Pubblicato il: 17 Giugno 2026
Introduzione
Per anni si è analizzata la plusdotazione (o giftedness) esclusivamente attraverso la lente della performance accademica o del successo professionale. Tuttavia, la ricerca contemporanea invita a cambiare prospettiva: essere plusdotati non significa semplicemente “sapere di più”, ma funzionare in modo diverso.
Da un punto di vista meramente statistico rientrerebbe nella categoria della plusdotazione il 2,2% della popolazione scolastica (Sartori L., Cinque M., 2019), ma questo dato è valido se si prende in considerazione solo la misurazione quantitativa del Quoziente Intellettivo. Infatti, il QI è sicuramente un indicatore che dà informazioni importanti, ma va inserito in una visione più ampia dell’individuo. È necessario dunque, che a una lettura quantitativa se ne associ una qualitativa – della complessità del soggetto – e che vengano incluse nella valutazione dimensioni legate ai processi di pensiero, alla creatività, alla motivazione e al funzionamento emotivo.
Il riconoscimento della giftedness costituisce un passaggio fondamentale per orientare gli interventi clinici ed educativi, in quanto consente di comprendere le caratteristiche individuali e di predisporre contesti di sviluppo coerenti con il potenziale del minore. La valutazione allora non assume una funzione diagnostica in senso patologico, ma rappresenta uno strumento conoscitivo volto a individuare risorse, bisogni e traiettorie di sviluppo, favorendo una presa in carico più consapevole da parte di genitori, insegnanti e professionisti.
È importante sottolineare che ogni quadro di plusdotazione va approfondito e valutato globalmente ma soprattutto singolarmente!
In questa ottica, la plusdotazione va intesa come una configurazione articolata, in cui le abilità cognitive avanzate si accompagnano a caratteristiche specifiche, quali rapidità di apprendimento, ampiezza degli interessi, curiosità intellettuale e sensibilità emotiva. Tali elementi richiedono contesti educativi in grado di sostenere lo sviluppo, evitando al contempo il rischio di disallineamento tra potenziale e opportunità offerte.
Alla luce di tali considerazioni, emerge la necessità di promuovere una maggiore attenzione al tema della plusdotazione all’interno dei diversi contesti, al fine di garantire percorsi di crescita che valorizzino le differenze individuali e favoriscano uno sviluppo equilibrato sul piano cognitivo, emotivo e relazionale.
Comprendere la complessità della giftedness tra potenziale e vulnerabilità
I principali modelli teorici che hanno affrontato il tema della plusdotazione hanno proposto prospettive differenti ma complementari, contribuendo a delineare un quadro concettuale ampio e articolato del fenomeno.
Tra gli altri, si annoverano la Teoria delle intelligenze multiple (Gardner H., 2022), il Modello ecologico dello sviluppo (Bronfenbrenner U., 1986), il Modello dei Tre Anelli (Renzulli J., 1978, 2011), il Modello di Monaco (Heller K., 2004), il Modello Differenziato della Plusdotazione e del Talento (Gagnè F., 2004) e il modello GRACE (Alfarano L., Mormando F., 2014), che vengono sintetizzati nella tabella seguente.
