Pubblicato il: 19 Luglio 2023
Comunemente etichettati “bamboccioni”, “eterni Peter Pan” o ancora Neet (giovani che non studiano, né lavorano). Stiamo parlando dei giovani di oggi, giovani senza futuro, ma aggiungerei anche una generazione di fantasmi del presente. É una condizione abbastanza drammatica quella che stiamo vivendo, e dobbiamo riuscire ad arginarla in tempo.
Nella realtà contemporanea il giovane è disorientato, non ha una bussola, è sfiduciato, depresso, abulico…
Ma ci siamo chiesti il perché? Semplicemente perché figli di una società che ovatta, comprime, schiaccia, non vede il talento, il valore, né riesce a tracciare traiettorie, che non premia, anzi scarsamente rinforza. É una società in cui il giovane finisce molte volte per anestetizzare la frustrazione, il suo disagio che nasce dal sordo bisogno di essere ascoltato e “visto”, alienandosi nella realtà virtuale dei videogames, nel cibo, negli attacchi al corpo, o in casi più estremi nel fumo, nelle droghe, nell’ alcol, nelle devianze che diventano rifugio, l’unica alternativa per “corpi senza casa”, per naviganti senza punti cardinali.
Oggigiorno, molti genitori sono presenti più fisicamente che mentalmente, in quanto troppo occupati o semplicemente impreparati ad accogliere il disagio del figlio, nonché le sue preoccupazioni; inesperti a guidarlo nelle scelte e nella pianificazione della sua vita.
Giovani incompresi, illusi, delusi, in bilico tra le sicurezze del mondo infantile e le incertezze della vita adulta. Non sposiamo l’affermazione che i giovani di oggi non abbiano voglia di lavorare o studiare.
Pensiamo, piuttosto, che il giovane non si senta premiato abbastanza per i suoi sforzi, per le sue potenzialità; qualità personali a cui, a lungo andare, cessa di credere.
In varie interviste, lo psichiatra e psicoterapeuta Paolo Crepet sottolinea che bisognerebbe insegnare ai giovani ad “essere cacciatori di orizzonti, a guardare l’infinito, a cercare la propria felicità, a inseguire con coraggio le proprie passioni, a correre il rischio, ad arrangiarsi da soli” senza sentirsi soli, bisognosi e insicuri.
Quella odierna è una società in cui il giovane, purtroppo, ha smesso di sognare; e ciò non va bene! Perché i sogni sono il frutto di una mente che crea ed elabora ambizioni, prospettive, scelte e passioni.
Se da una parte, dunque, urge supportare le famiglie, incoraggiandole ad avere più fiducia verso i propri figli e le loro capacità, affinché questi possano afferrare il timone della propria nave, spingendosi oltre la costa, dall’altra bisogna sollecitare le istituzioni scolastiche, le imprese e le organizzazioni lavorative a focalizzare l’attenzione sul giovane, attraverso la premiazione, ed un maggiore coinvolgimento nelle iniziative di lavoro che puntino a ripristinare l’importanza della meritocrazia, della gratificazione personale e del benessere psicosociale. Interventi motivazionali che spingano le “giovani identità in costruzione” a crescere come persone, professionisti e protagonisti attivi della propria vita.