Pubblicato il: 19 Luglio 2023
In qualsiasi ambito, e quindi non solo esclusivamente in quello scolastico, il concetto di inclusione diviene centrale al fine di favorire l’accettazione della complessità insita nel significato stesso di “persona”.
Tuttavia, nello specifico, la necessità di attribuire una definizione al concetto d’”Inclusione scolastica” nasce dal voler concretizzare il significato di un fenomeno multidimensionale che non può e non deve trovare un collocamento unico nello scenario sociale.
La tanto auspicata definizione, quasi fosse una formula perfetta, rischia di perdere dunque la sua motivazione sottostante e, laddove identificata, decade riducendosi a mero nominalismo.
Per poter trattare di autentica inclusione, necessita dunque far luce sul concetto di persona intrinsecamente legato a quello di contesto; la fusione equilibrata dei due “elementi”, fortemente interconnessi, ha una notevole ricaduta sul benessere psicologico che, per il suo raggiungimento, necessita soprattutto di azioni sinergiche e consapevoli di “alleati” competenti.
Il concetto di benessere globale va, dunque, inteso come intrinsecamente collegato a quello di salute definito dall’OMS secondo una visione innovativa legata al funzionamento umano a tutti i livelli (biologico, personale e sociale), superando la visione limitante di malattia.
Difatti, la mancanza di pratiche inclusive trova terreno fertile proprio laddove si registra una carente formazione specifica, anelando trionfante una formazione che esula da quella propria dell’articolato ambito psico-educativo e metodologico secondo una prospettiva bio-psico-sociale ed ecologica.
La soluzione che può contribuire a favorire il raggiungimento dell’inclusione, dunque, non esiste a priori, ma si concretizza all’interno di processi circolari che flessibilmente necessitano di adattamenti nel “qui e ora” e che possono radicarsi nel contesto di riferimento, focalizzando l’attenzione, con la medesima intensità, su tutti gli attori dell’inclusione.
Nella prassi, l’inclusione si può concretizzare solo partendo dalla persona di riferimento per arrivare e tornare al contesto stesso in un’ottica circolare, considerando tutti coloro che del contesto ne fanno parte.
Quanto affermato pone rilevanza nella progettazione di interventi mirati, focalizzando la lente di ingrandimento sul micro contesto, con la consapevolezza che i dettagli contestuali sono inseriti all’interno di contesti più ampi che rappresentano lo sfondo indispensabile e imprescindibile necessario a delineare il macro insieme di riferimento, nel quale la persona è inserita e dal quale diviene necessario partire con estrema competenza.
Contribuire ad attuare l’inclusione significa, dunque, partire dalla conoscenza complessa della persona e della sua unicità; significa riuscire ad attribuire centralità alla stessa, individuando i punti di forza e accettando i punti di debolezza non con mera rassegnazione passiva, ma nell’ottica del pieno rispetto della stessa.
La “conoscenza” e l’”accettazione” della persona diventano dunque i pilatri dell’inclusione; essi affondano, insieme, le loro radici nel contesto proprio di riferimento della persona stessa, muovendosi sincronicamente per favorire interventi inclusivi secondo approcci necessariamente integrati e quindi fortemente interconnessi.
Alla base del raggiungimento di un’autentica inclusione, in ambito scolastico e non solo, si registra la necessità di interventi formativi finalizzati ad orientare docenti, alunni, famiglie e le altre figure di riferimento ad individuare, a loro volta, azioni sinergiche atte a favorire la concreta attuazione di buone prassi inclusive.
Al fine di favorire tali azioni sinergiche diviene imprescindibile, focalizzando la persona nella sua unicità, individuare strumenti e metodologie, avendo la possibilità di essere guidati e supervisionati costantemente da professionisti ed è qui che lo Psicologo dovrebbe assumere una posizione centrale.
L’attuazione di un’inclusione scolastica autentica si potrà ottenere, dunque, attribuendo fattivamente maggiore importanza al contesto non solo fisico, bensì relazionale e organizzativo. Per raggiungere tale ambizioso obiettivo, il ruolo del professionista in materia di inclusione diviene essenziale; la figura professionale dello Psicologo diviene, a tutela della “salute”, collante per passare da un’astratta ad una concreta attuazione.
Ci vorrebbe una rivoluzione copernicana nel contesto scuola da realizzare promuovendo reti territoriali e attribuendo un significativo spazio alla presenza imprescindibile dello Psicologo che, allo stato attuale, anela perlopiù tra un progetto limitato e un intervento circoscritto, assumendo un profilo poco delineato e confuso spesso con quello di altre figure.
La presenza, a scuola, del supporto professionale dello Psicologo competente, “professionista del benessere”, potrebbe di certo contribuire alla concreta attuazione dell’inclusione, a supporto dell’inclusione stessa e altresì del benessere psicologico di ogni singola persona nel rispetto del suo “funzionamento”.
Il contesto scuola registra un necessario supporto del professionista suddetto; la formazione mirata, in tal senso, potrebbe contribuire a favorirne la consapevolezza, creando sinergie utili affinché ciò si attui e diventi parte integrante delle “buona prassi” nel microcontesto scolastico.
L’illustrazione, inedita, vuole andare oltre le parole scritte, attribuendo valore alla qualità della relazione; tale qualità contribuisce a “colorare” il rapporto tra gli interlocutori e quindi a rendere “colorato” l’intero contesto di riferimento, producendo “benessere”.

Illustrazione inedita