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LGBT+ help.center: 10 anni di supporto alle persone LGBTQ+ a Catania

Esperienze cliniche

Pubblicato il: 20 Febbraio 2026

Di:Oriana Bisicchia, Andrea Malpasso

Negli ultimi anni, il contesto sociopolitico italiano continua a mostrare criticità profonde e persistenti riguardo alla tutela dei diritti e del benessere delle persone LGBTQI+. I dati internazionali mostrano un quadro non poco allarmante: l’Italia si colloca al 35° posto su 49 paesi in Europa nella classifica relativa alle politiche di uguaglianza e al contrasto delle discriminazioni basate su orientamento sessuale e identità di genere (Report ILGA-Europe, Rainbow Map & Index, 2025).

Inoltre, il Report sull’OmoBiTransfobia di Arcigay (2025), evidenzia un aumento esponenziale di episodi di violenza e crimini d’odio in Italia, con un’incidenza particolarmente grave sulla popolazione più giovane. Questa tendenza è confermata dai dati del servizio Gay Help Line (Gay Center di Roma), che sottolineano come l’utenza che richiede aiuto esperisca in modo reiterato episodi di violenza fisica e verbale, aggressioni e varie forme di rifiuto in ambito familiare, sociale e lavorativo. Tali esperienze non rappresentano, infatti, eventi isolati, ma sono soltanto la punta di un iceberg la cui massa sommersa è costituita anche da forme più attuali e moderne di discriminazione: le microaggressioni. Queste ultime sono espressioni verbali, atteggiamenti e comportamenti, intenzionali o non intenzionali, che comunicano messaggi ostili, dispregiativi, negativi, offese e insulti verso membri di gruppi sociali oppressi/marginalizzati (Nadal, 2010). Il prefisso micro non descrive la qualità, né l’impatto di queste aggressioni, piuttosto il modo subdolo in cui questo tipo di discriminazione avviene, rendendo le microaggressioni difficili da riconoscere, identificare e dimostrare.

In un contesto socio-politico a vari livelli discriminante e più o meno esplicitamente ostile, le persone LGBTQ+ si trovano a sperimentare una forma particolare di stress, che è stato studiato dalla letteratura scientifica psicologica e denominato come minority stress. Esso rappresenta una condizione di stress cronico e cumulativo che le persone LGBTQ+ vivono, in conseguenza dell’esposizione costante a stigma, pregiudizi e omolesbobitransfobia interiorizzata (Meyer, 2003; Lingiardi, Nardelli, Speranza, 2023). La letteratura scientifica riconosce ormai stabilmente che tale condizione aumenta significativamente il rischio di sviluppare sintomatologie ansioso-depressive, gravi difficoltà relazionali, condotte a rischio e ideazione suicidaria, specialmente laddove manchi un accesso facilitato a servizi competenti e un supporto specialistico adeguato.

In questo scenario di fragilità sociale e clinica, lo sportello d’ascolto psicologico LGBTQ+ Help Center, promosso dall’Associazione di Promozione Sociale “Culture e Identità Plurali (C.I.P)” a Catania, rappresenta da oltre dieci anni un presidio di riferimento ininterrotto per la prevenzione e la tutela della salute biopsicosociale a livello territoriale.

Lo sportello nasce, nel 2015, da un concreto bisogno emergente dalle stesse realtà associative del territorio e dalle domande di tant3 giovan3 che allora esprimevano dubbi e difficoltà sui servizi a cui rivolgersi per ricevere supporto psicologico. Abbiamo sempre pensato questo sportello come un servizio accessibile e aperto; nel tempo si è stabilizzato come un servizio a media soglia, in quanto gratuito per l’utenza e accessibile tramite appuntamento, con l’obiettivo di offrire accoglienza, orientamento e sostegno psicologico, rivolgendosi non solo alle persone LGBTQ+ (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer/questioning etc.), ma anche alle loro famiglie e a tutte le persone che, per vari motivi, sperimentano dubbi, difficoltà o disagio legati all’identità di genere, sessuale ed affettiva propria o di persone vicine. Inoltre, negli ultimi anni il servizio è diventato punto di riferimento per il territorio anche per la consulenza, la formazione e la supervisione a professionisti, enti e organizzazioni del territorio.

Nel triennio 2023-2025, il servizio ha gestito oltre 80 richieste di vario tipo, confermando un bisogno costante e diversificato nel territorio catanese di accesso a servizi dedicati a persone LGBTQ+. L’area di Catania, con i suoi 58 comuni che costituiscono l’ampio hinterland e circa un milione di abitanti, presenta una domanda complessa e diversificata che lo sportello intercetta fungendo, talvolta, anche da ponte verso una presa in carico globale, indirizzando ai canali e servizi adeguati e collaborando a stretto contatto con una rete di realtà storiche come Arcigay Catania, LHIVE Diritti e Prevenzione, il Centro Antiviolenza Thamaia, Stonewall GLBT, Famiglie Arcobaleno, GenderLens.

