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Lo specchio digitale: evidenze scientifiche e cliniche del sexting nella regolazione degli affetti

Riflessioni

Pubblicato il: 20 Febbraio 2026

Di:Laura Compagnone, Daniele Mollaioli

La fase del ciclo di vita definita oggi come emerging adulthood, situata indicativamente tra i 18 e i 29 anni, rappresenta una finestra evolutiva critica, caratterizzata da transizioni significative e da una profonda esplorazione dell’identità, in cui la formazione di relazioni intime costituisce un compito di sviluppo centrale per la stabilità relazionale futura (Arnett et al., 2014). In questo scenario contemporaneo, lo sviluppo psicosessuale è divenuto intrinsecamente mediato dalla tecnologia: i dispositivi connessi non sono più semplici strumenti di comunicazione, ma creano opportunità strutturali di interazione sessuale sia all’interno che all’esterno delle relazioni offline, dando vita a quelle che la letteratura definisce “digital intimacies” (Scott et al., 2020). In tale contesto, il sexting – inteso come lo scambio di messaggi, immagini o video sessualmente espliciti – non appare più agli occhi del clinico come un evento isolato o necessariamente deviante, ma come una pratica di intimità incorporata nella manutenzione quotidiana della relazione (Mori et al., 2020). Studi recenti evidenziano infatti una funzione spesso “compensatoria” del sexting, descrivendolo come un meccanismo cruciale per sostenere la vicinanza percepita quando l’intimità fisica è limitata da vincoli strutturali o geografici (Kafaee & Kohut, 2021; Remondi et al., 2024).

Dal punto di vista clinico, tuttavia, è necessario andare oltre la semplice constatazione sociologica della diffusione del fenomeno per indagarne la funzione profonda nell’economia psichica del paziente. Possiamo ipotizzare che lo spazio digitale assuma le caratteristiche di un’area transizionale: se il sexting “funzionale” permette il gioco e la connessione, mantenendo la costanza dell’oggetto amato anche in assenza fisica, il sexting disfunzionale segnala spesso il fallimento di questa capacità simbolica, diventando teatro di angosce primitive non elaborate. La letteratura scientifica più recente ci permette di mappare queste dinamiche attraverso la lente della teoria dell’attaccamento e della regolazione emotiva, offrendo chiavi di lettura preziose per l’intervento terapeutico.

Osservando i soggetti con attaccamento ansioso, caratterizzati da un modello negativo del Sé e da una pervasiva paura dell’abbandono, le evidenze mostrano l’attivazione di strategie di “iperattivazione” volte a ristabilire compulsivamente la prossimità con il partner (Hazan & Shaver, 1987; Read et al., 2018). In questi casi, il comportamento sessuale – e per estensione quello digitale – viene utilizzato non tanto per il piacere erotico in sé, quanto per cercare rassicurazione, migliorare l’autostima e ridurre lo stress relazionale derivante dall’incertezza (Davis et al., 2004). Un dato clinico particolarmente allarmante riguarda la “compliance”: l’attaccamento ansioso emerge come un fattore di rischio significativo per la sottomissione a forme di coercizione sessuale CIT. La paura della rottura del legame spinge questi individui a inviare materiale intimo anche quando non desiderato, nel tentativo disperato di placare il partner o prevenire l’abbandono, trasformando lo schermo in un “cordone ombelicale” digitale (Trub et al., 2022). Clinicamente, l’invio della foto diventa una domanda di amore scissa e sessualizzata: un tentativo di ottenere uno sguardo che confermi l’esistenza del Sé, dove l’attesa della risposta o della “doppia spunta blu” riattiva angosce di separazione intollerabili che il soggetto cerca di lenire attraverso la connessione tecnologica (Weisskirch et al., 2017).

