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Impotenza da dipendenza

Pubblicato il: 6 Dicembre 2023

Di:Stefania Materia

La dipendenza non è una malattia, non si cura con i farmaci che tra l’altro potrebbero causarne un’altra. Le dipendenze sono una discesa tra gli inferi per se stessi e per chi sta intorno a loro. Vi scrivo una breve storia che è finita l’estate che è appena passata. Una dipendenza da sostanze stupefacenti ventennale – sì, può durare moltissimo – aggravata da dipendenza da alcol nell’ultimo lustro, spesso associate perché in assenza di sostanze stupefacenti si ripiega sull’alcol che è facilmente reperibile.

Alle spalle una famiglia solida, con sani valori, una classica famiglia per bene, ignara di tutto per quasi tutti gli anni. Si pensava un figlio ribelle, non incline alle regole. Nonostante la grave dipendenza riesce a formare un nuovo nucleo familiare, dopo un primo tentativo in cui è nato il primogenito, con la moglie hanno due splendidi bambini ma le cose non vanno bene per via dei suoi comportamenti che variano in base all’abuso di quel momento, la situazione diventa ingestibile e lui va via di casa. Da lì nessun contenitore e la famiglia di origine scopre tutto.

Ed ecco che l’inferno raggiunge tutti. La sensazione di impotenza invade ogni parente, si prova ad aiutarlo con risultati pressoché nulli. Sì convince ad avvicinarsi al SerT ma anche lì niente da fare. Tra i vari viaggi verso la ricerca della sostanza che riusciva a rasserenare momentaneamente e illusoriamente il suo stato d’animo un incidente lo coinvolge in autostrada provocandone la morte. Sarebbe dovuto partire la settimana seguente. Finalmente aveva accettato di farsi curare in una comunità specializzata per entrambe le dipendenze. Le comunità di recupero hanno un ruolo cruciale per il superamento di queste problematiche, ma anche in quei luoghi non vi è certezza sulla buona riuscita e far sì che possa riprendere in mano la propria vita.

Vorrei soffermarmi sui familiari delle vittime delle dipendenze. Ognuno di essi vive in un limbo tra amore e odio nei confronti del proprio figlio/a, compagna/o, fratello/sorella, padre/madre. L’amore nei confronti di esso e la voglia di salvarlo senza riuscita viene trasformato quasi sempre in odio nei suoi confronti per via di comportamenti e atti scorretti nei confronti di chi gli vuole bene e vorrebbe aiutarlo. Purtroppo i comportamenti diventano incomprensibili e imprevedibili. Spesso sfociano in atti di violenza o di autolesionismo o gesti verso vicini, sconosciuti solo perché si trovavano lì davanti in un momento sbagliato. Ci vogliono competenze specifiche per gestire e aiutare un tossicodipendente, e soprattutto bisogna contenerli, sia psicologicamente che fisicamente affinché non vadano via per cercare la sostanza per loro diventata necessaria.
L’aiuto psicologico e psicoterapeutico va rivolto alle famiglie per capire di più il comportamento del dipendente e soprattutto per fornire le strategie adatte alla gestione di esso. Lavorare sui sensi di colpa che spesso si accumulano, senza senso, in ognuno di loro, perché si pensa di non aver mai fatto abbastanza per loro ed ogni sforzo fatto, diventa vano. Lavorare sul senso di impotenza perché non si può andare in guerra senza armi che ti permettono, almeno di difenderti, perché sì, i familiari diventano sempre preda dei tossicodipendenti, chiedendo sempre soldi, di essere compresi e di essere aiutati, ma soprattutto di essere lasciati liberi.

La libertà pretesa diventa condanna per ognuno che sta vicino a loro. Perché anche in caso di morte, il senso di colpa per non aver potuto fare abbastanza li accompagnerà per il resto della loro vita.