Il servizio si è trovato nel tempo a svolgere una funzione di hub per gestire la variabilità delle richieste, che spaziano dal primo orientamento informativo a percorsi clinici più prolungati, garantendo un intervento integrato e rispettoso dei bisogni individuali di ogni utente, in ottica di salute integrata e supporto bio-psico-sociale. Spesso, negli anni, ha colmato, almeno parzialmente, quel vuoto istituzionale che tutt’ora non sempre garantisce la presenza di servizi adeguati e/o capaci di rispondere pienamente al numero e alla tipologia di richeste di questa specifica utenza.

Dal punto di vista metodologico, l’impianto clinico dello sportello si fonda sull’Approccio Affermativo (Maylon, 1982), un paradigma clinico che si distacca da modelli neutrali o patologizzanti per adottare una posizione di validazione delle identità non eterosessuali e non cisgender. Questo modello è basato innanzitutto su un’epistemologia non patologizzante degli orientamenti sessuali e affettive e delle identità di genere, sul presupposto che qualsiasi identità e soggettività sia di per sé sana e valida. L’approccio utilizza una metodologia orientata ad un ascolto libero dal pregiudizio, evitando modalità prescrittive e volte ad orientare lo sviluppo dell’identità, con il fine di validare e affermare il valore e la liceità di qualunque scoperta l’individuo compia sulla propria struttura affettiva e identitaria (Rigliano, Ferrari, Cilberto, 2012). L’intervento affermativo si focalizza sulla decostruzione degli effetti del pregiudizio sociale, aiutando l’utente a riconoscere lo stigma sociale e ad elaborare l’interiorizzazione di questo stigma e i vissuti di vergogna e colpa strettamente connessi. In questo senso, il supporto psicologico diventa uno strumento per sviluppare consapevolezza di sé e favorire l’autodeterminazione, consentendo l’espressione e l’elaborazione di possibili vissuti di rabbia, legata ad esperienze di discriminazione, diretta ed indiretta, e incoraggiando la creazione di reti relazionali supportive all’interno della comunità. Tale cornice teorica è supportata dalle evidenze delle organizzazioni scientifiche internazionali che definiscono le omosessualità come “varianti normali della sessualità umana” e l’incongruenza di genere come “una condizione di salute sessuale” e non un disordine mentale (APA, OMS).

Dall’analisi dei dati dell’ultimo triennio, si conferma l’applicabilità del modello e la natura intersezionale dell’utenza: la fascia predominante è composta da giovani adulti tra i 19 e i 35 anni (45%), ma è significativo l’incremento di richieste provenienti da adolescenti e dai loro genitori (15%), sintomo di una necessità di supporto alle famiglie sempre più presente. Le problematiche trattate sono molteplici: l’affermazione di genere e l’esplorazione del non-binarismo rappresentano il 38% dei casi, seguite dal supporto alla sfera relazionale e familiare (25%) — dove emerge il ruolo cruciale delle madri nel sostenere i percorsi dei figli — e dal benessere psicologico generale (22%), spesso compromesso da traumi e isolamento. Un dato particolarmente rilevante riguarda l’evoluzione dei motivi del contatto: se nel 2023 le richieste erano prevalentemente informative, nel 2024 e 2025 si è assistito a una crescita della domanda di percorsi psicologici più strutturati e di interventi legati al “doppio stigma”, come nel caso di utenti migranti o richiedenti asilo che necessitano di supporto per la protezione internazionale.

Nonostante gli esiti positivi, in termini di impatto sul benessere con la maggior parte degli utenti, che riporta un aumento del benessere generale, dell’autonomia e una riduzione dell’ansia dopo cicli di 6-12 incontri, l’esperienza dell’LGBT+ help.center mette in luce alcune criticità strutturali legate alla sostenibilità del progetto. La gestione di una domanda così complessa richiede un impegno che va, spesso oltre l’attività clinica diretta, includendo il monitoraggio costante della linea telefonica e del servizio, la supervisione e formazione di volontari3, la raccolta e analisi dei dati e la mediazione linguistico-culturale. Attualmente, la risposta a queste necessità poggia su un massiccio apporto di lavoro volontario associativo e su contributi e risorse non sufficienti. Per questi motivi, l’associazione sta lavorando per consolidare un lavoro di rete per evitare che gli interventi rimangano confinati a una dimensione emergenziale e frammentaria. Il coordinamento inter-associativo promosso da C.I.P., e intensificatosi negli ultimi anni, mira a costruire una “cornice di senso condivisa” tra i vari attori territoriali, dai servizi sanitari pubblici, come l’Ambulatorio Disforia di Genere del PTA San Giorgio (Asp 3 Catania), alle realtà legali come Rete Lenford – Avvocatura per i diritti LGBTI.

Pensiamo che sia necessaria una progettazione congiunta e a lungo termine che impieghi risorse dedicate alla strutturazione della rete, in modo che sarà possibile garantire interventi non frammentati e realmente capaci di contrastare gli effetti del minority stress e delle discriminazioni sistemiche, promuovendo una cultura dell’inclusione che sia radicata e duratura nel tessuto sociale catanese.