Diametralmente opposta è la dinamica che si osserva nei soggetti con attaccamento evitante, i quali si definiscono per la sfiducia nella disponibilità dell’altro e la ricerca di un’indipendenza comportamentale e distanza emotiva. Sebbene la letteratura sul sexting in questo cluster sia meno diretta, le evidenze suggeriscono che gli evitanti possano usare l’interazione online per “sentirsi connessi” senza affrontare la “minaccia della vicinanza” (Drouin & Tobin, 2014). Si osserva una preferenza per forme di connessione che preservano la distanza, come interazioni asincrone, e una correlazione con una minore frequenza di rapporti sessuali in presenza, suggerendo una compromissione dell’intimità sessuale profonda (Hazan & Shaver, 1987; Mikulincer & Shaver, 2016). In questa prospettiva, il sexting può fungere da sostituto “sicuro” dell’incontro fisico poiché permette il controllo totale dell’interazione e la disincarnazione dell’altro. Sul piano clinico, il dispositivo tecnologico si fa dunque garante di una “distanza di sicurezza”, permettendo l’eccitazione senza l’implicazione relazionale: un compromesso difensivo che protegge un Sé fragile dalla dipendenza, scindendo l’intimità erotica dalla relazione oggettuale reale (Drouin et al., 2017).

Un terzo scenario clinico, distinto dalle dinamiche di attaccamento ma spesso ad esse sovrapposto, riguarda la disregolazione emotiva e l’impulsività. Esiste un forte supporto scientifico che lega la difficoltà di regolare gli stati affettivi a comportamenti a rischio: la disregolazione media il rapporto tra stress psicologico e comportamenti impulsivi in vari contesti clinici, inclusi quelli sessuali (Rahm-Knigge et al., 2023). Nel contesto specifico, il “sexting rischioso” è associato a tratti di disinibizione e a funzioni di regolazione emotiva disfunzionale, configurandosi come una risposta a stati affettivi negativi nota come negative urgency (Morelli et al., 2025, 2026). Qui ci muoviamo dunque nel territorio dell’acting-out: quando la capacità di mentalizzare fallisce, l’azione prende il posto del pensiero. Il sexting impulsivo funziona come un meccanismo di evacuazione in cui tensioni intollerabili come rabbia, noia o vuoto vengono “scaricate” attraverso l’atto immediato di inviare una foto (Mori et al., 2021). Il dispositivo funge da “ciuccio digitale” o ansiolitico, utilizzato per regolare l’omeostasi interna attraverso l’uso di un oggetto-parziale, segnalando spesso un funzionamento limite dove il corpo digitale viene abusato perché quello psichico non riesce a contenere l’angoscia.

In conclusione, l’integrazione delle evidenze scientifiche con la pratica clinica ci suggerisce che il sexting non è un fenomeno monolitico, ma un comportamento “contesto-dipendente” il cui significato varia in base all’organizzazione di personalità sottostante. Per lo psicologo, la sfida è passare dalla valutazione del comportamento manifesto all’analisi della funzione latente. Se integrato in una relazione sicura, il sexting può rappresentare una forma ludica di intimità; quando guidato da insicurezze profonde o deficit di regolazione, diventa sintomo di sofferenza. L’intervento clinico non deve dunque mirare alla repressione moralistica del gesto tecnologico, ma alla ricostruzione delle capacità di regolazione affettiva e di relazione oggettuale che lo schermo sta vicariando o nascondendo.

