che portano al contrasto. Spesso, di questo processo che conduce all’individualizzazione, il ragazzo non ha alcuna consapevolezza. Ciò fa sì che l’adolescente si senta limitato nella propria libertà e che l’adulto si senta spodestato del proprio ruolo. Tale condizione genera, in entrambi, sentimenti di rabbia e frustrazione. Accade, così, che il dialogo tra genitore e figlio divenga via via più difficile, poiché caratterizzato da astio e competitività. Tutto ciò conduce l’adolescente a continue rotture con la famiglia: il giovane sfida il genitore e la famiglia, ossia le figure che incarnano l’autorità. Possiamo considerare l’adolescenza, dunque, come l’età delle sfide.
L’adolescenza, inoltre, costituisce un periodo critico per la salute, soprattutto quella psichica. Se è vissuta senza regole, c’è il rischio della possibile comparsa di malattie come, ad esempio, schizofrenia, crisi depressive, anoressia e bulimia. In considerazione del concetto di sano sviluppo della Persona, ben espresso dall’Organizzazione Mondiale della Salute – OMS, la quale vede la salute come “stato di benessere complessivo dell’individuo tale da consentire l’espressione delle piene potenzialità del soggetto” (www.oms.it), è importante aiutare l’adolescente e la famiglia a maturare la capacità di affrontare e superare ansie e conflitti, caratteristici della fase adolescenziale, in modo da prevenire il delinearsi dei disturbi sopra citati.
Spesso, durante i colloqui clinici con genitori “preoccupati” per i propri figli adolescenti, sentiamo le espressioni “non ascolta”, “non fa quello che gli diciamo”, “è sempre in camera sua, con il telefono in mano”.
Diventa necessario stabilire un rapporto tra generazioni il più costruttivo possibile che si basi su chiare regole e non su comandi autoritari, capaci di fornire agli adolescenti una linea guida da seguire per potersi orientare e trovare soluzioni ai vari problemi che essi incontrano lungo la via che li condurrà all’età adulta. Per riuscire in ciò, è fondamentale stabilire delle regole: la “regola”, infatti, diventa una sorta di bussola per orientarsi in un mondo non del tutto conosciuto, una misura educativa fondamentale capace di fornirgli un indirizzo.
Le regole sono quella protezione necessaria non solo per evitare danni fisici, ma anche e soprattutto per proteggere la sua emotività. Un adolescente lasciato libero di agire senza freno alcuno, è abbandonato a sé stesso, una finta libertà che si trasformerà presto in una grandissima prigione. Sarà un adolescente incompreso, visto come “difficile”, e questo lo farà avvertire come un “problema”, mentre è invece confuso e solo.
Va compreso il concetto di libertà, perché si pensa troppo spesso, che libertà significhi “fare ciò che voglio, quando voglio”. Ma questa è la FINTA libertà. È la forma di libertà più semplice che un genitore possa applicare, perché è più facile dire di sì che di no.
La libertà VERA invece è l’autonomia di pensiero, di prendersi cura di sè, di essere in grado di rapportarsi con gli altri, di gestire le proprie emozioni e reazioni, di autoregolarsi e autocorreggersi, la stima di sè.
Queste, però, restano solo teorie se guardandoci intorno vediamo ragazzi che dopo aver colpito la propria Professoressa con una pistola ad aria compressa, “ricevo la gratificazione” di essere promossi con la votazione di 9 in condotta…una sconfitta per l’intera società.
Gli adolescenti senza regole soffrono tantissimo. Sono spaesati, soli, in balia di emozioni che non sanno gestire, di scelte che non possono affrontare. È come trovarsi in mezzo al mare, su una barca, senza saperla guidare e con il capitano che ti guarda senza dirti nulla. La stima di sè poi, nasce sulla base dell’approvazione degli altri, delle risposte altrui ai nostri comportamenti. Solo con il tempo ci sarà un distacco da tale equazione e non verremo più influenzati dall’esterno, ma è un processo fisiologico (quello di partenza), che serve appunto per annaffiare il seme della nostra autostima e farla crescere, per sentirci amati e ben voluti.
A conferma di quanto detto, vengono in aiuto anche le nuove ricerche delle neuroscienze che illustrano come negli individui cresciuti senza regole si accendono i lobi frontali del cervello, quelli che producono l’ormone dello stress e dell’ansia (il cortisolo). Addirittura, approcci educativi autorevoli basati su regole opportune e sull’empatia con i propri figli, aumentano numero, grandezza e funzionalità dei neuroni.
A tal fine, le regole devono essere chiare, stabilite e condivise da entrambi i genitori che, impegnati in un “lavoro di squadra” definiscono dei punti fermi e partendo da questi permettono al figlio adolescente di muoversi nel suo margine di autonomia. Se date al momento giusto, le regole consentiranno di sviluppare progressivamente l’autonomia. Per fare ciò diventa necessario avere ben chiaro l’obiettivo educativo, partendo dall’idea che alla base del processo di crescita e di sviluppo personale dell’adolescente c’è la costruzione di una identità che lo porterà a definire una propria personalità con idee, valori, motivazioni, credenze. Processo alquanto complesso che richiede la figura di un modello e un esempio di riferimento che viene rappresentato, in primis, dalla figura dei genitori che hanno, tra l’altro, il compito di garantire sicurezza e stabilità emotiva.