L’attività dello sportello LGBTQ+ Help.Center non rappresenta solo un servizio di supporto individuale, ma un atto di responsabilità collettiva verso una popolazione ancora troppo spesso invisibilizzata marginalizzata o resa visibile in maniera distorta a causa di strumentalizzazioni legate a posizionamenti ideologici che poco hanno a che vedere con la salute e la prevenzione per questa fascia di popolazione e della collettività nel suo insieme.

L’esperienza del nostro servizio consente di evidenziare che una presa in carico affermativa, integrata in una rete territoriale competente, può trasformare radicalmente la traiettoria di vita delle persone LGBTQ+, riducendo i fattori di rischio e potenziando i fattori protettivi e di resilienza.
È bene, infatti, ricordare con altrettanta solidità, che, nonostante le possibili difficoltà, molte persone LGBTQ+ vivono vite piene, felici e significative. Tra i fattori protettivi che risultano determinanti per andare in questa direzione, è possibile evidenziare: il sostegno familiare e tra pari, la rappresentatività positiva nei media e nella scuola, la presenza di spazi sicuri e inclusivi (Ryan et al., 2010; Poteat et al., 2013).

Per questa ragione, un intervento realmente efficace, orientato a una concreta prevenzione e promozione della salute e del benessere nel lungo termine, non può che implicare un intervento sul contesto e sui contesti di riferimento, in primis, oltre che sulla singola persona, in un’ottica integrata e multilivello. In linea con tali presupposti, l’associazione è, infatti, impegnata anche nella sensibilizzazione rivolta al territorio, alla collettività, alle famiglie, alle associazioni, alle scuole etc., ma che, chiaramente, non può rispondere in maniera piena e sufficiente ad un bisogno psico-sociale così ampio, strutturato e trasversale, soprattutto se queste iniziative di educazione e sensibilizzazione non sono supportate adeguatamente dalle istituzioni.

Per il futuro, l’obiettivo rimane quello di garantire la sostenibilità di questo progetto, portato avanti negli anni prevalentemente grazie a risorse di volontariato, insieme al sostegno dei fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese e grazie al prezioso lavoro di rete con associazioni storiche del territorio, tra queste in particolare l’associazione Lhive Diritti e Prevenzione, che da anni mette a disposizione i propri spazi per garantire la presenza permanente del servizio. Ci si auspica, infatti, che lo sportello possa continuare ad essere un luogo sicuro di ascolto e un motore di cambiamento culturale e un ponte essenziale verso la piena cittadinanza e il benessere psicofisico di ogni individuo, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale o identità di genere.

Bibliografia

Lingiardi, V., & Nardelli, N. (2023). Negative attitudes to lesbian women and gay men: Persecutors and victims. In G. Corona, E. A. Jannini, & M. Maggi (Eds.), Emotional, physical and sexual abuse: Impact on individuals, couples, children and minorities (pp. 233–250). Springer Nature Switzerland AG. https://doi.org/10.1007/978-3-031-47892-5_16
Maylon, A 1982, ‘Psychotherapeutic implications of internalized homophobia’, in JC Gonsiorek (ed.), Homosexuality and Psychotherapy: A Handbook of Affirmative Models, Haworth, New York
Meyer, I. H. (2003). Prejudice, social stress, and mental health in lesbian, gay, and bisexual populations: Conceptual issues and research evidence. Psychological Bulletin, 129(5), 674–697
Nadal K.L., Johnston M.P. (2010), “Multiracial microaggressions: Exposing monoracism in everyday life and clinical practice”, in D.W.Sue (Ed.), Microaggressions and marginality: Manifestation, dynamics, and impact (pp. 123–144). John Wiley & Sons Inc
Poteat T, German D, Kerrigan D. Managing uncertainty: a grounded theory of stigma in transgender health care encounters. Soc Sci Med. 2013 May;84:22-9. doi: 10.1016/j.socscimed.2013.02.019. Epub 2013 Feb 19. PMID: 23517700
Report ILGA-Europe, Rainbow Map & Index, 2025: https://rainbowmap.ilga-europe.org/#:~:text=2025%20rainbow%20map&text=The%20UK%20has%20dropped%20six,of%20democratic%20protections%20across%20Europe
Report sull’OmoBiTransfobia di Arcigay, 2025: https://www.arcigay.it/comunicati/omolesbobitransfobia-110-storie-nel-report-2025-di-arcigay-piazzoni-dilaga-il-branco-spesso-di-ispirazione-ideologica-meloni-vari-un-piano-contro-lestremismo-organizzato-di-destra/
Rigliano, Ciliberto & Ferrari (2012). Curare i Gay? Oltre l’ideologia riparativa dell’omosessualità. Milano: Raffaello Cortina;
Ryan C, Russell ST, Huebner D, Diaz R, Sanchez J. Family acceptance in adolescence and the health of LGBT young adults. J Child Adolesc Psychiatr Nurs. 2010 Nov;23(4):205-13. doi: 10.1111/j.1744-6171.2010.00246.x. PMID: 21073595;