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Autore / Modello |
Focus sul Potenziale |
Focus sulla Vulnerabilità |
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Gardner H. (Intelligenze Multiple) |
Il talento è pluralistico: non solo logica, ma anche musica, corpo, natura e relazioni. |
Un bambino può essere un genio in un’area e “nella norma” in altre, sentendosi frustrato se la scuola valuta solo il QI verbale. |
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Renzulli J. (Tre Anelli) |
La “scintilla” scatta solo se l’alta capacità incontra creatività e impegno costante. |
Senza motivazione o un ambiente stimolante, il potenziale resta “spento” (fenomeno dell’underachievement). |
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Gagné F. (Modello Differenziato) |
Distingue tra Dote (innata/naturale) e Talento (abilità sviluppata). |
Il passaggio da dote a talento può essere bloccato da “catalizzatori” negativi (bassa autostima o ambiente tossico). |
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Bronfenbrenner U. (Ecologico) |
Lo sviluppo dipende dall’interazione tra individuo e i vari cerchi sociali (famiglia, scuola, cultura). |
Se il sistema (es. la scuola) non riconosce la neurodivergenza, il soggetto vive un profondo isolamento sociale. |
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Heller K. (Modello di Monaco) |
Analizza come i talenti (artistici, sociali, ecc.) si trasformano in prestazioni eccellenti. |
I “moderatori” (ansia da prestazione, stress) possono agire come barriere insormontabili nonostante le capacità. |
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Alfarano/Mormando (Modello GRACE) |
Visione olistica: la plusdotazione include Etica profonda e sensibilità relazionale. |
L’alta sensibilità emotiva e il senso di giustizia precoce portano a sofferenza per le ingiustizie del mondo. |
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Di Renzo M. (IdO) |
Plusdotazione come neuroatipicità: un modo diverso di percepire e pensare. |
Asincronia: la mente corre più veloce del corpo e delle emozioni, creando goffaggine o “incontinenza” affettiva. |
Nel loro insieme, tali approcci convergono nell’evidenziare la natura multidimensionale e dinamica della plusdotazione, intesa non come una caratteristica statica e unidimensionale, ma come l’esito dell’interazione tra fattori individuali e contestuali. In questa prospettiva, il potenziale individuale si configura come una risorsa che può esprimersi pienamente solo all’interno di contesti ambientali favorevoli, nei quali le variabili educative, relazionali e culturali assumono un ruolo determinante.
Ne deriva una visione in cui il ruolo dell’ambiente, e in particolare del contesto scolastico, risulta centrale nel favorire o, al contrario, nel limitare lo sviluppo delle potenzialità individuali. La scuola assume pertanto una funzione strategica nel riconoscimento e nella valorizzazione delle differenze individuali, contribuendo alla costruzione di percorsi educativi inclusivi e personalizzati. In assenza di tali condizioni, vi è il rischio che il potenziale gifted non venga adeguatamente riconosciuto, con possibili ricadute sul benessere psicologico, sull’adattamento scolastico e sulla costruzione dell’identità.
Numerosi studi sottolineano infatti come bambini e adolescenti gifted possano manifestare specifiche vulnerabilità, tra cui sottorendimento, perfezionismo disfunzionale, procrastinazione e livelli elevati di stress. A ciò si associa una marcata sensibilità emotiva, che può rendere più intensa l’esperienza soggettiva delle difficoltà. In tale prospettiva, la giftedness non incide unicamente sulle prestazioni cognitive, ma anche sulle modalità con cui il disagio viene vissuto ed espresso, rendendo necessario un supporto calibrato e specifico.
Un aspetto frequentemente riportato riguarda la difficoltà nella gestione della frustrazione e dell’attesa. I bambini gifted possono sperimentare impazienza sia nei confronti degli altri, percepiti come più lenti nei processi di apprendimento, sia verso sé stessi, a causa di standard interni particolarmente elevati. Tali caratteristiche risultano spesso associate a tendenze perfezionistiche che, se non adeguatamente sostenute, possono tradursi in vissuti di insoddisfazione, stress e senso di inadeguatezza.
Ciò che rende la plusdotazione una vera neurodivergenza è proprio lo sviluppo asincrono. A differenza del funzionamento neurotipico, dove le tappe della crescita procedono di pari passo, nel soggetto plusdotato si può riscontrare una discrepanza tra dimensione cognitiva ed emotiva che può generare vulnerabilità. Questo sviluppo asincrono tra le diverse dimensioni evolutive può far sì che, sul piano relazionale, i soggetti gifted incontrino difficoltà nella costruzione di rapporti soddisfacenti con i pari e con i membri della famiglia. La discrepanza tra competenze cognitive avanzate e maturazione emotiva può generare vissuti di frustrazione, incomprensione e isolamento.
Maneggiare con cura: approccio integrato alla plusdotazione
Come evidenziato da Magda Di Renzo (2014), la plusdotazione non è un privilegio privo di costi. È una neuroatipicità che porta con sé una profonda ipersensibilità e una dissincronia tra lo sviluppo mentale ed emotivo/corporeo. Il bambino plusdotato vive spesso una fatica emotiva nel dover conciliare una mente ‘ad alta velocità’ con un mondo che gli chiede di rallentare o di conformarsi.
