Pubblicato il: 23 Novembre 2025
“Vorrei dire che un bimbo perso non è perso per la sua mamma, che lo custodisce al sicuro nel cuore. Per sempre”
G. E. Cozza, Quando l’attesa si interrompe

Introduzione
Come ogni anno, il 15 ottobre ricorre la Giornata del lutto perinatale. In questa giornata migliaia di donne e coppie in Italia affrontano il ricordo della perdita di un bambino mai nato. Un bambino che ha abitato il loro corpo e la loro anima ma non il mondo.
È un evento di cui si parla ancora poco, eppure rappresenta una delle esperienze più profonde e destabilizzanti per la donna e per la coppia che lo vive. Il grembo materno, che accoglie la vita, si trasforma improvvisamente in un luogo di silenzio e mancanza lasciando per sempre una frattura nel corpo e nell’anima.
Il lutto invisibile
La perdita precoce in gravidanza è una forma di lutto spesso invisibile e priva di riconoscimento sociale e rituale. Dietro questo silenzio sociale, però, si nasconde un dolore profondo. Una perdita che distrugge quel legame che, seppur ancora immaginato e non condiviso, si crea tra madre e figlio sin dalle prime settimane. È proprio per questo che, quando quella vita si interrompe, il dolore è atroce: la morte di quel bambino spezza non solo la vita in potenza, ma anche l’identità di una donna, il suo sentirsi già madre. “Molte donne descrivono questo momento come un improvviso silenzio interiore: un vuoto che interrompe il dialogo iniziato con la vita che portavano dentro.” Il corpo, improvvisamente, diventa portatore di un’assenza e anche se la fisiologia si interrompe, il legame affettivo resta per sempre nella mente di chi lo vive. È in questo intreccio tra corpi, simboli e legami che prende forma una ferita profonda, spesso accompagnata da sentimenti di colpa o inadeguatezza e da emozioni di tristezza e ansia che faticano a trovare parola (Liu et al, 2025).
Il lutto non riconosciuto
Il dolore che segue un aborto è spesso minimizzato o taciuto. Un silenzio che parla di pudore, ma
anche di mancanza di riconoscimento sociale e culturale del dolore che l’accompagna.
Alcune frasi dette per consolare -“Succede a molte donne”, “sei giovane”, “ci riproverai” – negano invece la realtà della perdita e il dolore che comporta. Un lutto non legittimato, resta sospeso,
incompreso e negato (Doka,1989). “Molte donne condividono come, dietro quelle frasi apparentemente rassicuranti, si nasconda spesso la sensazione di essere sole nel proprio dolore”.
Negare il dolore significa isolare chi lo vive. Ogni perdita è unica, soggettiva e legata alla percezione di chi la vive. Restituire dignità e visibilità a questo dolore è un atto di cura personale e collettiva. Rispetto al passato, negli ultimi anni sta crescendo la consapevolezza di restituire a questo dolore uno spazio concreto: un gesto, un luogo, un nome.
È attraverso questi segni che il lutto invisibile comincia a farsi riconoscibile e riconosciuto e questo processo può sicuramente favorire una migliore elaborazione del dolore (Castilla-Puentes et al., 2025).
La morte e la catastrofe dell’identità
Dal punto di vista psicologico, l’aborto precoce incrina l’immagine che una donna ha di sé e del proprio corpo, aprendo una frattura profonda che attraversa la sua identità e il senso di continuità con il mondo circostante.
La perdita avviene “dentro di sé” e si radica nel corpo e nella psiche, richiedendo un’elaborazione profonda e complessa. Come sottolineano alcuni studi, il lutto perinatale è caratterizzato da due aspetti: la morte e l’invisibilità (Worden, 2009; Herbert et al., 2022). Ed è proprio questa invisibilità che rende difficile riconoscere e condividere il dolore, poiché manca ciò che, in altri lutti, aiuta a concretizzare la separazione: un corpo da salutare, un nome da ricordare. Nel racconto di alcune donne, emerge spesso il bisogno di dare un nome o di fare un gesto che segni la separazione. È il tentativo di trasformare un’assenza in una presenza simbolica.
La trasformazione del dolore
In questo profondo dolore si può aprire uno spazio di trasformazione. La perdita precoce, pur lacerante, può divenire esperienza di consapevolezza e maturazione emotiva. Se accolto e nominato, il dolore insegna a sostare nella fragilità e a riconoscere la propria vulnerabilità come parte dell’esistenza. Talvolta, nel percorso terapeutico, si scopre che nominare quel dolore significa restituirgli forma e confini: da vissuto caotico diventa un’esperienza che può essere condivisa, raccontata, compresa.
