Pubblicato il: 28 Maggio 2024
Attraverso quali griglie guardiamo agli accadimenti psicopatologici? Questa è sempre stata una domanda fondamentale per le comunità umane, ed ancora più per chi di questo ha scelto di occuparsi per mestiere. E le risposte sono state e continuano ad essere molteplici e spesso irriducibili tra loro, piuttosto che complementari.
Il testo di Graziella Zizzo La vita è altrove (Lithos Edizioni 2023), racchiude molte cose, ed è un gioco complesso di incastri di livelli, molto oltre il linguaggio comunque semplice e discorsivo che utilizza.
In figura certamente è posta l’attività clinica svolta in un servizio pubblico di Neuropsichiatria in un territorio peculiare come Castelvetrano, in un arco temporale che va dalla fine degli anni ottanta ai giorni nostri.
Un po’ più sullo sfondo sta il territorio stesso, la città di Castelvetrano, appunto, con le sue parabole trasformative e gli accadimenti che l’attraversano in questi decenni. A fianco, le dinamiche che pertengono alla comunità criminale, Cosa Nostra, che è parte non secondaria di questa come di altri territori siciliani.
Ma il focus piu marcato è pur sempre sulla sofferenza individuale e familiare, perché questo è un testo che narra molte vicende umane, osservate da quel particolare privilegiato e sofferto luogo che è la stanza di terapia.
Le quattro parti in cui è suddiviso il testo, rendono bene conto di questo intreccio: La storia, le storie; Curare la comunità; Mafia e psicopatologia; Mafia e psicoterapia.
Il testo comincia con il senso di stupore che ha colto molti dei professionisti della salute mentale in quegli anni tra la fine degli ottanta e l’inizio dei novanta in cui in molti si sono ritrovati ad accogliere utenti fino a qualche tempo prima impensabili dentro un contesto clinico, gli appartenenti a famiglie di mafia.
Anni in cui era già cominciata la riflessione teorica sulle strutture mentali segnate dal Sentire mafioso, gli anni delle guerre di mafia e gli anni delle stragi di mafia.
Un contesto sociale molto particolare, che non poteva non avere ricadute anche sulle richieste di aiuto psicologico.
Il testo arriva ai giorni nostri, quindi è anche una osservazione antropologica che riguarda tutta la comunità, vista sempre attraverso il filtro delle singole storie di persone che questa comunità abitano.
I figli di allora sono i padri e le madri di oggi.
Nel ‘92 molte cose sono accadute e molte cose sono cambiate da allora. Le stragi, la reazione culturale della società civile, la reazione dello Stato, il fenomeno dei collaboratori di giustizia, gli arresti.
In un mondo che si voleva immobile, le strutture dei legami hanno subito molteplici scossoni, dall’interno e dall’esterno.
E questa profonda crisi non poteva non avere ripercussioni sulle sofferenze esistenziali di tanti.
Nello studio del fenomeno mafioso sono stati finora messi in luce i costi che la mafia provoca dal punto di vista economico, politico e sociale, ma poca attenzione è stata invece posta sulla deriva etica e sui danni che provoca sul benessere psico- fisico dei cittadini e sull’intera Comunità.
Come emerge da tante storie, la presenza della mafia infligge ferite profonde al corpo sociale, provoca, anche in chi non è direttamente in contatto, ricadute psicologiche particolari: sfiducia, disincanto, cinismo, senso di impotenza, freno nell’esporsi, rassegnazione nel sopportare la negazione dei diritti e delle possibilità.
Ma soprattutto incide sulle relazioni sociali, corrose da una vena di distruttivita’, palpabile in tanti aspetti, che avvelena e impedisce il concepimento della dimensione comunitaria perché il senso di appartenenza non si sviluppa laddove vige la legge del più forte. In questo senso “Vittime di mafia” non sono solo coloro che hanno perso la vita e i loro familiari: “vittime di mafia siamo tutti noi.”
In questo passaggio del testo, è molto chiara la chiave di lettura che Graziella Zizzo utilizza per il suo lavoro teorico e clinico.
Non ci si può prendere cura degli altri se non abbiamo la capacità di leggere le trame culturali e relazionali in cui le vicende esistenziali sono inserite.
E le storie personali sono nello stesso tempo le lenti che ci aiutano a leggere in dettaglio i cambiamenti continui dentro queste trame sociali, culturali e relazionali.
Le psicopatologie non sono dimensioni a temporali nel loro accadere e significarsi, pure se le strutture sintomatologiche spesso ci fanno tendere a credere il contrario.
Il testo è costruito a partire dalle storie cliniche, che è sempre una grande ricchezza, ma viene attraversato e costruisce ad un tempo una storia e la Storia.
Come ho sempre pensato che accada alla clinica terapeutica vera.
Per questo è un testo che mi risuona molto dentro.
Per di più, parla anche molto di metodo terapeutico, che è altra cosa molto utile e preziosa.

G. Zizzo, La vita è altrove
Lithos, 2023