È importante allora promuovere una comprensione della giftedness che non venga vissuta in termini gerarchici o competitivi, ma come una specifica modalità di funzionamento, caratterizzata da peculiari punti di forza e bisogni.
Favorire nei bambini gifted la consapevolezza delle proprie caratteristiche, all’interno di una cornice inclusiva e non stigmatizzante, contribuisce a promuovere atteggiamenti di empatia, tolleranza e rispetto delle differenze. In tal senso, risulta fondamentale sostenere il senso di appartenenza al gruppo dei pari, evitando che la percezione di diversità si traduca in isolamento o conformismo forzato. I bambini e gli adolescenti plusdotati, infatti, possono avvertire in maniera particolarmente intensa il bisogno di essere riconosciuti, accettati e valorizzati, pur mantenendo la propria individualità.
Lo sviluppo del potenziale nei soggetti gifted richiede un delicato equilibrio tra la valorizzazione delle capacità individuali e la prevenzione di pressioni eccessive, con un’attenzione prioritaria al rischio di perfezionismo disfunzionale. Quest’ultimo, infatti, può agire come un freno paralizzante, generando vissuti di ansia e inadeguatezza che ostacolano l’espressione autentica di sé. In questa prospettiva, la creatività e il gioco devono essere considerati veri e propri strumenti strategici d’intervento: la creatività, in particolare, funge da potente antidoto alla paura dell’errore, spostando il focus dal risultato perfetto al processo esplorativo e permettendo al soggetto di sperimentare soluzioni molteplici in uno spazio protetto. Insieme alla curiosità, essa diventa il motore per un’integrazione armonica tra la mente brillante e la dimensione emotivo-corporea, trasformando l’iper-sensibilità tipica della neurodivergenza in una risorsa comunicativa e adattiva capace di prevenire il disimpegno e promuovere un benessere profondo e integrato.
La giftedness richiede, dunque, un approccio applicativo multidisciplinare, capace di tenere insieme le dimensioni cognitive, emotive e sociali dello sviluppo. È fondamentale fare una buona diagnosi differenziale, considerando anche il fatto che molti individui plusdotati presentano una “doppia eccezionalità” (2E), ovvero la coesistenza di plusdotazione e di un’altra neurodivergenza (come ADHD o DSA).
Pertanto, solo attraverso una lettura complessa e articolata di questo fenomeno è possibile costruire interventi efficaci, orientati non solo alla valorizzazione del potenziale, ma anche alla promozione del benessere psicologico e relazionale.
Il Gruppo di Lavoro
Tra i gruppi di lavoro istituiti dall’Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana per il quadriennio 2025–2029 si colloca proprio il progetto “Oltre il QI: un approccio integrato alla plusdotazione”. Tale iniziativa si configura come uno spazio di elaborazione e sviluppo progettuale volto ad arricchire la comunità professionale, promuovendo una psicologia capace di dialogare con la complessità del presente e orientata alla costruzione di risposte innovative ai bisogni emergenti. L’obiettivo generale del gruppo di lavoro consiste nel favorire una maggiore sensibilizzazione e conoscenza del fenomeno della plusdotazione, ancora oggi poco esplorato nel contesto italiano, nonché nel rafforzare il ruolo della psicologia negli ambiti applicativi ed educativi ad essa connessi. In tale prospettiva, il progetto si propone di promuovere l’approfondimento scientifico sul tema della giftedness, fornire dati e analisi utili allo sviluppo di politiche mirate, ed esplorare i bisogni cognitivi, emotivi e relazionali dei soggetti plusdotati e delle loro famiglie. Parallelamente, il gruppo di lavoro intende indagare i modelli di presa in carico e di supporto psicologico, sia in ambito individuale sia di gruppo, nonché analizzare i bisogni formativi di docenti e dirigenti scolastici rispetto al riconoscimento e alla gestione degli studenti gifted. Un ulteriore obiettivo riguarda l’individuazione e la valorizzazione di buone pratiche e modelli di inclusione scolastica, al fine di promuovere contesti educativi maggiormente sensibili e responsivi rispetto alle specificità di questa popolazione.
