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Cuori fragili: quando l’adolescenza si confronta con la violenza

Pubblicato il: 8 Luglio 2025

Di:Valentina Pantano

“L’adolescenza non è solo una stagione
della vita, ma un terremoto interiore
che scuote le fondamenta dell’essere”
Umberto Galimberti

L’adolescenza è di per sé un periodo di grandi cambiamenti e vulnerabilità e l’attuale contesto sociale vede un’amplificazione di queste sfide in modo inedito. Esplorare come la società contemporanea contribuisca alla fragilità adolescenziale è un tema diversificato e ricco di sfumature psicologiche, cognitive, educative ed emotive.
L’adolescenza è una delicata fase di passaggio tra l’infanzia e l’età adulta. Non è sempre un periodo difficile della vita, ma certamente richiede una particolare attenzione. Classicamente, l’adolescenza viene compresa tra i 10 ed i 19 anni, anche se la SIMA (la Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza) identifica il limite a 21 anni.
Nello sviluppo evolutivo dell’adolescenza si distinguono tre fasi. La prima adolescenza, dai 10 ai 12 anni che è caratterizzata da un rapido accrescimento somatico e dall’inizio dello sviluppo puberale. In questo periodo comincia la vita di gruppo e la ricerca di una maggiore indipendenza in ambito familiare. Sul piano cognitivo aumentano la capacità di astrazione e la profondità del pensiero e, sul piano comportamentale, predomina la ricerca della propria identità.
La seconda adolescenza, dai 13 ai 15 anni è la fase in cui lo sviluppo somatico e puberale si completa. Si ha un consolidamento della vita di gruppo, iniziano i comportamenti a rischio (fumo, alcol, sesso precoce, disturbi della nutrizione) e si hanno i primi rapporti sessuali, spesso con partner non stabili. Sul piano cognitivo vi è una maggiore definizione dei propri obiettivi e iniziano i contrasti con il mondo degli adulti.
Infine, la terza adolescenza dai 16 ai 21 anni circa, fase in cui iniziano le preoccupazioni per l’inserimento sociale e l’indipendenza economica e in cui si riducono i comportamenti a rischio e i legami di coppia diventano più stabili. Il comportamento più maturo e responsabile si accompagna a una ripresa del dialogo con la famiglia.
Nel processo di transizione verso l’età adulta entrano quindi in gioco e interagiscono tra loro fattori di natura biologica, psicologica e sociale. Questa fase di vita, da sempre crocevia di trasformazioni e scoperte, si presenta come un’esperienza particolarmente complessa. Navigare tra le rapide correnti della società baumaniana, cosiddetta “liquida”, espone i giovani a inedite forme di fragilità, minando spesso la loro nascente identità e il loro senso di appartenenza. Proprio come i liquidi non mantengono una forma fissa, le strutture sociali, le relazioni e le identità individuali sono diventate più malleabili e meno stabili rispetto al passato. La ricerca di identità, il bisogno di accettazione e l’insicurezza possono portare a una dipendenza affettiva malsana, rendendo i giovani più inclini a tollerare comportamenti inaccettabili pur di non sentirsi soli o esclusi. L’inesperienza, il desiderio di conformarsi e la paura del rifiuto possono offuscare la capacità di riconoscere i segnali di un rapporto violento, dove il controllo, la gelosia ossessiva e la denigrazione vengono scambiati per amore o interesse. Da questi atteggiamenti e stati d’animo prendono vita spesso le prime manifestazioni di violenza relazionale che, in adolescenza, assumono forme diverse, spesso interconnesse e ugualmente devastanti. Dalle più comuni ed evidenti come quella fisica e verbale, alle più silenti e invisibili come la violenza psicologica ed emotiva.
Non solo atti volti a causare danni fisici, ma anche offese, derisioni, urla, umiliazioni, insulti, minacce, controlli ossessivi e azioni finalizzare a creare l’isolamento dagli amici e dalla famiglia. Le conseguenze della violenza sull’adolescente che la subisce sono estremamente dolorose. A livello psicologico, possono manifestarsi ansia, depressione, isolamento sociale, bassa autostima e, nei casi più gravi, ideazioni suicidarie che purtroppo talvolta vedono la loro tragica realizzazione.
In ultima analisi si è diffusa tra i giovani, e non solo, il fenomeno della cyberviolenza che si manifesta attraverso comportamenti dannosi e aggressivi perpetrati mediante gli strumenti digitali, social network e altre piattaforme online che, per la loro fruizione gratuita sono accessibili a tutti. Una comprensione immatura delle conseguenze delle proprie azioni online, spesso considerata erroneamente anonima, può portare alcuni adolescenti a comportamenti lesivi. La mancanza di educazione digitale e di consapevolezza sui rischi e sull’impatto della cyberviolenza da parte di ragazzi, genitori e insegnanti può contribuire a un inefficace contrasto del problema.
Lo psicologo ha, quindi, un ruolo cruciale nel lavoro di prevenzione della violenza adolescenziale, sia essa agita online che in presenza. Il suo expertise in dinamiche comportamentali, sviluppo adolescenziale e salute mentale lo rende una figura chiave per affrontare questo problema complesso. Egli, oltre ad intervenire quando la violenza si è già manifestata, deve svolgere un ruolo proattivo fondamentale nel promuovere contesti relazionali equilibrati e nello sviluppare negli adolescenti le competenze necessarie per prevenire comportamenti violenti e costruire rapporti basati sul rispetto reciproco.
Lo psicologo, attraverso l’ascolto attivo, l’empatia e la creazione di una relazione terapeutica sicura, incoraggia i giovani pazienti a esplorare le proprie emozioni, i propri pensieri e i propri comportamenti sospendendo il giudizio. Li aiuta a riconoscere le maschere che indossano, spesso per proteggersi o per conformarsi alle aspettative esterne, e a riscoprire identificare e consolidare il proprio Sé autentico.
Nella costruzione di un’efficace alleanza terapeutica è opportuno creare un luogo protetto dove l’adolescente si senta libero di esplorare e di esprime i propri pensieri e sentimenti senza timore di essere criticato. Lo psicologo potrà aiutarli a identificare e distinguere le proprie emozioni espandendone il relativo “vocabolario emotivo”.
Attraverso le domande aperte l’esperto potrà guidare l’adolescente nell’identificare i propri valori e incoraggiarlo a riflettere sulle proprie esperienze, comportamenti e atteggiamenti. Comprendere ciò che è veramente importante per sé diviene fondamentale per strutturare la dimensione della self awareness ovvero dell’autoconsapevolezza.
Per navigare le complessità dell’adolescenza e prevenirne le eventuali problematiche, la sinergia tra psicologo, scuola e famiglia è un faro guida fondamentale. Intervenire strutturalmente nei contesti educativi con programmi mirati a promuovere lo sviluppo di competenze trasversali come l’intelligenza emotiva, l’empatia e la capacità di comunicare in modo autentico rappresenta pertanto la base fondamentale per lo sviluppo di una società più consapevole e autentica.
Tra la perdita delle certezze infantili e il sopravvenire dell’incertezza del futuro, i giovani adolescenti si trovano a vivere un maremoto emotivo e sociale, dove l’intervento professionale per agire nuove e potenti relazioni d’aiuto psicologico diviene sempre più un’azione di inequivocabile rilevanza non solo a livello individuale e soggettivo, ma anche nella determinante dimensione etica e sociale.