Nel tempo, alcuni elementi si rivelano preziosi per attraversare il dolore: la presenza dell’altro, la
possibilità di chiedere aiuto, il concedersi cura e tempo per sé (Kishimoto et al., 2021)
All’interno di questo spazio relazionale e di cura, il dolore, anche se non scompare, può cambiare forma: da ferita muta a memoria viva (Laura et al., 2024).
Così come l’araba fenice rinasce dalle proprie ceneri, anche chi attraversa questa esperienza può, nel tempo, riscoprire nuove forme di significato. La rinascita non cancella la ferita, ma la trasforma in nuove consapevolezze e umanità.
Il ruolo dello psicologo
Di fronte a questa perdita invisibile e non riconosciuta, chiedere aiuto è fondamentale. Il supporto psicologico diventa essenziale poiché permette di dare dignità al proprio dolore e di restituire voce e significato alla sofferenza, accompagnando la persona a ritrovare fiducia e speranza anche in eventuali gravidanze future (Ravaldi et al., 2025).
Nell’incontro terapeutico, il dolore prende forma attraverso il racconto: parola dopo parola, la madre (e la coppia) comincia a riconoscere che ciò che è accaduto non definisce il suo valore, ma fa parte della sua storia di vita. Ritualizzare l’assenza — con un nome, una lettera, un oggetto — aiuta a dare
forma al non detto. In questo modo, lo spazio terapeutico diventa non solo cura della ferita, ma anche luogo in cui il dolore trova finalmente accoglienza e pura accettazione.
Conclusione
Riflettere sul lutto perinatale significa restituire umanità e leggittimità ad un’esperienza spesso taciuta. Significa riconoscere che ogni perdita, anche quella senza un corpo, lascia un’impronta profonda nel cuore e nella mente di chi la vive.
Ed è proprio per questi motivi che diventa fondamentale sensibilizzare maggiormente l’opinione pubblica su un argomento ancora troppo taciuto come il lutto perinatale. Parlare di lutto perinatale significa restituire spazio alla vita, anche dove la vita si è interrotta. Significa riconoscere che nel dolore esiste ancora un legame d’amore che continua a trasformarsi.
Promuovere maggiore consapevolezza sull’argomento significa dare voce a questo dolore e sostenere coloro che lo vivono, al fine di creare spazi concreti di accoglienza e sostegno dove le donne possano sentirsi comprese e sostenute, trasformando così il dolore invisibile in ascolto e cura.
Nella frattura del corpo e dell’anima si cela la possibilità di rinascere a un nuovo senso di sé. È forse questo il dono più prezioso che i FIGLI mai nati lasciano alle loro madri e ai loro genitori: la capacità di trasformare la fine in inizio, il dolore in cura, la perdita in un amore che continuerà per sempre.
A tutte le donne che hanno conosciuto l’assenza nel luogo della vita. A noi, che impariamo ogni
giorno a trasformare il vuoto in memoria e la memoria in amore.
Bibliografia
Castilla-Puentes, R. et al. (2025). Perinatal Bereavement Rooms: A Narrative Review of Physical Space in Perinatal Grief. Archives of Gynecology and Obstetrics.
Doka, K. J. (1989). Disenfranchised Grief: Recognizing Hidden Sorrow. Lexington Books.
Herbert, D., Young, K., Pietrusińska, M., & MacBeth, A. (2022). The mental health impact of perinatal loss: A systematic review and meta-analysis. Journal of Affective Disorders, 297, 118-129.
Kishimoto et al., Factors affecting the grieving process after perinatal loss, 2021
Laura, V., Ahmad, M., Enrica, S., & Cristina, S. (2024). Perinatal loss: attachment, grief
symptoms and women’s quality of life. Journal of Reproductive and Infant Psychology, 1-17.
Liu, J. et al. (2025). Depression with Risks for Spontaneous Abortion: A Meta-Analysis. BMC Psychology.
Ravaldi, C., Mosconi, L., Cancellieri, G., Caglioni, M., & Vannacci, A. (2025). Management of Subsequent Pregnancy After Perinatal Death: Results from the UNSURENESS Study. Journal of Clinical Medicine, 14(16), 5748.
Worden, J. W. (2009). Il trattamento del lutto. Teoria e pratica del counseling psicologico.
Erickson.