I destinatari diretti del progetto sono rappresentati principalmente dagli psicologi e, più in generale, dai professionisti dell’età evolutiva che operano nei contesti educativi e clinici. Tali figure potranno beneficiare dei risultati della ricerca, delle linee guida elaborate e degli strumenti operativi proposti, acquisendo competenze utili per una più efficace individuazione, valutazione e presa in carico dei soggetti plusdotati, con particolare attenzione agli aspetti cognitivi, emotivi e relazionali. I destinatari indiretti includono invece i bambini e gli adolescenti gifted, le loro famiglie e l’intero contesto scolastico e comunitario, che potranno trarre beneficio dall’implementazione di interventi più inclusivi e mirati alla promozione del benessere e dello sviluppo del potenziale individuale.
Il progetto si caratterizza per un approccio psicologico integrato, che considera in maniera congiunta le dimensioni cognitive ed emotive dello sviluppo e il ruolo del contesto educativo e relazionale. In questa prospettiva, viene promossa la costruzione di reti collaborative tra psicologi, istituzioni scolastiche ed enti territoriali, favorendo lo scambio di conoscenze, esperienze e strategie di intervento efficaci.
In termini di esiti attesi, il progetto mira a rispondere ai bisogni formativi e operativi dei professionisti attraverso un incremento delle competenze specifiche nell’ambito della plusdotazione, promosso mediante attività strutturate quali seminari, workshop e momenti di confronto e supervisione. Si prevede, inoltre, un miglioramento della capacità di individuazione e presa in carico dei soggetti gifted, una maggiore diffusione di pratiche educative inclusive e una più ampia integrazione tra i diversi attori coinvolti nei contesti scolastici e territoriali.
Conclusioni
Alla luce delle più recenti prospettive neuroscientifiche e degli attuali modelli teorici della complessità applicati allo sviluppo umano, emerge con sempre maggiore evidenza come i processi evolutivi non possano essere interpretati attraverso categorie lineari o esclusivamente prestazionali, ma richiedano una lettura integrata delle interazioni tra dimensioni cognitive, emotive, relazionali e contestuali. In tale cornice, la plusdotazione si configura come un fenomeno multidimensionale che necessita di essere ulteriormente esplorato sia sul piano teorico sia sul piano applicativo, in particolare nei contesti clinici ed educativi.
Nonostante l’interesse crescente della letteratura internazionale, nel contesto siciliano il tema della giftedness risulta ancora parzialmente sviluppato e non pienamente integrato nei sistemi di riconoscimento e presa in carico. Tale condizione evidenzia la necessità di promuovere percorsi di approfondimento scientifico, formazione specialistica e costruzione di reti interdisciplinari capaci di rispondere in modo adeguato ai bisogni emergenti di questa popolazione.
Essere plusdotati non significa avere una “marcia in più” su una strada dritta, ma avere un motore potentissimo su un telaio leggero: serve un pilota consapevole e una strada (l’ambiente) che ne regga la potenza.
Bibliografia
Alfarano, L., & Mormando, F. (2014). I bambini plusdotati. Franco Angeli.
Brofenbrenner, U. (1986). Ecologia dello sviluppo umano, Il Mulino.
CNOP – Consiglio Nazionale Ordine degli Psicologi (2023). Linee guida per la valutazione della plusdotazione cognitiva in età evolutiva. Roma. (Disponibile su: www.psy.it).
Di Renzo, M. (2014). I bambini plusdotati: una risorsa, non un problema, (Intervento/Pubblicazione legata alle ricerche dell’Istituto di Ortofonologia – IdO).
Gagné, F. (2004). Transforming gifts into talents: The DMGT as a developmental theory. High Ability Studies, 15(2), 119-147.
Gardner, H. (2022). Formae Mentis. Saggio sulla pluralità dell’intelligenza, Feltrinelli.
Heller, K. A. (2004). Identification of gifted and talented students. Psychology Science, 46(3), 302-323.
Lucangeli, D. (2020). Talenti da valorizzare, Giunti Scuola.
Renzulli, J. S. (1978). What Makes Giftedness? Reexamining a Definition. Phi Delta Kappan, 60(3), 180-184.
Renzulli, J. S. (2011). I tre anelli della plusdotazione: Un modello per lo sviluppo del talento. Edizioni Erickson.
Sartori L, Cinque M. (2019). Gifted. Conoscere e valorizzare i giovani plusdotati e di talento dentro e fuori la scuola, Edizioni MaGi.