Bibliografia
Arnett, J. J., Žukauskienė, R., & Sugimura, K. (2014). The new life stage of emerging adulthood at ages 18–29 years: Implications for mental health. The Lancet Psychiatry, 1(7), 569–576. https://doi.org/10.1016/S2215-0366(14)00080-7
Davis, D., Shaver, P. R., & Vernon, M. L. (2004). Attachment Style and Subjective Motivations for Sex. Personality and Social Psychology Bulletin, 30(8), 1076–1090. https://doi.org/10.1177/0146167204264794
Drouin, M., Coupe, M., & Temple, J. R. (2017). Is sexting good for your relationship? It depends… Computers in Human Behavior, 75, 749–756. https://doi.org/10.1016/j.chb.2017.06.018
Drouin, M., & Tobin, E. (2014). Unwanted but consensual sexting among young adults: Relations with attachment and sexual motivations. Computers in Human Behavior, 31, 412–418. https://doi.org/10.1016/j.chb.2013.11.001
Hazan, C., & Shaver, P. (1987). Romantic love conceptualized as an attachment process. Journal of Personality and Social Psychology, 52(3), 511–524. https://doi.org/10.1037/0022-3514.52.3.511
Kafaee, N., & Kohut, T. (2021). Online sexual experiences and relationship functioning in long distance relationships. The Canadian Journal of Human Sexuality, 30(1), 15–25. https://doi.org/10.3138/cjhs.2020-0038
Mikulincer, M., & Shaver, P. R. (2016). Attachment in adulthood: Structure, dynamics, and change (Second edition). The Guilford Press.
Morelli, M., Pazzagli, C., Sciabica, G. M., Chirumbolo, A., & Andreassi, S. (2026). The Association Between Pathological Personality Domains and Aggravated and Risky Sexting in a Sample of Emerging Adults. Scandinavian Journal of Psychology, 67(1), 147–157. https://doi.org/10.1111/sjop.70021
Morelli, M., Ragona, A., Chirumbolo, A., Nappa, M. R., Babore, A., Trumello, C., Sciabica, G. M., & Cattelino, E. (2025). Sexting Behaviors and Fear of Missing out Among Young Adults. Behavioral Sciences, 15(4), 454. https://doi.org/10.3390/bs15040454
Mori, C., Choi, H. J., Temple, J. R., & Madigan, S. (2021). Patterns of sexting and sexual behaviors in youth: A Latent Class Analysis. Journal of Adolescence, 88(1), 97–106. https://doi.org/10.1016/j.adolescence.2021.01.010
Mori, C., Cooke, J. E., Temple, J. R., Ly, A., Lu, Y., Anderson, N., Rash, C., & Madigan, S. (2020). The Prevalence of Sexting Behaviors Among Emerging Adults: A Meta-Analysis. Archives of Sexual Behavior, 49(4), 1103–1119. https://doi.org/10.1007/s10508-020-01656-4
Rahm-Knigge, R. L., Gleason, N., Mark, K., & Coleman, E. (2023). Identifying Relationships Between Difficulties with Emotion Regulation and Compulsive Sexual Behavior. Archives of Sexual Behavior, 52(8), 3443–3455. https://doi.org/10.1007/s10508-023-02690-8
Read, D. L., Clark, G. I., Rock, A. J., & Coventry, W. L. (2018). Adult attachment and social anxiety: The mediating role of emotion regulation strategies. PLOS ONE, 13(12), e0207514. https://doi.org/10.1371/journal.pone.0207514
Remondi, C., Gerbino, M., Zuffianò, A., Baiocco, R., Cirimele, F., Thartori, E., Di Giunta, L., Lunetti, C., Favini, A., Bacchini, D., Regalia, C., Lansford, J. E., & Pastorelli, C. (2024). Longitudinal associations between positive parenting and youths’ engagement in sexting behaviors: The mediating role of filial self-efficacy beliefs. Computers in Human Behavior, 158, 108320. https://doi.org/10.1016/j.chb.2024.108320
Scott, R. H., Smith, C., Formby, E., Hadley, A., Hallgarten, L., Hoyle, A., Marston, C., McKee, A., & Tourountsis, D. (2020). What and how: Doing good research with young people, digital intimacies, and relationships and sex education. Sex Education, 20(6), 675–691. https://doi.org/10.1080/14681811.2020.1732337
Trub, L., Doyle, K. M., Hubert, Z. M., Parker, V., & Starks, T. J. (2022). Sexting to sex: Testing an attachment based model of connections between texting behavior and sex among heterosexually active women. Computers in Human Behavior, 128, 107097. https://doi.org/10.1016/j.chb.2021.107097
Weisskirch, R. S., Drouin, M., & Delevi, R. (2017). Relational Anxiety and Sexting. The Journal of Sex Research, 54(6), 685–693. https://doi.org/10.1080/00224499.2016.1181147